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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 854
RAGUSA - 03/05/2015
Cronache - La toccante vicenda del piccolo nato il 16 agosto 2014

Matteo, di 9 mesi, in coma vegetativo: causa a ospedale

L’avvocato Santino Garufi presenta atto di citazione
Foto CorrierediRagusa.it

Un nuovo caso di malasanità? Lo sapremo quando finirà la querelle giudiziaria avviata dalla famiglia Occhipinti di Ragusa nei confronti dell’Asp 7, tramite l’avvocato Santino Garufi. La storia. Matteo Occhipinti (foto) ha 9 mesi, gli occhi azzurri e il corpo di un bambino di un anno. Se non fosse intubato sembrerebbe normale. Dal 16 agosto 2014 non dorme in una culla di casa sua, occupa una stanzetta dell’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, dove è ricoverato dal giorno della nascita. A raccontare il dramma sono i genitori di Matteo, il papà Corrado, 36 anni, e la mamma Rosalba Asta Rocca, 37 anni. Sono due docenti: lei insegna all’Istituto professionale di Vittoria, lui insegnante di Matematica di ruolo a Torino. A livello cerebrale il piccolo Matteo avrà una vita vegetativa al 100 per cento. Per sempre! Secondo la perizia medico-legale di 200 pagine effettuata da professori dell’Università di Palermo, su richiesta dell’avvocato Santino Garufi che ha presentato nei giorni scorsi un atto di citazione presso il Tribunale di Ragusa, il bimbo, che compirà un anno il prossimo 16 agosto, è affetto da grave encefalopatia ipossico-ischemica perinatale post asfittica che lo pone ad alto rischio di exitus o di sopravvivenza in condizioni di estrema gravità. Dopo 9 mesi dalla nascita il quadro clinico di Matteo Occhipinti è di stato di coma grave con dipendenza da ventilatore ed in nutrizione enterale continua con sondino orogastrico.

Sott’accusa il reparto di Ginecologia del Paternò Arezzo di Ibla e il medico che si trovò di turno quel giorno, ma soprattutto il periodo ferragostano, magari quando anche le sale operatorie sono vuote e il personale ridotto al minimo. L’accusa sostiene che il ginecologo ha indugiato troppo nella speranza del parto vaginale prima di effettuare il taglio cesareo, sicché da provocare nel neonato «apnea e spiccata bradicardia con ipotonia e pallore» subito sottoposto a «rianimazione cardiopolmonare con ventilazione associata a compressioni toraciche».

Per la giovane coppia di genitori, un dramma. La perizia di parte parla di condotte omissive e commissive del medico che avrebbe effettuato il parto cesareo tardivamente e della struttura sanitaria che avrebbe fatto poco o niente per evitare questo caso definito di malasanità. L’atto di citazione chiama in causa anche l’azienda sanitaria. Il 31 ottobre del 2014, infatti, i genitori di Matteo diffidarono l’Asp a «un risarcimento immediato dei gravissimi danni subiti dal minore e dagli stessi in proprio, al fine di addivenire ad una composizione bonaria della controversia. Alla diffida non seguiva alcun riscontro». Il giorno 12 febbraio 2015 i genitori tentarono anche la carta della mediazione civile, ma nel giorno designato la parte rappresentante l’Asp non si è presentata.

La mancata conciliazione ha indotto i coniugi Occhipinti ad adire le vie giudiziali. Il medico che quel giorno era di turno, che pure vanta una lunga esperienza in ginecologia, da quell’episodio dicono che non eserciti più la professione. L’accusa gli chiede di conoscere le motivazioni che hanno indotto il sanitario «a ricorrere all’uso della ventosa in una condizione di sofferenza fetale acuta (dichiarata da un tracciato cardiotografico patologico) e da una parte non perfettamente impegnata nello scavo pelvico».

LA TESTIMONIANZA DI MAMMA ROSALBA
«Sento ancora il piccolo Matteo che mi dava i calcetti nel pancione… Ero felice aspettando la sua nascita. Nove mesi dopo sono distrutta, fisicamente e psicologicamente. La mia vita si svolge tra casa, scuola e ospedale, dove mio figlio è ricoverato dalla nascita. Chiedo giustizia per Matteo, nel 2014 è impossibile che accadano queste cose».

Rosalba Asta ha deciso di rendere pubblico il suo dramma e punta l’indice accusatorio contro la Ginecologia di Ibla e quel medico che si decise a compiere il parto cesareo quando il cervello di Matteo era già compromesso per sempre. Per tutta la vita. Gli avevano detto che in quelle condizioni il neonato avrebbe avuto vita breve. Sono passati 9 mesi, Matteo cresce fisicamente come un bambino normale, ma non risponde. «Gli abbiamo comprato il vestitino di 12 mesi- dice la mamma- ma il cervello non dà stimoli. Il piccolo apre gli occhi ma non reagisce a nessun impulso. E’ condannato per tutta la vita».

La gravidanza della signora Rosalba è stata normale. I problemi sono cominciati con la rottura delle acque il giorno dopo Ferragosto. «Sì, l’ospedale era semivuoto. Credo di non essere stata seguita bene durante il parto. So che il medico di turno non esercita più neanche nel suo studio dopo la nascita di Matteo. Mi hanno detto che dopo il mio caso sono aumentati i parti cesarei».

Scusi signora, ma il suo medico che l’ha assistita durante la gravidanza dov’era?
«Era in ferie. Anch’io ho rischiato di morire dopo il parto. Per 11 giorni ho avuto la febbre, mi dicevano che era normale. Allora sono stata trasferita a Catania dove mi hanno praticato 48 ore di cure al cortisone. Sono stata ricoverata fino al 12 settembre».

Nell’atto di citazione presentato dai coniugi Occhipinti tramite il legale, si fa riferimento tracciato effettuato il 16 agosto 2014 alle ore 14,23, che rilevò, si legge, «sufficienti indicazioni da rendere prospettabile l’insorgenza di una sofferenza fetale durante la fase espulsiva; per tale motivo, l’assistenza al parto implicava un programma di «attesa armata» che subordinasse un eventuale intervento di taglio cesareo alle condizioni di benessere fetale, oltre che all’eventuale mancato impegno della parte presentata».

IL DIRETTORE DELL´ASP ARICO´ PRONTO AD INCONTRARE I GENITORI
Maurizio Aricò, considerato un luminare della Sanità, alla direzione generale dell’Asp 7 è giunto nell’aprile del 2014, poco tempo prima il dramma del piccolo Matteo Occhipinti. Quel parto fu una delle prime tegole piovute addosso al nuovo manager giunto in provincia di Ragusa con i buoni propositi di far ripartire la sanità dopo la parentesi del commissariamento di Angelo Aliquò. Aricò nel suo curriculum vanta attività di assistenza e ricerca clinica presso la Clinica Pediatrica della Università di Pavia. Ha lavorato nel settore pediatrico, per intenderci.

Il caso del piccolo Matteo ricoverato dalla nascita in una stanza pediatrica dell’ospedale «Maria Paternò Arezzo» di Ragusa non lo coglie di sorpresa. Dopo lo sfogo della famiglia del piccolo che sta rivendicando il diritto di agire in sede civile e penale, è doveroso sentire il suo pensiero sulla vicenda e come intende muoversi.

La risposta è sorprendente. Al grido di «giustizia» lanciato dalla mamma di Matteo, il manager risponde in termini positivi. Perché allora il silenzio alla prima richiesta di incontro con i genitori del piccolo Matteo Occhipinti? «La Direzione Aziendale informata delle intenzioni della famiglia di muovere le rivendicazioni ritenute opportune per tutelare i propri diritti, esprime, innanzitutto, ai genitori la massima vicinanza e solidarietà per le complicanze devastanti cui il piccolo è andato incontro. Ci rendiamo conto che le conseguenze cerebrali di un periodo perinatale non regolare possono diventare catastrofiche per il piccolo e per la famiglia. Sarà cura di questa Direzione assumere direttamente tutte le informazioni necessarie per essere compiutamente al corrente dell’accaduto. La Direzione si impegna anche a fare valutare, entro i prossimi giorni, dal proprio Ufficio Legale, le proposte di accordo che eventualmente la famiglia avesse avanzato. Il direttore generale, dr. Maurizio Aricò, garantisce un suo personale pronto e diretto impegno perché la vicenda abbia il massimo di attenzione e uno svolgimento quanto più lineare possibile, naturalmente all’interno dei percorsi amministrativi leciti e consentiti».

Cliccate sulle foto sotto di Matteo coi genitori per ingrandirle