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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 998
RAGUSA - 19/11/2015
Cronache - La presunta assassina del figlio accompagnata da polizia e carabinieri

VIDEO Sopralluogo Veronica Panarello alla ricerca dello zaino di Loris

La donna apparirebbe distrutta, provata e svuotata di ogni energia
Foto CorrierediRagusa.it

La perizia psichiatrica su Veronica Panarello diventa una ipotesi sempre più tangibile alla luce della nuova versione dei fatti sull’omicidio del figlio Loris di cui è accusata. Intanto la donna ha effettuato un sopralluogo per trovare lo zainetto del bimbo (vedere video).


Le ultime dichiarazioni della Panarello  i magistrati le hanno bollate come “bizzarre”. Non si mette affatto bene per la mamma accusata di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla parentela e occultamento di cadavere. E potrebbe farsi strada anche la tesi del depistaggio da parte della stessa Panarello, alla luce della evidente contraddittorietà delle sue dichiarazioni attuali rispetto alla versione che ha sostenuto per quasi un anno. Proprio per sgomberare il campo da dubbi in tal senso potrebbe essere scelta la soluzione della perizia psichiatrica, subordinata alla possibile richiesta di un rito alternativo, ad esempio il giudizio abbreviato, che possa assicurare alla Panarello lo sconto di un terzo della pena. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio e il gup si riserverà di decidere nell’udienza preliminare fissata al tribunale di Ragusa, dopo lo slittamento di 24 ore determinato da precedenti impegni in cassazione a Roma da parte dell’avvocato di fiducia Franco Villardita. Ma perchè si pensa al depistaggio? La donna sostiene che Loris, la sera precedente a quel maledetto 29 novembre, si sarebbe stretto ai polsi le famose fascette di plastica stringi cavo in uso agli elettricisti mentre guardava la tv. E sempre per gioco, quella fatidica mattina successiva, se ne sarebbe stretta un altra al collo, con la quale si sarebbe strangolato da solo non riuscendo più a toglierla. Tutto questo dopo essere rincasato da solo pochi minuti dopo essere uscito con la madre e il fratellino per raggiungere quella scuola dove non è mai andato, mentre la Panarello aveva sempre sostenuto di avercelo portato, prima di cambiare versione pochi giorni fa. La donna, nella sua nuova deposizione, ha detto di aver trovato il bambino agonizzante.

“Era in piedi, con il busto reclinato in avanti e la mani poggiate sul petto, ho pensato che avesse difficoltà a respirare per avere ingerito qualcosa che gli era andato di traverso”. La Panarello ha fatto mettere a verbale nell’interrogatorio del 13 novembre scorso di aver tentato di soccorre il figlio “Battendogli le mani sulla schiena e cercando di mettergli una mano in bocca, ma era serrata e non riusciva ad aprirla”. Quando il bambino, violaceo in viso, si è accasciato in posizione supina, Veronica Panarello ha riferito di “Aver potuto notare che il collo era cinto da una fascetta, le stesse che aveva ai polsi e con le quali aveva giocato la sera precedente”. La donna avrebbe quindi tentato disperatamente di togliere la fascetta, di strapparla anche con le unghie, senza riuscirci. Poi ha tagliato la fascetta con la forbice arancione. “Ho poggiato la mia guancia sulla sua bocca – ha aggiunto la donna – per potere udire il suo respiro, ma non sentivo nulla”. Il primo istinto, ha sostenuto davanti ai pm la Panrello, è stato quello di chiamare aiuto con il cellulare, “Ma mi sono bloccata e ho pensato che non avrei saputo come giustificare quanto accaduto”. E così, invece di gridare o chiedere aiuto, la Panarello ha preso di peso il figlio moribondo, se lo è caricato in auto e lo ha adagiato in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio. Poi è andata al castello di Donnafugata per seguire il corso di cucina e, durante il tragitto, si è disfatta dello zainetto del figlio, gettandolo al di là del muro a secco che delimitava la strada, in un campo dove c’era pure un vecchio casolare.

Poi la “dissociazione” mentale della donna, stando a quanto da lei dichiarato, e il convincimento che si trattasse solo di un brutto sogno, con la conseguente rimozione inconscia di quei drammatici momenti, nell’ambito di uno stato semi confusionale. Sarà vero? In effetti nessuno ci crede, e la perizia psichiatrica dovrebbe servire a confutare tutto questo, unitamente al possibile tentativo di depistaggio cui si accennava prima. Depistaggio suggerito dai segni delle fascette sui polsi e sul collo della piccola vittima, che non coincidono per niente con l’ultima versione resa dalla donna. E poi quei pantaloni abbassati e privi di cintura, unitamente all’assenza degli slip, che lasciavano presagire alla terribile ipotesi della violenza sessuale da parte di uno o più pedofili. Senza contare che il bambino indossava abiti diversi rispetto a quelli con i quali era uscito pochi minuti prima con la madre e il fratellino. La Panarello ha detto che il bambino si era cambiato da solo. Ma perchè? Solo lei potrebbe sciogliere tutti questi enigmi, se si decidesse a vuotare del tutto il sacco. Invece, dopo l’ultima versione dei fatti che ha scosso tutti, diminuendo drasticamente il numero degli innocentisti, la donna apparirebbe provata, distrutta, svuotata di ogni energia, stando almeno a quanto dichiarato dall’avvocato Pia Giardinelli, che ha sostituito Villardita nell’udienza di ieri per il rinvio di 24 ore. In buona sostanza, dunque, tutto quello che aveva raccontato da subito non era frutto della fantasia della Panarello, ma ciò che ha sempre ritenuto fosse accaduto. E quando realizzò lo scorso luglio quello che era veramente successo, di fronte alla visione della verità dei fatti, la Panarello avrebbe “Patito un peso enorme di cui volevo assolutamente liberarmi”, stando alla deposizione in procura.