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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1188
RAGUSA - 29/07/2015
Cronache - L’inchiesta su base regionale coordinata dalla procura iblea

Diplomi facili: deputato con i timbri in casa

Tra gli indagati spiccano le posizioni decisamente compromettenti, almeno in questa prima fase delle indagini, di G.P., 46 anni di Rosolini, e di L.R., una modicana di 45 anni Foto Corrierediragusa.it

Sarebbe collegato all´inchiesta su base regionale per il conseguimento di diplomi di maturità con metodi fraudolenti il deputato regionale Udc 57enne Gaetano Cani (foto), di Agrigento. A casa sua la guardia di finanza ha sequestrato cinque timbri (con le intestazioni "Comune di Canicattì, Ufficio tecnico; Regione Siciliana, unità sanitaria locale 12 Canicattì; Ufficio comunale Igiene e Sanità Canicattì; Comune di Canicattì, ufficio tecnico; e Regione Siciliana, unità sanitaria locale 12 via P. Micca Canicattì). Il decreto di sequestro è stato firmato dal sostituto procuratore di Agrigento Simona Faga. La procura di Ragusa aveva avviato un´inchiesta su base regionale per il conseguimento di diplomi di maturità con metodi fraudolenti. Nell´ambito dell´inchiesta è finito anche l´istituto paritario Luigi Pirandello di Canicattì, oltre ad un´altra scuola paritaria di Ispica e ad altri tre istituti di Rosolini, Acireale e Licata. Gaetano Cani, come risulta dal decreto di sequestro della Procura agrigentina, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Ragusa con l´ipotesi di "contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli e strumenti contraffatti".

Tra gli indagati spiccano le posizioni decisamente compromettenti, almeno in questa prima fase delle indagini, di G.P., 46 anni di Rosolini, e di L.R., una modicana di 45 anni. Entrambi gli indagati erano stati sottoposti a perquisizioni domiciliari estese anche alle sedi degli istituti. Le fiamme gialle, in casa della nonna di uno degli indagati, avevano trovato 180 mila euro in contanti e 90 mila in assegni postdatati. I finanzieri ritengono si tratti del denaro indebitamente percepito con la connivenza dei rappresentanti legali dei 5 istituti paritetici i quali avrebbero fatto conseguire diplomi dietro il pagamento di cospicue somme di denaro da parte degli studenti giustificandole come rette di partecipazione.

Sarebbe difatti stato accertato che gli elaborati scritti per gli esami venivano sviluppati direttamente dalle segreterie degli istituti scolastici paritari coinvolti nell’inchiesta. Il contante e gli assegni sono stati ovviamente posti sotto sequestro. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Ragusa, ipotizza i reati di truffa, falso e associazione per delinquere. L’inchiesta avrebbe anche accertato la frequenza delle lezioni da parte di alcuni studenti nonostante, contemporaneamente, si trovassero regolarmente nei rispettivi posti di lavoro.