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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 703
RAGUSA - 19/02/2016
Cronache - Gli sviluppi delle indagini dopo le accuse della presunta assassina

Interrogatorio in carcere a Catania per la Panarello, poi toccherà al suocero

L’uomo respinge tutto e ostenta serenità, bollando le accuse della nuora come "Fango e menzogne" Foto Corrierediragusa.it

Sarà interrogata oggi dal magistrato nella sezione femminile del carcere di piazza Lanza a Catania Veronica Panarello, presunta assassina del figlio Loris che ha a sua volta accusato in correità dell’orrendo delitto il suocero Andrea Stival (foto), sostenendo che fossero amanti e che quest’ultimo abbia strangolato con le sue mani il piccolo perchè aveva scoperto la loro presunta tresca, minacciando di rivelare tutto al papà Davide. Proprio su queste pesantissime dichiarazioni rese ad uno dei periti del pool chiamato a stabilire se sia pazza o no, la Panarello dovrà rispondere alle numerose domande che le porrà il magistrato. Le sue accuse hanno difatti indotto la procura iblea, come atto dovuto, ad iscrivere nel registro degli indagati il nonno 53enne di Loris con le accuse di omicidio ed occultamento di cadavere. Da parte sua Andrea Loris respinge tutto e ostenta serenità, bollando le accuse della nuora come «Fango e menzogne che hanno ucciso Loris 2 volte». Stival, assistito dal difensore di fiducia Francesco Biazzo, sarà a sua volta sentito dagli inquirenti nelle prossime ore, stavolta in veste di indagato. L’uomo ha un alibi di ferro offerto dalla compagna: entrambi quella mattina erano difatti insieme.

Nessuna delle 40 telecamere del «grande fratello» di Santa Croce ha mai inquadrato l’uomo nei pressi dei luoghi interessati dal delitto. Quella fatidica mattina Stival e la compagna si recarono nel negozio «Vanity house», nei pressi della casa dove sarebbe stato ucciso il piccolo, per fare compere. In quella circostanza, che Andrea Stival avrebbe taciuto agli investigatori per mera dimenticanza, la sua compagna ebbe un mancamento per via, a quanto pare, della telefonata di un’amica che chiedeva notizie del padre malato e per il quale la donna era in pena. In quel frangente fu chiesto un bicchiere d’acqua da Andrea Stival al titolare del negozio per far riavere la donna.

Nei vari salotti televisivi sulla vicenda fu in passato fatto riferimento a questo episodio, pur tuttavia senza che nessuno avesse mai chiarito i motivi del malore della compagna di Stival, circostanza ora svelata proprio da quest’ultimo in una delle sue ultime interviste rilasciate dopo il bailamme scatenato dalle rivelazioni shock di Veronica Panarello su una loro presunta relazione extraconiugale con contestuale omicidio del nipote, «colpevole» di aver scoperto tutto per caso. Stival ha sempre negato si essere salito in macchina con Veronica quella famosa mattina, anche se in una trasmissione televisiva si parlò di una ipotetica sagoma di persona adulta che si intravedeva dai frame dei filmati delle telecamere, oltre a quella di Veronica alla guida.

E proprio quest’ultima, nelle sue sconcertanti dichiarazioni, aveva detto che il suocero era salito sulla «Polo» con lei, sdraiandosi poi sul sedile posteriore per non farsi vedere da nessuno. Tutto ruoterebbe quindi attorno ai momenti immediatamente precedenti e successivi all’omicidio del bambino, quando poi la stessa presunta assassina ammise di aver caricato il corpicino in auto per gettarlo in fondo al canalone di contrada Vecchio Mulino. Tutto questo dopo aver trovato il bimbo moribondo, semi soffocato dalle fascette stringi cavo con le quali stava giocando in casa. Nell’ultima versione, invece, la donna ha ancora una volta cambiato le carte in tavole, chiamando in correità il suocero e accusandolo di aver strangolato il bambino, costringendola a legargli le mani con le famose fascette, prima di liberarsi del corpo. Dichiarazioni tanto gravi quanto contraddittorie.

Il magistrato sarà dunque chiamato a sciogliere questi enigmi, mettendo a confronto le dichiarazioni della Panarello e di Andrea Stival, alla ricerca di parallelismi, analogie e contraddizioni, mentre gli inquirenti stanno in questi giorni nuovamente visionando tutti i filmati per capire se sia loro sfuggito effettivamente qualcosa. Due dunque gli scenari possibili: un supplemento d’indagine per dare corpo alla pista suggerita da una donna comunque non del tutto in sé, oppure una seconda indagine parallela e sottotraccia rispetto al troncone principale secondo cui Veronica Panarello resta l’unica responsabile della morte del figlio. La drammatica e paradossale telenovela nera, dunque, continua.

INDAGATO ANDREA STIVAL COME ATTO DOVUTO
Ormai questa storia drammatica che ruota attorno all’orrendo omicidio di un bimbo di 10 anni sembra uno stucchevole gioco di specchi. L’ultima eclatante novità è data difatti dall’iscrizione nel registro degli indagati del delitto del piccolo Loris di suo nonno Andrea Stival, il 53enne dipendente Ance in mobilità. L’uomo è accusato di omicidio volontario ed occultamento di cadavere in concorso con Veronica Panarello, che, se voleva inguaiare il suocero con le sue recenti dichiarazioni in cui lo ha dipinto come suo amante e assassino del figlio, c’è riuscita in pieno. La procura iblea, che in un primo momento aveva lasciato intendere di procedere con la Panarello come unica indagata, a sorpresa ha ora indagato pure Andrea Stival, «come atto dovuto» si affrettano a precisare dagli ambienti giudiziari. E meno male che l’avvocato Francesco Biazzo, difensore di fiducia di Stival, aveva escluso categoricamente questa eventualità. Evidentemente le confidenze fatte dalla Panarello ai periti incaricati di stabilire se sia pazza o meno, hanno alla fine rivestito un elemento fondamentale nell’iscrizione del suocero nel registro degli indagati. La donna, almeno fino ad ora unica presunta colpevole dell’assassinio del figlio, aveva rivelato che lei e il suocero erano amanti, e che quest’ultimo avrebbe strangolato in uno scatto d’ira il nipote che li aveva sorpresi insieme, minacciando di rivelare tutto al padre Davide. L’uomo, stando sempre alle dichiarazioni della Panarello fatte ai periti, avrebbe pure costretto la donna ad immobilizzare il figlio con le famose fascette di plastica stringi cavo da elettricista. Poi la mamma ha scaricato il corpo del figlio nel canalone di contrada Vecchio Mulino, per poi recarsi al corso di cucina a Donnafugata, come se niente fosse. Andrea Stival ha sempre respinto con forza e con stizza le rivelazioni della Panarello, dando mandato al suo legale di querelarla per calunnia.

Ma ora si trova pure lui indagato nella vicenda con le terribili accuse di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. In effetti Andrea Stival non è nuovo ad intemperanze, come quando circa un anno fa inveì contro i giornalisti per strada, urlandogli contro di andare via. Ma in quel frangente la reazione, sebbene spropositata, era stata giustificata con il nervosismo che caratterizzava un po’ tutti. Come accennato, Andrea Stival è stato ora indagato come atto dovuto da parte della procura di Ragusa per il regolare svolgimento delle indagini, alla luce delle recenti e clamorose rivelazioni fatte dalla presunta assassina. L’avvocato Biazzo ha dichiarato che finora non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale dalla procura, ribadendo l’innocenza del suo assistito.

L´ALIBI DI ANDREA STIVAL FORNITO DALLA COMPAGNA
Un alibi di ferro era stato fornito ad Andrea Stival dalla stessa compagna, la quale aveva dichiarato agli inquirenti che quella fatidica giornata del 29 novembre 2014 erano sempre stati assieme. Nessuna incongruenza era stata accertata dagli inquirenti nelle testimonianze di Andrea Stival e della compagna. Entrambi si erano detti increduli ed indignati dalle accuse della Panarello, bollandola come «bugiarda e folle». Andrea Stival aveva dichiarato: «Con queste calunnie ha ucciso mio nipote per la seconda volta». Ora Andrea Stival sarà interrogato dagli inquirenti, stavolta in qualità di indagato. Chissà come starà prendendo tutto questa Davide Stival, un padre affettuoso ed un marito amorevole, sebbene spesso via di casa per il suo lavoro di camionista. All’uomo, al quale è stato affidato l’altro figlio piccolo di 4 anni, in questa girandola di dichiarazioni, smentite ed eventi imprevedibili sarà un’altra volta crollato il mondo addosso. Purtroppo il «gioco di specchi» è destinato a continuare almeno fino al prossimo colpo di scena.

LA CRONISTORIA DELLA VICENDA DAL 29 NOVEMBRE 2014 AD OGGI

Erano da poco scoccate le 13 di quel maledetto 29 novembre 2014 quando fu lanciato ufficialmente dalle forze dell’ordine l’appello per le ricerche dello scomparso Loris, che la madre sapeva a scuola ma dove invece non vi arrivò mai. Alle 16.50 le ricerche terminarono con la macabra scoperta del corpo senza vita in fondo al canalone vicino al mulino vecchio da parte del «cacciatore» Orazio Fidone, nel frattempo uscito dall’inchiesta. In serata fu per la prima volta ascoltata in questura la madre 26enne Veronica Panarello.

All’alba di domenica 30 arrivò da Roma, dove si trovava per lavoro, il marito di Veronica, l’autotrasportatore 30enne Davide Stival. I primi accertamenti dall’autopsia sul corpo di Loris rivelarono la morte per asfissia da strangolamento.

Mercoledì 3 dicembre saltarono fuori le prime immagini delle telecamere di sicurezza che evidenziarono le incongruenze delle deposizioni di Veronica. Il «cacciatore» rese noto il suo alibi per quel sabato mattina: era al mercatino di Vittoria con la moglie insegnante.

Sabato 6 dicembre spuntarono le altre immagini delle telecamere di sicurezza della stazione di servizio e di una ditta privata che collocarono la mattina di una settimana prima la «Polo» di Veronica a circa un chilometro dal punto esatto in cui il figlio giaceva senza vita. Lunedì 8 dicembre, giorno dell´Immacolata, gli ultimi eventi che portarono in procura Veronica Panarello dalla quale uscì in stato di fermo al termine di 6 ore di interrogatorio con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Una settimana dopo il gip convalidò il fermo.

Lo scorso gennaio la donna rivelò di aver scaricato il corpo senza vita del figlio nel canalone del vecchio mulino, assalita dal panico di non essere creduta da nessuno dopo averlo trovato moribondo a casa. Il bimbo, stando alla versione della donna, si sarebbe strangolato giocando con le fascette di plastica.

Pochi giorni fa altra versione della presunta assassina che ha chiamato il suocero in correità, accusandolo di aver ucciso Loris perchè il piccolo aveva scoperto che nonno e mamma erano amanti.

Ora l’iscrizione di Andrea Stival nel registro degli indagati come atto dovuto nell’inchiesta.