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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 891
RAGUSA - 03/03/2016
Cronache - Le accuse della presunta assassina del suo stesso figlio non trovano nessun fondamento

Andrea Stival: "Non ho ucciso Loris"

Sentita dal magistrato anche la compagna dell’indagato come persona informata dei fatti Foto Corrierediragusa.it

Nessuna sorpresa o colpo di scena sono saltati fuori dalle quasi sei ore di interrogatorio di Andrea Stival in procura dinanzi al sostituto procuratore Marco Rota e alla presenza del suo difensore di fiducia Francesco Biazzo. L’indagato ha manifestato tutto il suo sbigottimento per le accuse pesantissime lanciategli dalla nuora, che non si sa spiegare. L’uomo si era costituito parte civile nel procedimento a carico della presunta assassina che forse di sarebbe voluta vendicare della circostanza, ma non ci sono certezza in merito. Come ampiamente anticipato proprio dal legale, il suo assistito ha rigettato in toto le infamanti accuse rivoltegli dalla nuora Veronica Panarello secondo cui sarebbero stati amanti, facendo sesso sotto gli occhi del bimbo che minacciò di rivelare tutto al padre e inducendo quindi il nonno a tappargli la bocca per sempre, strangolandolo. Accuse agghiaccianti alle quali Andrea Stival si è detto assolutamente estraneo. Il nonno di Loris ha quindi confermato in maniera categorica di non aver ucciso suo nipote, di non aver mai intrattenuto rapporti sessuali con la nuora e di non frequentare quella casa più di tanto, o meglio, entro i canoni della normale frequentazione che può intercorrere tra suocero, nuora e nipoti.

L’uomo ha ribadito di avere da tempo un felice e solido rapporto con la compagna Andreina Fiorilla, e di non aver mai sentito il bisogno di cercare altre donne, meno che mai la nuora. Proprio la sua compagna fornì a suo tempo un alibi di ferro al nonno di Loris, sostenendo che quella famosa mattina del 29 novembre 2014, giorno dell’omicidio del bambino, i due trascorsero tutta la mattinata assieme, come confermato anche da una testimone e vicina di casa della coppia. E l’uomo ha ripercorso minuto per minuto dinanzi al magistrato tutte le attività svolte quella fatidica mattina, mentre Loris veniva ammazzato. La versione di Stival è peraltro avvalorata anche dalle telecamere di sicurezza di Santa Croce, che non inquadrano mai l’uomo nei pressi della casa della Panarello o del canalone di contrada Vecchio Mulino dove la donna gettò il corpicino.

Secondo quest’ultima invece l’uomo era con lei in auto, sdraiato sul sedile posteriore della «Polo», dopo aver ucciso in casa il nipote, strangolandolo con un cavetto usb, peraltro mai trovato così come le famose fascette di plastica stringi cavo, che, per gli inquirenti, restano la sola arma del delitto commesso dalla stessa Panarello. Stival ha poi fatto chiarezza su quei famosi 80 euro contenuti in una busta fatta recapitare in carcere alla Panarello, sostenendo che si trattava di una modesta somma per venire incontro alle normali esigenze di una detenuta, dal cibo al vestiario, raccolta assieme a Francesco Panarello, padre della presunta assassina di Loris. La donna aveva invece sostenuto che quei soldi erano un chiaro messaggio a tacere la verità, una sorta di «incentivo».

Andrea Stival ha poi riferito del normale rapporto in essere con i nipoti, mentre quello con il figlio è stato meno assiduo per la lontananza di quest’ultimo da casa, dettata dai continui spostamenti per lavoro, visto che faceva il camionista. L’uomo è stato sentito in qualità di indagato per concorso in omicidio volontario ed occultamento di cadavere, dopo le accuse lanciategli dalla Panarello, che, peraltro, è stata querelata da Stival per calunnia. Poi il magistrato ha sentito per un paio d’ore anche la compagna di Stival, in qualità di persona informata dei fatti. La donna, ora come allora, ha ripetuto quanto già detto a suo tempo su quella mattinata, confermando di averla trascorsa con il compagno Andrea Stival, col quale si recò tra le altre cose da «Vanity house», l’emporio che dista pochi metri dalla casa della Panarello dove Loris sarebbe stato ucciso. Proprio mentre era in negozio, Andreina Fiorilla ricevette la telefonata di un’amica che le chiedeva notizie del padre ammalato, suscitando commozione nella donna mentre parlava delle precarie condizioni di salute del papà. Da qui la famosa richiesta di un bicchiere d’acqua al titolare del negozio.

Insomma, le ultime versioni della Panarello continuano a reggere poco. Intanto i periti hanno chiesto ulteriori 40 giorni di tempo per completare la perizia che stabilirà se la presunta assassina del suo stesso figlio sia pazza o no.