Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 14:58 - Lettori online 908
RAGUSA - 17/11/2015
Cronache - Per la suprema corte "Una coerente analisi critica degli elementi indizianti"

Pure per la Cassazione Veronica Panarello deve restare in carcere: "La sua è una personalità contorta. Troppe bugie"

"La stessa donna ha dato ai magistrati di merito gli elementi per definirla un soggetto dalla personalità contorta" Foto Corrierediragusa.it

Prima ancora che Veronica Panarello confessasse i suoi pesanti e oscuri segreti, la Cassazione aveva già chiaro tutto il quadro d’insieme. E proprio alla luce di tale assunto la suprema corte aveva sentenziato che la donna, accusata di aver ucciso il figlio Loris, doveva restare in carcere. Una decisione che si basa «Su una coerente analisi critica degli elementi indizianti e sulla loro coordinazione in un organico quadro con adeguata plausibilità logica e giuridica nell’attribuzione, a detti elementi, del requisito della gravità, nel senso della conducenza con elevato grado di probabilità della responsabilità dell’indagata per l’omicidio». Questa una piccola parte di quanto contenuto nelle motivazioni contenute nel verdetto articolato in 17 pagine. Veronica Panarello non va quindi scarcerata, secondo i giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte, che ieri hanno depositato la sentenza, respingendo il ricorso della Panarello.

«I magistrati del riesame di Catania – si legge – con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno correttamente convalidato la misura cautelare per i «gravi indizi di colpevolezza» a carico della donna. Tra gli elementi a carico c’erano «Gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private, il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris, la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia. Tutto questo benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare per seguire il corso di cucina».

Ulteriori elementi indizianti sono, secondo la Cassazione, «Il ritrovamento a casa dell’indagata di fascette di plastica del tipo di quella utilizzata per strangolare il bambino e che la donna aveva giustificato di avere in casa sostenendo che il figlio le aveva portate perché servivano per fare esperimenti a scuola, circostanza smentita dalle insegnanti». E infine, si legge ancora nel verdetto della Cassazione, «Le menzogne dell’indagata nella ricostruzione dei suoi spostamenti, e il fatto di non aver contattato il marito una volta resasi conto della scomparsa del figlio». Per gli «ermellini», dunque, «E’ stata la stessa Veronica Panarello a fornire ai magistrati di merito gli elementi per definirla un soggetto dalla «personalità contorta» e bugiarda».