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RAGUSA - 03/04/2015
Cronache - Per la morte di un paziente di Comiso

Omicidio colposo, assolte 2 dottoresse a Ragusa

Il gup Claudio Maggioni le ha assolte perché il fatto non sussiste Foto Corrierediragusa.it

Assolte due dottoresse ragusane dall’accusa di omicidio colposo. Hanno rischiato 6 mesi di reclusione per la morte di un paziente all´ospedale Maria Paternò Arezzo di Ibla (foto). Il pm aveva chiesto la condanna a 6 mesi. Il giudice per l’udienza preliminare Claudio Maggioni ha assolto le due imputate Maria Rita Biondi, difesa dall’avvocato Ferdinando Corbino, e Anna Arezzi, difesa dall’avvocato Massimo Garofalo, perché il fatto non sussiste. Per la condanna si era pure pronunciato l’avvocato di parte civile Isabella Linguanti. Dopo più di un anno di udienze processuali, i due medici dell’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, hanno tirato un sospiro di sollievo grazie all’assoluzione pronunciata dal gup. Erano state accusate di omicidio colposo nel 2011, quando un paziente comisano ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’Ompa morì per arresto cardiocircolatorio. I parenti della vittima presentarono un esposto giudiziario nei confronti delle dottoresse Biondi e Arezzi, accusate di «negligenza, imperizia, imprudenza consistite nell’aver somministrato al paziente affetto da cardiomiopatia dilatativa e schizofrenia di tipo schizoaffettivo, farmaci senza avere effettuato un’adeguata anamesi sulla patologia cardiologica e sulla terapia relativa seguita dal paziente prima del ricovero».

A seguito del decesso del paziente ricoverato in Psichiatria e dell’azione giudiziaria intrapresa dai familiari della vittima, è stata chiesta la perizia tecnica dei Ctu (consulenti tecnici d’ufficio). In contrapposizione a queste perizie, la difesa ha nominato un consulente di parte, il professore Eugenio Aguglia, ordinario di Psichiatria nell’Università di Catania.

Nelle memorie difensive depositate dagli avvocati Massimo Garofalo e Ferdinando Corbino, si fa leva sull’insussistenza in capo al sanitario della colpa per negligenza, imprudenza e imperizia secondo l’articolo 43 del codice penale. La difesa nell’udienza camerale che si è celebrata l’altro ieri, dopo articolata arringa difensiva nell’ambito del rito abbreviato, ha chiesto per le imputate l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Richiesta accolta dal gup Claudio Maggioni dopo una breve Camera di consiglio.