Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 1030
RAGUSA - 28/09/2015
Cronache - I giudici ravvisano aspetti da chiarire

Sentenza cani assassini a procure di Messina e Reggio

All’epoca anche l’allora comandante della polizia locale del comune di Scicli Franco Nifosì, a suo tempo indagato e poi deceduto, procedette in questo senso Foto Corrierediragusa.it

Sono stati inviati alle procure di Messina e Reggio Calabria, nonché al Consiglio superiore della magistratura, al ministro della giustizia e al procuratore generale della corte di Cassazione di Roma la sentenza del processo di primo grado, i faldoni e gli incartamenti sulle lunghe e complesse indagini allora svolte sulla vicenda dei cani assassini dal procuratore capo Domenico Platania e dal sostituto procuratore Maria Mocciaro. Tutto questo a margine della sentenza di condanna a sei anni e 2 mesi dell’allora sindaco Giovanni Venticinque e a 4 anni e mezzo del custode dei cani Virgilio Giglio. Evidentemente i giudici ravvisano aspetti da chiarire e passaggi da definire nelle indagini allora seguite da Platania e dalla Mocciaro, investendo della vicenda gli organi sopraccitati ai quali sono stati inviati gli atti, in attesa che vengano rese note le motivazioni della sentenza entro 90 giorni.

ANCHE L´ALLORA COMANDANTE NIFOSI´ PROCEDETTE IN QUESTO SENSO
All’epoca anche l’allora comandante della polizia locale del comune di Scicli Franco Nifosì, a suo tempo indagato e poi deceduto, procedette in questo senso per il tramite dell´avvocato Gianluca Gulino. Nifosì, che si proclamò estraneo ad ogni responsabilità in merito alla vicenda, depositò le sue memorie difensive alla procura peloritana, competente per le indagini sui magistrati del distretto della Corte d’appello di Catania. Nifosì accluse una circostanziata denuncia dei fatti, chiedendo l’acquisizione dei fascicoli dall’allora procura della repubblica di Modica.

«Ho svolto i miei compiti istituzionali tempestivamente e con precisione – scrisse Nifosì nelle sue memorie difensive – richiedendo alla procura modicana l’adozione dei provvedimenti che ad essa competevano. Provvedimenti, purtroppo, mai adottati. Nel fascicolo in possesso del pubblico ministero titolare dell’inchiesta si trova, infatti, una dettagliatissima informativa che – specificò all’epoca Nifosì – trasmisi alla stessa procura di Modica il 24 settembre 2008». Nifosì denunciò a suo tempo Virgilio Giglio, lo sciclitano arrestato dai carabinieri per omicidio colposo, in quanto si ritenne furono i suoi cani ad uccidere il bambino e ad aggredire la turista tedesca. In base alla denuncia dell’allora comandante della polizia locale, si evinse la violazione, da parte di Giglio, degli obblighi di custode susseguenti al sequestro dei cani operato dai carabinieri della stazione di Sampieri il 2 settembre 2008. Il fascicolo del sequestro operato dai carabinieri pare finì assieme ad altri faldoni.

Solo sei mesi dopo, alla luce della tragedia, il procuratore Platania bollò quel sequestro come «simbolico», nell’ottica della sua versione dei fatti sull’intricata vicenda. «Sempre con il medesimo atto – aggiunse Nifosì – evidenziai al magistrato che si occupò del procedimento la palese circostanza che Giglio appariva persona del tutto inidonea a rivestire il delicato ruolo di custode, e che i cani continuavano ad entrare ed uscire liberamente dal rudimentale recinto del casolare dove Giglio abitava in una situazione di semi indigenza». Non a caso, sei mesi dopo, a pochi passi da quel casolare si consumò la tragedia in danno del bambino che stava pedalando in bici. «Misi in evidenza – proseguì ancora Nifosì – il rischio che potessero verificarsi addirittura reati più gravi dei due ferimenti fino a quel momento registratisi, con la conseguente necessità di sottrarre con immediatezza la custodia dei cani a Giglio per affidarli ad una struttura specializzata. A fronte delle ragioni d’urgenza da me diligentemente prospettate il 24 settembre 2008 – si continua a leggere nelle memorie difensive di Nifosì – la procura di Modica si sarebbe attivata solo dopo 5 mesi, a fine febbraio, e non per disporre che i cani sequestrati dai carabinieri e lasciati in custodia a Giglio venissero subito affidati ad un canile, ma al solo fine di delegare un sopralluogo ricognitivo, finalizzato ad accertare lo stato dei cani e la loro consistenza numerica.

Dopo il primo sopralluogo da parte dei veterinari dell’Asp 7 di Ragusa, gli stessi veterinari stabilirono di procedere ad un secondo sopralluogo il 16 marzo». Giuseppe fu ucciso il giorno prima. «E’ chiaro pertanto che – concluse il comandante della polizia locale – le responsabilità siano da ricercare non nell’operato del sottoscritto, né in quello degli appartenenti allo stesso corpo, ma altrove».

LA PROCURA DI MESSINA STABILI´ IL "NON DOVERSI PROCEDERE" PER PLATANIA
Nel dicembre 2010 fu stabilito il non doversi procedere dalla procura di Messina a carico dell’allora procuratore della repubblica di Modica Domenico Platania in ordine alle presunte responsabilità sulla vicenda dei cani assassini di contrada Pisciotto. La procura peloritana, competente per territorio in caso di indagini a carico di altre procure dell’isola, ritenne non sussistessero i presupposti minimi per ravvisare responsabilità a carico di Platania. Quest’ultimo precisò che «La procura aveva svolto in pieno il suo dovere, anche perchè l’omessa custodia, nella fattispecie dei cani da parte di Giglio, non è punibile penalmente, essendo configurabile come illecito amministrativo, dopo la depenalizzazione». Ora il nuovo invio della sentenza di primo grado e degli atti da parte dei giudici del collegio penale di Ragusa agli organi competenti alla luce di una evidente nuova rilettura dei fatti che porterà alla riapertura delle indagini.