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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 891
RAGUSA - 14/04/2015
Cronache - La banda colpì dal 7 luglio al 14 novembre del 2008

A processo 5 catanesi rapinatori

In merito alla prossima audizione della cantante nel procedimento riceviamo e pubblichiamo una nota dello studio legale Failla Foto Corrierediragusa.it

A processo il quintetto catanese che dal 7 luglio al 14 novembre del 2008 ha terrorizzato le gioiellerie iblee. Entravano nelle gioiellerie a volto scoperto e pistola in pugno di modello e marca imprecisati. Pestavano con calci e pugni il titolare o chi ne faceva le veci, qualcuno lo immobilizzavano legandolo con il nastro adesivo, quindi arraffano quanti più monili possibili. Bottino presunto del ciclo delle rapine, 250 mila euro. Attualmente sono tutti a piede libero, a giudizio per rapine in concorso e lesioni. Di loro si è discusso per due ore nell’aula «Palazzolo» del Tribunale di Ragusa, pubblico ministero Monica Monego, presidente del Collegio penale Vincenzo Ignaccolo, a latere Ivano Infarinato ed Eleonora Schininà. Avvocato di parte civile Nicola Scibilia. Avvocato difensore, delegato da un pool di penalisti catanesi tutti assenti, Massimo Garofalo. Il Collegio ha ascoltato il teste cardine, l’ispettore di polizia Renato Mormina, all’epoca all’Anticrimine della Questura di Ragusa, che ha partecipato alle indagini. L’inquirente ha raccontato tutti i particolari dei «colpi» portati a segno nel mese di luglio di 7 anni fa.

Fra i testimoni, anche la famosa cantante ragusana Deborah Iurato, che durante una delle rapine si trovò per caso fra i clienti in una gioielleria presa di mira. Doveva essere sentita ieri, ma una sua indisponibilità ha fatto rinviare la prossima udienza al 10 novembre 2015. Fra gli altri testi da ascoltare, le vittime. I titolari o addetti delle gioiellerie di Vincenzo Scibilia a Vittoria, di Francesco Emmolo a Ragusa, Francesco Prinzivalli della Postal Oro a Ragusa; Domenico Rapisarda a Catania.

Rosario Campolo, 47 anni, catanese, la convivente Daniela Rosaria Failla, 44 anni, catanese, Massimo Emiliano Campolo, 41 anni, Santa Castorina, 42 anni, di Giarre e Giovanni Belfiore, 38 anni, catanese, sono stati incastrati dalle minuziose e sofisticate indagini condotte dagli agenti dell’Anticrimine della Questura di Ragusa che si sono avvalsi di documentazione fotografica, intercettazioni ambientali e telefonici, grazie alle quali ascoltavano tutte le fasi preparatorie e post delle rapine. Le vittime non hanno avuto difficoltà a riconoscere i volti dei presunti banditi, che come detto agivano a volto scoperto, agevolati dal fatto di non essere ragusani. A supporto dei soggetti citati, per compiere le azioni malavitose, nel processo entrano anche Adele Ansaldi Galfo e Francesco Veneziano. Fra questi, oltre a chi attendeva in macchina per la fuga, anche le donne che entravano nelle gioiellerie con l’aria delle turiste pronte a distrarre i presenti dentro l’esercizio commerciale.

All’individuazione del quintetto si arrivò grazie al goffo tentativo di simulazione di furto di una Ford denunciato alla Stazione dei carabinieri di Ognina a Catania dal proprietario Massimo Emiliano Campolo, macchina invece utilizzata per compiere le rapine e piena di impronte digitali determinanti. La vettura, ha spiegato l’ispettore di polizia, non presentava alcun segno di effrazione.

Gli imputati avrebbero commesso reati della stessa natura nell’ambito dei 5 anni. Giovanni Belfiore e Rosario Campolo subirono una condanna a un anno, 7 e 6 mesi di carcere per tentato furto in appartamenti commessi a Modica sempre nel 2008.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DALL´AVVOCATO FAILLA PER CONTO DELLA SIGNORA DEBORAH IURATO
La presente, nell’interesse e per espresso mandato della sig.ra Deborah Iurato, per significare quanto segue. Nella home page della testata online www. corrierediragusa.it è stato pubblicato in data 14.04.2014, e lo è ancora oggi, l’articolo di apertura dal titolo «A processo i 5 catanesi rapinatori. Fra le vittime anche Deborah Iurato- la cantante durante una delle rapine si trovò per caso fra i clienti in una gioielleria presa di mira», corredato da fotografia della sig.ra Iurato. Il titolo dell’articolo, graficamente enfatizzato, mistifica la realtà dei fatti, in quanto la sig.ra Iurato non è stata vittima di alcuna rapina, ma solo testimone, come viene nel prosieguo specificato seppure e significativamente con minore risalto. Riferisce i fatti, con riferimento alla sig.ra Iurato, secondo una ricostruzione personale dell’autore, che non ha alcun riscontro oggettivo, per la semplice constatazione che la sig.ra Iurato deve ancora rendere la propria testimonianza. Non è stato chiesto il consenso della sig.ra Iurato alla pubblicazione. La pubblicazione è suscettibile di compromettere il corretto svolgimento del processo e il diritto della mia assistita alla propria riservatezza. Eccede i limiti del diritto di cronaca ed in particolare dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico: nella fattispecie in esame deve ritenersi che la divulgazione a mezzo stampa delle generalità del testimone, della sua fotografia e della città di residenza, con espresso riferimento alla notorietà della mia assistita, non è giustificata da alcuna finalità informativa essenziale. La sfera privata delle persone note deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica: nella fattispecie, trattandosi di episodio risalente nel tempo, quando peraltro la sig.ra Iurato era minorenne, la divulgazione della notizia potrebbe sottoporla a possibili rischi. La circostanza che la persona della sig.ra Iurato, in quanto nota per la sua carriera artistica, sia sottoposta alla pubblica attenzione per fatti che nulla hanno a che fare con la professione e peraltro artatamente distorti al fine di creare interesse sulla notizia, è suscettibile di arrecarle danno di immagine.

Distinti saluti

Avv. Carmelo Failla