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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1082
RAGUSA - 20/11/2015
Cronache - Udienza preliminare rinviata al 3 dicembre

Veronica al marito: "Facciamo un viaggio insieme"?

E’ verosimile che la difesa chieda un rito alternativo subordinato alla perizia psichiatrica Foto Corrierediragusa.it

I loro sguardi si sono incrociati in aula ma il gelo era evidente: tra Davide Stival e Veronica Panarello (nella foto durante l´ultimo colloquio in carcere), presunta assassina del loro figlio Loris, sembra davvero finita. E pensare che appena pochi giorni fa la stessa Panarello aveva buttato lì al marito una proposta shock: "Ci facciamo un viaggio insieme"? L´inopportuna domanda era stata posta dalla stessa presunta assassina di Loris al marito Davide Stival, nonostante il dramma, nell´ultimo colloquio nel carcere di Agrigento. E´ stato lo stesso Stival a rievocare la circostanza contenuta in una deposizione fatta 4 giorni fa e depositata agli atti dell´inchiesta a carico della donna. Nei giorni successivi, Veronica Panarello aveva posto un altro quesito sorprendente al marito: "E se ci bloccano il conto corrente?". Davide Stival, pur restando di sasso, aveva giustificato l´anomalo comportamento con il drammatico momento. Dopo le successive e parziali ammissioni della moglie, però, il rapporto tra i due sembra essersi definitivamente spezzato.

Soprattutto alla luce dell´agghiacciante tenore delle dichiarazioni di lei, che ha confessato di aver buttato il bambino moribondo nel canalone, dopo aver tentato invano di rianimarlo dal soffocamento causato dallo stesso Loris (stando al racconto della donna) che si era stretto la fascetta di plastica stringi cavo a strozzo al collo. La costituzione di parte civile di Davide Stival e dei nonni paterni di Loris nel processo per omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere a carico di Veronica Panarello sembra sancire la fine definitiva di un rapporto coniugale già irrimediabilmente rovinato dalla tragedia. Ma non è finita qui. Ieri non si è avuta la tanto attesa decisione del gup Andrea Reale sul rinvio a giudizio della presunta assassina richiesto dalla procura. Il magistrato ha difatti rinviato l’udienza preliminare al 3 dicembre prossimo in accoglimento della richiesta della difesa della Panarello.

«Abbiamo chiesto dei termini a difesa per avere la possibilità di esaminare insieme ai nostri consulenti i nuovi atti depositati il 18 e il 19 novembre scorsi dalla procura – ha affermato l’avvocato Francesco Villardita – perché dobbiamo vedere ed esaminare tutti i documenti, e alla nostra richiesta c´è stato il parere favorevole della Procura». La procura ha difatti depositato un’integrazione della consulenza medico-legale, nuove perizie sull’allineamento delle telecamere e altri verbali tecnici definiti «atti integrativi delle indagini» relativi ai sopralluoghi e agli ultimi sviluppi dei giorni 17, 18 e 19 novembre scorsi. Nel dettaglio l’integrazione della consulenza medico-legale depositata al gup riguarda le fascette ai polsi del corpo di Loris. Erano ben distinti dei "segni di compressione" da fascetta su "entrambi i polsi", ma non nella parte interna, come se fossero stati legati con le mani giunte ed è "verosimile l´ipotesi che sia stata applicata successivamente", dopo lo strangolamento. E´ il sunto di quanto rileva l´integrazione della consulenza medico legale depositata nel fascicolo del gup.

Il referto contraddice le dichiarazioni della Panarello, che ha affermato, nelle sue ultime deposizioni, di avere visto che Loris aveva delle fascette ai polsi, che se le era strette da solo, assieme a degli elastici colorati, a mo´ di braccialetto. Per studiare questi nuovi atti, la difesa ha chiesto ed ottenuto i termini a difesa dal magistrato, la cui decisione non sospende però i termini di custodia cautelare e di conseguenza Veronica Panarello resta comunque in carcere. La donna appare smagrita, pallida e piuttosto provata, come aveva tenuto a precisare la difesa.

Alle 12.30 in tribunale a Ragusa era quindi già tutto finito, dopo un paio d’ore di udienza meramente tecnica e rigorosamente a porte chiuse. Un palazzo di giustizia «assediato» da media, forze dell’ordine e semplici curiosi. La Panarello e il marito sono entrati e poi usciti, sempre separatamente, dall’ingresso secondario del tribunale, ovviamente off-limits per tutti. La donna è stata quindi riportata nel carcere di Agrigento dove attenderà gli sviluppi. Non è affatto esclusa la possibile richiesta, da parte della difesa, di una perizia psichiatrica a carico della donna, anche per confutare i fondati dubbi su un probabile tentativo di depistaggio delle indagini compiuto a suo tempo dalla presunta mamma assassina.

Le recenti dichiarazioni sulle fascette legate ai polsi non collimano difatti con i segni trovati sul corpo del bambino, che, come si ricorderà, fu trovato con i pantaloni abbassati e senza slip, quasi a voler lasciar pensare ad una violenza sessuale ad opera di uno o più pedofili. La Panarello, che continua a professarsi innocente pur avendo ammesso di essersi liberata del corpo del figlio «Perchè non mi avrebbero creduta», sostiene ora la tesi dell’incidente, nel senso che il piccolo si sarebbe soffocato da solo giocando con le famose fascette in uso agli elettricisti. Proprio per analizzare meglio questi sviluppi l’avvocato di fiducia della Panarello ha chiesto ed ottenuto i termini a difesa.

Villardita non anticipa ovviamente quali saranno le sue prossime mosse processuali, ma è verosimile pensare alla richiesta di un rito alternativo, ad esempio il rito abbreviato, che consentirebbe lo sconto di un terzo della pena per la sua assistita, subordinata alla possibile perizia psichiatrica. In ogni caso cala il sipario. Per ora.