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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 796
RAGUSA - 03/12/2015
Cronache - Veronica Panarello ci sta con la testa oppure no? Saranno i periti ad accertarlo

La Panarello rischia l´ergastolo: solo la perizia psichiatrica potrebbe "salvarla"

La mossa della difesa era l’unica possibile nel tentativo di far scampare l’ergastolo alla donna Foto Corrierediragusa.it

Alla fine quanto previsto dal «copione» arricchito negli scorsi giorni pure dalle evitabilissime immagini dei sopralluoghi di Veronica Panarello nei luoghi del dolore in stile «Csi scena del crimine» si è concretizzato: la presunta assassina di Loris, che ha altresì ammesso di essersi sbarazzata del corpo del figlio moribondo gettandolo nel famoso canalone del mulino vecchio, sarà sottoposta a rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica. Lo ha deciso il gup del tribunale di Ragusa Andrea Reale, accogliendo la richiesta del legale della donna, l´avvocato Francesco Villardita, che, a questo punto, mira solo a far ottenere alla sua assistita il massimo sconto di pena possibile e, possibilmente, farle evitare l’ergastolo, che rischia seriamente. Una eventualità di cui pure la donna sembrerebbe essere consapevole, vista la «coincidenza» con la quale, appena pochi giorni prima dell’udienza preliminare, aveva cominciato a ricordare in maniera a dir poco stupefacente anche i dettagli più insignificanti di quel maledetto 29 novembre di un anno fa: dalla radio accesa mentre faceva il bucato alla porta socchiusa della stanza del bimbo morto, passando per le pulizie di casa ed altre amenità varie.

QUEI RICORDI "RIMOSSI" E "RIAFFIORATI" DOPO QUASI UN ANNO
Però, in un anno, la donna aveva «rimosso» il tutt’altro che trascurabile dettaglio di aver trovato il figlio in fin di vita, «Strozzatosi da solo con una fascetta di plastica stringi cavo che avevo tagliato via con la forbice», aveva dichiarato la donna qualche giorno prima, facendo balzare di forza la tremenda vicenda al top delle cronache nazionali, in quei giorni dominate dagli attentati terroristici mortali di Parigi. Ma quelle fascette tagliate che fine fecero? La stessa dello zainetto del bimbo, si suppone. Quello stesso zaino che ci si era incaponiti a cercare ancora oggi, a distanza di un anno. Sempre dopo il sopralluogo della donna fedelmente documentato dalle telecamere (non sappiamo con certezza di chi) sul modello «real time». Ora, come accennato, l’avvocato ha tirato fuori dalla manica l’unico asso che gli restava: la richiesta di rito abbreviato condizionato a quella perizia psichiatrica che dovrebbe dimostrare che la donna è, o è stata, incapace di intendere e di volere.

LA PROCURA CONTESTA ALLA PANARELLO PURE LA PREMEDITAZIONE
Dovrebbe, per l’appunto, ma di questa circostanza non è per niente convinta la procura, che, oltre alle agghiaccianti accuse di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà, e occultamento di cadavere, quest’ultimo reato ammesso dalla Panarello che si proclama ancora innocente, ha ora contestato pure la premeditazione. In sostanza, per la pubblica accusa, la donna avrebbe organizzato nei minimi dettagli l’omicidio del figlio. E magari, nel caso si dimostrasse al di là di ogni ragionevole dubbio che è davvero lei l’assassina, l’avrebbe pure fatta franca, se non fosse stato per le famigerate telecamere di sorveglianza del «grande fratello» di Santa Croce che ha documentato tutti gli spostamenti della donna sulla sua Polo nera, la stessa in effetti utilizzata per trasportare il figlio moribondo fino al canalone, in aperta campagna, e abbandonarlo in balia delle bestie e degli agenti atmosferici, non fosse stato per il tempestivo ritrovamento del cadavere poche ore dopo da parte del «cacciatore» Orazio Fidone.

LE FASI SALIENTI DELL´UDIENZA PRELIMINARE
Tornando all’udienza in tribunale, il primo ad arrivare in aula alle 8.45 è il marito della presunta assassina Davide Stival, che già nella scorsa udienza si era costituito parte civile contro la moglie. Quest’ultima arriva un quarto d’ora dopo sotto scorta. Poi il penalista avanza la richiesta di perizia psichiatrica che il gup rigetta dopo una breve camera di consiglio. Il legale ci riprova presentando la richiesta di rito abbreviato condizionato alla famosa perizia psichiatrica. Stavolta il gup accoglie la richiesta, ma rigetta l’acquisizione della testimonianza della titolare della drogheria dove il bambino comprava il panino.

QUELLE "ANOMALIE COMPORTAMENTALI" DELLA PANARELLO
L’avvocato Villardita ha motivato la richiesta di perizia per le «Anomalie comportamentali» della sua assistita nell’occultamento del cadavere del figlio Loris. La donna, secondo la sua ultima ricostruzione, avrebbe trovato il piccolo a casa morto durante un gioco con le fascette di plastica con le quali si sarebbe strangolato e in preda al panico avrebbe gettato il corpo in fondo al canalone dopo esserselo caricato in spalla e depositarlo nel bagagliaio dell’auto al termine del tragitto di tre piani di scale dall’appartamento al garage. Il penalista ha avanzato la richiesta di perizia in base all’articolo 422 del codice di procedura penale che prevede che si svolga durante l’udienza preliminare o in subordine con un incidente probatorio. Il difensore di Veronica Panarello ha anche depositato un´ulteriore perizia medico legale sulla morte del piccolo. La Procura ha quindi chiesto, con il parere favorevole della difesa, che in ogni caso vengano congelati i termini di carcerazione. La donna resta dunque rinchiusa nel carcere di Agrigento.

I COMMENTI A CALDO DI VILLARDITA: "LA MIA ASSISTITA E´ TRANQUILLA"
«Veronica Panarello è tranquilla, la scelta del rito abbreviato condizionato è stata fatta con lei ed è stata pienamente condivisa»: lo ha ribadito il suo avvocato dopo la decisione del gup di concedere il rito alternativo. La prossima udienza è stata fissata al 14 dicembre per il conferimento dell´incarico ai periti medico-legali. L´udienza sarà dunque rinviata con i tempi fissati dal giudice per la consegna della relazione psichiatrica e poi subito aggiornata.

STAVOLTA MENO "SCUMAZZA"
Un contesto più sobrio e senza quello spiegamento di forze di polizia degno di un processo di mafia con pericolosi delinquenti ammazzasette. Così la mattinata al tribunale di via Natalelli, dove anche le "passerelle" sono state ridimensionate. Succede quando un parlamentare denuncia il "caso" in parlamento. Di recente difatti una interrogazione parlamentare in tal senso era stata indirizzata al ministro dell´Interno Angelino Alfano e al ministro della Giustizia Andrea Orlando. L´iniziativa era stata assunta dal deputato nazionale di Forza Italia Basilio Catanoso. Nell´ atto ispettivo a risposta scritta Catanoso chiedeva, tra l´ altro, «quanti uomini delle forze dell´ ordine siano stati impiegati complessivamente presso il tribunale di Ragusa e le vie limitrofe nei giorni 19 e 20 novembre; quale sia il costo complessivo di tale operazione; quali siano le specifiche ragioni che hanno reso necessario tale impiego, assolutamente spropositato a parere dell´ interrogante, a maggior ragione in un momento come l´ attuale che richiede la massima attenzione e tutela degli obiettivi sensibili, rispetto alla vicenda che riguarda una madre sventurata coinvolta o attrice in una tragica vicenda». In attesa dunque che questa branca della vicenda faccia registrare sviluppi la "smania di protagonismo" di qualcuno pare abbia registrato una brusca battuta d´arresto a discapito della "scumazza", ovvero, in dialetto siculo, dell´arte di sapersi mettere in mostra. E tutti siamo un po´ più sollevati.

DELITTO LORIS: IL RICORDO UN ANNO DOPO
Un incubo lungo 365 giorni esatti e di cui domenica si è celebrato il doloroso anniversario in una cittadina, quella di Santa Croce Camerina, che mai avrebbe immaginato di diventare proscenio di un simile orrore. L’omicidio di Loris, commesso quel fatidico 29 novembre di un anno fa, ha per sempre cambiato le circa 12 mila anime del paese ibleo. Nessuno dimenticherà mai, e tutti domenica hanno voluto omaggiare la memoria di quel bambino di 10 anni morto strangolato. La mano assassina soffocò anche la sua voglia di vivere, la sua spensieratezza, la sua passione per le arti marziali, testimoniata da quella foto tristemente famosa in cui Loris sfoggiava, con fierezza, il kimono tipico di quella disciplina e che lo faceva sentire un po’ più grande, candido come lo era la sua anima. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che pochi giorni dopo lo scatto di quella foto, qualcuno avrebbe strappato alla vita quel bambino sorridente. La presunta assassina, ovvero la madre 27enne Veronica Panarello, pur avendo ammesso in questi ultimi giorni di essersi allora sbarazzata del corpicino scaraventandolo in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio, in aperta campagna, dopo aver tentato invano di rianimare in casa il bambino moribondo che, stando alla sua ultima versione, si sarebbe stretto da solo la fascetta di plastica mortale al collo, non ha voluto far mancare il suo messaggio d’amore a quel figlio che l’accusano di aver ammazzato.

Un delitto orrendo e ancora senza movente che la donna rinnega, ostentando la sua innocenza. E nell’ottica di tale convincimento, la Panarello ha fatto affiggere ieri un manifestino nel luogo in cui abbandonò il corpo del figlio morto, con su scritto: «Cucciolo di mamma, la tua mancanza si fa ogni giorno più atroce, non vivo più da quel maledetto 29 novembre. La mia vita ha finito di esistere per sempre. Prego la Madonna, lei che è la nostra mamma, la mamma di tutti, di darmi la forza di andare avanti in questo mio calvario e prego soprattutto per te, amore mio, di essere sempre vicino a me, al tuo fratellino e al tuo papà». Un messaggio inopportuno? Non sta a noi giudicare.

Loris è stato ricordato anche a scuola, dai suoi compagnetti, al riparo dagli occhi indiscreti e invadenti delle telecamere. E proprio all’istituto comprensivo «Psaumide di Camarina» è stata apposta una targa: «Il vivo ricordo, se non cancella il dolore, ci consente di pensarti né spento né lontano, ma vicino a noi, al sicuro nei nostri cuori dove continui a giocare e a sorridere. Per sempre». E poi la messa in quella stessa chiesa dove furono celebrati i funerali di Loris. C’erano il papà Davide, i parenti, e buona parte del paese. Un coro polifonico composto da bambini e genitori ha intonato il canto scritto e musicato dalla dirigente scolastica Giovanna Campo in memoria di Loris. Don Flavio, il vice parroco, ha ribadito che «Loris è in cielo e noi lo vogliamo ricordare così: in paradiso, dove c’è pace e gioia».