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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 538
RAGUSA - 17/11/2015
Cronache - La confessione in procura della presunta assassina del suo stesso figlio

Veronica ha trovato Loris morto in casa, lo ha caricato in auto e abbandonato

Colpevole o innocente, la Panarello ha comunque avuto il sangue freddo e la determinazione di mentire Foto Corrierediragusa.it

Può una mamma prendere di peso il corpo del figlio morto, caricarlo in auto e abbandonarlo, ben nascosto, in aperta campagna, correndo poi ad un corso di cucina per crearsi un alibi, come se nulla fosse, e confessare tutto questo dopo aver mentito per quasi un anno? Veronica Panarello, con la deposizione resa agli inquirenti, ha dimostrato che non solo tutto questo è possibile, ma che è già accaduto, con lei stessa parte attiva in questa macabra messinscena orchestrata con lucida freddezza, a quanto pare perché nessuno le avrebbe creduto. E aveva ragione a pensare questo, la presunta assassina del piccolo Loris, il suo stesso figlio. Ma il timore di non essere più creduta è più fondato ora rispetto ad allora, visto che colei che è accusata di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla parentela e occultamento di cadavere, si proclama ancora innocente, bollando la morte di Loris come un «incidente». La donna, nel lungo interrogatorio di ieri, ha difatti detto in procura a Ragusa di aver trovato il figlio in casa privo di vita, soffocato dalle famose fascette di plastica stringi cavo con le quali il bimbo pare stesse giocando. In pratica, stando a questa ultima versione della donna, il bambino si sarebbe stretto la fascetta al collo, strangolandosi da solo nel vano tentativo di togliersela. Tutto questo sarebbe accaduto nel lasso di tempo intercorso tra quando il bambino è rientrato da solo a casa, dopo aver fatto i capricci per non andare a scuola, e il ritorno della madre che aveva lasciato l’altro figlio piccolo alla bambinopoli. La donna ha sempre detto di aver trovato l’appartamento vuoto.

Ora invece sostiene di aver scoperto il figlio morto. La Panarello avrebbe fatto di tutto per salvare Loris, ma, non riuscendoci, se lo è caricato in macchina, la famosa «Polo» nera ripresa di fatto da tutte le telecamere di telesorveglianza pubbliche e private di Santa Croce Camerina, e lo ha abbandonato in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio. Lo stesso posto dove poche ore dopo il cadavere fu ritrovato dal «cacciatore» Orazio Fidone. Tutto questo accadde il 29 novembre di un anno fa. Ma quanti altri segreti cela Veronica? Stavolta ha davvero detto tutto? Secondo gli inquirenti (e non solo), ci sarebbe ancora tanto altro da aggiungere. Quindi incidente o omicidio? E in questa seconda ipotesi, per quale motivo?

Un colpo di scena del genere forse nessuno se lo sarebbe aspettato, anche se qualcosa di grosso lasciava comunque presagire il repentino «ripensamento» della donna, confidato in carcere al marito Davide Stival, dopo che quest’ultimo era andato a trovarla su sua esplicita e insistente richiesta. «Forse quel giorno Loris non l’ho davvero portato a scuola – aveva detto la donna al consorte – forse era tornato a casa aprendo la porta con le chiavi attaccate all’orsacchiotto dopo essere sceso dalla macchina». Poi di nuovo il vuoto.

Ma era solo una falsa amnesia, alla luce di questi sviluppi. Ecco quindi perchè la donna è stata fatta uscire ieri dal carcere, allo scopo di effettuare il sopralluogo con polizia e carabinieri nei luoghi del delitto, dove ancora si sperava di trovare il famoso zainetto che il bambino portava a spalla quella maledetta mattina e che la stessa Panarello ha confessato di aver gettato dall´auto durante il tragitto verso il castello di Donnafugata. Ma dopo un anno che cosa si doveva trovare? Neanche del corpo di Loris si sarebbe conservata traccia, se Fidone non lo avesse trovato poche ore dopo il delitto. Una storia brutta ora diventata ancora più insopportabile.

Colpevole o innocente, Veronica Panarello ha comunque avuto il sangue freddo e la determinazione di mentire per tutti questi mesi, dopo aver trovato il figlio morto in casa, averne nascosto il corpo in fondo al canalone, recarsi a quel corso di cucina al castello di Donnafugata e cominciare poi e recitare la parte della mamma disperata per il figlio scomparso da scuola. Perchè mentire così? Il «non essere creduta» appare una motivazione davvero poco plausibile. Ma in fondo, in questa drammatica vicenda che ha visto vittima un bambino con tanta gioia di vivere, di plausibile c’è sempre stato ben poco.

VERONICA PANARELLO HA SEMPRE MENTITO
Il piccolo Loris Stival sarebbe quindi morto mentre giocava con le fascette elettriche che lo hanno strangolato. E´ la versione della madre a investigatori e magistrati di Ragusa. Per Veronica Panarello (foto) accusata di aver ucciso il figlio ed essersi liberata del corpo gettandolo in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio, si sarebbe quindi trattato un "incidente" avvenuto dopo che lei era tornata a casa, dopo avere accompagnato a scuola il figlio più piccolo. Dopo avere fatto di tutto per salvare Loris, strangolatosi con una fascetta a casa, assalita dal panico la Panarello ha preso il corpo del bambino, caricandolo da sola in auto, e lo avrebbe adagiato nel canalone di Mulino Vecchio, per poi recarsi al corso di cucina al Castello di Donnafugata per crearsi un alibi. La donna ha mentito, immedesimandosi nella parte della madre distrutta dal dolore, perchè nessuno le avrebbe creduto. La donna ha ribadito di "non avere ucciso Loris" e di avere agito da sola. Un vero e proprio colpo di scena dal sapore amaro, a pochi giorni dall´udienza preliminare fissata per giovedì. Quali saranno ora le reazioni a questi sviluppi da parte delle persone coinvolte e dell´opinione pubblica? Nei prossimi giorni la vicenda non mancherà di riservare altre sorprese, anche se ne faremmo tutti quanti volentieri a meno.

PURE PER LA CASSAZIONE LA PANARELLO DEVE RESTARE IN CARCERE
Prima ancora che Veronica Panarello confessasse i suoi pesanti e oscuri segreti, la Cassazione aveva già chiaro tutto il quadro d’insieme. E proprio alla luce di tale assunto la suprema corte aveva sentenziato che la donna, accusata di aver ucciso il figlio Loris, doveva restare in carcere. Una decisione che si basa «Su una coerente analisi critica degli elementi indizianti e sulla loro coordinazione in un organico quadro con adeguata plausibilità logica e giuridica nell’attribuzione, a detti elementi, del requisito della gravità, nel senso della conducenza con elevato grado di probabilità della responsabilità dell’indagata per l’omicidio». Questa una piccola parte di quanto contenuto nelle motivazioni contenute nel verdetto articolato in 17 pagine. Veronica Panarello non va quindi scarcerata, secondo i giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte, che ieri hanno depositato la sentenza, respingendo il ricorso della Panarello.

«I magistrati del riesame di Catania – si legge – con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno correttamente convalidato la misura cautelare per i «gravi indizi di colpevolezza» a carico della donna. Tra gli elementi a carico c’erano «Gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private, il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris, la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia. Tutto questo benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare per seguire il corso di cucina».

Ulteriori elementi indizianti sono, secondo la Cassazione, «Il ritrovamento a casa dell’indagata di fascette di plastica del tipo di quella utilizzata per strangolare il bambino e che la donna aveva giustificato di avere in casa sostenendo che il figlio le aveva portate perché servivano per fare esperimenti a scuola, circostanza smentita dalle insegnanti». E infine, si legge ancora nel verdetto della Cassazione, «Le menzogne dell’indagata nella ricostruzione dei suoi spostamenti, e il fatto di non aver contattato il marito una volta resasi conto della scomparsa del figlio». Per gli «ermellini», dunque, «E’ stata la stessa Veronica Panarello a fornire ai magistrati di merito gli elementi per definirla un soggetto dalla «personalità contorta» e bugiarda».