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Giovedì 30 Giugno 2016 - Aggiornato alle 0:00 - Lettori online 248
RAGUSA - 06/01/2016
Cronache - Un drammatico episodio di un anno fa che torna di stretta attualità

Bimba muore, madre viva per miracolo

L’azione legale appare inevitabile Foto Corrierediragusa.it

Anche a Ragusa una donna in stato di gravidanza ha rischiato lo scorso anno di morire a causa di un presunto caso di malasanità: pochi giorni dopo il parto all’ospedale del capoluogo ibleo è comunque morta la neonata per le gravi malformazioni fisiche con le quali era venuta alla luce. Un dolore insopportabile per i giovani genitori. «Possibile che i medici che mi hanno seguito durante la gravidanza non si siano accorti di nulla, nonostante tutti gli esami a cui mi hanno sottoposto? E’ accettabile che solo alla nascita abbiamo scoperto che la nostra piccola Nicole aveva malformazioni incompatibili con la vita? La mia bambina è volata in cielo pochi giorni dopo essere venuta al mondo». Straziano il cuore le parole della 32enne comisana Maria Grazia Di Martino e del suo compagno Salvatore Di Cara, di 35 anni. La coppia, attraverso la consulente Elisa Sette, si è rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali a tutela dei diritti dei cittadini, per fare piena luce sulla vicenda, che risale a un anno fa, e avere giustizia. Il caso riemerge con forza anche alla luce degli episodi degli ultimi giorni, con ben cinque mamme morte di parto con i loro bimbi in Italia: una sorte che solo per miracolo non è toccata anche alla signora Di Martino. Eppure la donna, subito dopo la scoperta di essere incinta, nel gennaio 2014 decise di farsi seguire da uno specialista di fama.

La sua gravidanza, difatti, si annunciava difficile, sia per la pressione alta di cui soffre la donna, sia per una mutazione eterozigote da cui è affetta. Il medico ginecologo però la tranquillizzò, prescrivendole dei farmaci. Dopo due ecografie che non determinarono con esattezza lo stato di salute del feto, a giugno e luglio 2014 la donna si sottopose ad un ecocardio fetale a causa della posizione sfavorevole del feto e per lo spessore del pannicolo adiposo: anche questi esami, tuttavia, lasciarono qualche dubbio. Il ginecologo di fiducia continuò a rassicurare la donna. Poi ad agosto, a causa di un innalzamento dei valori pressori della paziente, i medici decisero di effettuare il parto cesareo d´urgenza, anche se la gravidanza era ancora lungi dall´essere giunta al termine.

L´intervento si rivelò delicato e ad alto rischio sia per la bambina che per la mamma, che, solo in seguito, apprese di essere stata salvata per ben due volte da arresto cardiocircolatorio. Nonostante le complicazioni, Maria Grazia Di Martino riuscì a dare alla luce la piccola Nicole, ma presto quello che doveva essere il giorno più bello della loro vita si trasformò in un incubo. Si apprese difatti che la piccola, nata prematura, presentava delle gravissime malformazioni. Si scoprì ben presto che Nicole era affetta dalla Trisomia 13,un´anomalia cromosomica causata dalla presenza di un cromosoma 13 in sovrannumero e caratterizzata da malformazioni cerebrali e facciali, anomalie oculari e altre patologie che portarono alla morte della piccola il 19 agosto 2014, otto giorni dopo il parto.

La consulenza tecnica di parte sulla gravidanza effettuata dal dottor Antonio Luciano, specialista in ostetricia e ginecologia all’università degli studi di Palermo, ipotizzò un caso di malasanità, dal momento che la patologia malformativa in questione, si legge nella perizia, «E’ perfettamente diagnosticabile anche mediante indagini ecografiche. Pertanto – si continua a leggere – nella valutazione dell´operato del ginecologo che seguì la gravidanza e dei sanitari che effettuarono le ecografie morfologiche, si configura un´erronea condotta professionale improntata alla negligenza per la mancata esecuzione del test di screening del primo trimestre e per aver omesso o mal valutato lo studio morfologico del feto.

In pratica – conclude la perizia – la signora Di Martino non è mai venuta a conoscenza del grave quadro clinico da cui era affetto il feto se non alla nascita». Finora, alle richieste di risolvere in via stragiudiziale la vicenda, i legali di fiducia del ginecologo hanno sempre risposto picche, negando ogni responsabilità da parte del loro assistito. «A questo punto – dichiara Ermes Trovò, amministratore unico di Studio 3A – l’azione legale appare inevitabile e anche se per la famiglia di Nicole sarà un altro calvario, noi abbiamo il dovere di andare fino in fondo a questa drammatica vicenda».