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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1083
RAGUSA - 16/10/2015
Cronache - Il sito, fermo da due anni, produceva conglomerato bituminoso

"Bomba ecologica" alle porte di Ragusa

Segnalato il responsabile alla locale Autorità Giudiziaria Foto Corrierediragusa.it

Una autentica «bomba ecologica» estesa su 130 mila metri quadrati e comprensiva di circa mille tonnellate di rifiuti pericolosi è stata scoperta dalla guardia di finanza nella zona industriale di Ragusa: si tratta di uno storico impianto industriale per la produzione di conglomerato bituminoso sito in contrada Tabuna. L’impianto, fermo da oltre due anni, è risultato destinato a deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e pertanto posto sotto sequestro. In particolare i finanzieri, avvalendosi del supporto tecnico dei funzionari dell’Arpa Sicilia e del settore territorio ed ambiente del territorio ibleo, hanno sottoposto a sequestro l’area privata, come accennato estesa per oltre 130 mila metri quadrati. Nella discarica abusiva sono stati scoperti enormi cumuli di rifiuti speciali provenienti dagli scarti di pavimentazione stradale, fusti contenenti emulsione bituminosa, gruppi elettrogeni, rulli, pneumatici dismessi, plastica, automobili in stato di abbandono, camion, rifiuti ferrosi, rifiuti di legno e silos per calcestruzzi, per un totale di circa mille tonnellate di rifiuti pericolosi. Le fiamme gialle hanno constatato che i rifiuti risultavano sparsi per l’intera area ubicata in una zona cittadina non distante dal centro abitato, nei pressi di un noto centro commerciale. L’abbandono illecito di rifiuti pericolosi ha creato nel tempo una situazione di forte degrado dell’ambiente circostante con rischio di danni alle falde acquifere, ai terreni limitrofi, in alcuni casi adibiti a pascolo, e alla salute pubblica degli abitanti della zona.

La ricognizione dei luoghi ha permesso, altresì, di rinvenire una stazione di rifornimento carburante in evidente stato di abbandono. Non risulta, sia mai stata eseguita la bonifica e la messa in sicurezza del relativo serbatoio. Alla luce di tali accertamenti, i militari hanno proceduto a sequestrare l’impianto, segnalando il responsabile all’autorità giudiziaria per le violazioni previste e punite dalla normativa in materia di tutela ambientale.