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RAGUSA - 21/04/2015
Cronache - Si fa luce sulla più grave ecatombe mai avvenuta nel traffico di uomini

Arrestati scafisti della morte e del "lusso"

In terambi i casi determinanti le testimonianze e le foto dei migranti Foto Corrierediragusa.it

"E´ stato lui". Un 33enne del Bangladesh non ha avuto dubbi nel riconoscere le foto del comandante tunisino e del suo assistente siriano scattate a bordo della nave Gregoretti che ha fatto la spola tra Malta, dove ha trasbordato i morti, e Catania per dare assistenza ai 28 sopravvissuti al naufragio di sabato notte a 50 miglia dalle coste libiche e costato la vita a centinaia di persone. I presunti scafisti della morte sono Mohammed Alì Malek (foto), 27 anni, e il marinaio Mahmud Bikhit, 25 anni. E per quanto secondo la procura catanese non sia "stato ancora possibile accertare il numero dei morti", i pm affermano che "secondo alcuni sopravvissuti sentiti su nave Gregoretti e un report del mercantile portoghese (il King Jacob, ndr) si stima che a bordo del barcone ci fossero circa 850 migranti". Il procuratore di Catania, Giovanni Salvi, ha spiegato che entrambi gli scafisti sono stati riconosciuti anche dai superstiti che erano a bordo della nave della Guardia costiera. Secondo la ricostruzione della procura il naufragio è avvenuto sia per lo spostamento in massa dei migranti a bordo della barca, sia per una collisione con il mercantile che li stava soccorrendo: un incidente che potrebbe essere avvenuto per una manovra azzardata dello scafista, considerato che il King Jacob è stato impiegato con successo altre quattro volte per operazioni di salvataggio coordinate dalla guardia costiera e dunque ha un equipaggio esperto nelle manovre di recupero.

L´uomo che ha accusato gli scafisti, trasportato tre giorni fa in elicottero all´ospedale Cannizzaro di Catania dove è ricoverato e sorvegliato a vista, non ha avuto esitazione nel riconoscere i volti dei piloti della barca. Per i due, fermati al loro arrivo nella città etnea assieme agli altri sopravvissuti, le accuse sono pesantissime: omicidio colposo plurimo, naufragio e favoreggiamento della immigrazione clandestina. Gli scafisti sono già stati portati nel carcere di piazza Lanza a Catania mentre i superstiti sono stati trasferiti al cara di Mineo, l´ex base militare americana da anni trasformata nel più grande centro di accoglienza d´Europa: 5 mila appartamenti in villette a schiera dove vivono persone in attesa, alcuni da anni, di un permesso di soggiorno. E che incredibilmente, come ha dimostrato l´ultima operazione del Servizio centrale operativo della polizia, era diventata la base operativa per un colossale traffico di esseri umani tra le coste africane e l´Italia. Repubblica.it

A POZZALLO MIGRANTI "FACOLTOSI" IN YACHT
Non la solita carretta del mare, ma uno yacht di lusso per trasportare migranti "facoltosi" che possono permettersi di pagare 8 mila 500 dollari a passeggero, nel tentativo di farli passare come turisti. E’ una delle nuove tecniche dei trafficanti di uomini. Gli arresti sono scattati per tre scafisti siriani. I tre erano alla guida del natante, che si è bloccato in mare per un’avaria al motore, con a bordo 98 extracomunitari tutti di origine palestinese e siriana, compresi 23 bambini forniti di salvagente. I migranti sono stati soccorsi da un mercantile e poi sono sbarcati a Pozzallo. Ad incastrare uno dei presunti scafisti sarebbero state le mani sporche di grasso meccanico solitamente utilizzato nei motori marini. L’uomo avrebbe raccontato di aver dato una mano a svuotare la stiva piena di acqua perché stavano affondando, ma è stato grazie ad un selfie col telefonino e qualche foto scattata dai giovani passeggeri che gli inquirenti hanno scoperto che stavolta non si trattava di una carretta del mare, ma di uno yacht di grandi dimensioni.

Dopo ore di interrogatorio, alcuni migranti, con la promessa di non dover incontrare in alcun modo l’equipaggio per paura delle minacce ricevute, hanno raccontato cosa era accaduto. Si è così scoperto che il gruppo è partito dalla Turchia a bordo dello yacht pagando 8 mila 500 dollari per ogni adulto, con qualche "sconto" per i minori. Ai passeggeri l’organizzazione aveva anche assicurato che sarebbero giunti direttamente in un porto italiano senza alcun rischio: «Pagate tanto ed avrete ogni comfort su uno yacht» avrebbero detto. A differenza degli altri viaggi della speranza, in cui spesso i migranti descrivono di giorni di viaggio fra fame e sete, in questo caso le testimonianze raccontano che «il cibo era tutto preconfezionato ed abbondante e provvedevamo noi stessi passeggeri a prenderlo ed a passarcelo tra di noi».

I passeggeri dello yacth descrivono anche le fasi concitate dell’avaria al motore che li ha costretti a chiedere aiuto: «Ho visto i componenti dell’equipaggio – dice un extracomunitario – imprecare contro coloro che avevano organizzato il viaggio e che erano rimasti in terra di Turchia accusandoli di avergli dato una barca non idonea ad attraversare gran parte del mar Mediterraneo». Per quel viaggio, che all’organizzazione avrebbe fruttato circa 800 mila euro, c’è chi come un meccanico siriano ha speso tutti i risparmi di una vita perché voleva che la sua famiglia arrivasse sana e salva a destinazione.