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RAGUSA - 19/12/2014
Cronache - Inquietanti retroscena svelati da Repubblica mentre è aperta un’inchiesta

Un 27enne di Comiso arruolato nell´Isis

Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale Foto Corrierediragusa.it

Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale. Un rapporto riservato della nostra intelligence li divide tra «italiani» e «naturalizzati», figli di immigrati di seconda generazione. Per l’anagrafe sono tutti italiani. Finiscono sotto i radar dell’antiterrorismo. Le informazioni raccolte sugli jihadisti italiani sono state trasmesse da Roma alle forze di polizia dei Paesi lungo i quali si snoda il filo dei loro spostamenti: una ragnatela che ha come centro il «buco nero della Turchia». Lo definiscono così al Viminale. Sono transitati quasi tutti da lì. Provenienti da Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Como, Cantù, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Biella. E diretti, soprattutto, nel Nord della Siria. Il «monitoraggio » dedicato ai foreign fighters nostrani segue lo stesso protocollo adottato dai responsabili delle agenzie di sicurezza internazionali per tutti i combattenti stranieri — circa 20 mila, di cui almeno 3mila europei — approdati in Medioriente per irrobustire le fila dei miliziani dell’Isis e alleati. Si chiamano Massimiliano, Filippo, Fabio, Giampietro, Sergio, Donoue. Partono dall’Italia, tra il 2013 e il 2014, per arruolarsi nelle cellule jihadiste dell’Isis attive in Siria e Iraq. Hanno storie e percorsi simili a quello del genovese Giuliano Ibrahim Delnevo. Il «Califfo Ibrahim». Un «eroe», per il padre. Un «martire» per i guerriglieri dell’Islamismo. Tutto questo è stato reso noto dal quotidiano La Repubblica.

FABIO C., IL "MILIZIANO" 27ENNE ORIGINARIO DI COMISO
Fabio C., 27 anni, di Comiso. Chi è? Senza lavoro, dopo aver frequentato «gruppi italiani e nordafricani che coltivano rapporti con network jihadisti», in particolare «Sharia4», Fabio «manifesta l’intenzione di raggiungere i teatri di guerra». Uno, da subito: la Siria. Quella che Ibrahim Delnevo chiamava la «mia via». La via di Allah. Fabio, come Delnevo, si mette in moto. La Turchia è un passaggio strategico. Il «buco nero».

Fabio quel modello lo cerca, all’inizio, nel «progetto qaedista». I primi passi li muove assieme a un amico: Massimiliano R., 42enne. Da un paese della provincia di Mantova. Anche lui convertito all’Islam. Una figura non marginale — spiegano le fonti — in quell’ambiente di riferimento «misto» — italiani-stranieri naturalizzati — che fa la spola tra il nostro Paese e le zone in mano ai ribelli siriani. Soprattutto quelle di Dayr az Zor e Aleppo. A Massimiliano quelle terre non sono sconosciute. Anche se al momento si troverebbe in Italia. Un dettaglio che non viene per nulla trascurato visto che il militante mantovano «ha evidenziato, nel corso di questi anni, forti derive jihadiste». Un soggetto, inoltre, in grado di «fare propaganda».

«Perché — spiega la fonte — una volta arrivati lì, i teatri di guerra sono alla portata, ed è più facile far perdere le proprie tracce». Così ha fatto Giampietro F., 35 anni. Parte da Reggio Calabria. Θ uno dei casi che i nostri 007 definiscono «accertati». «Accertati» significa che sono in Siria a combattere. Quattordici persone «localizzate » in quei luoghi. Nel mazzo compaiono nomi «spendibili», e altri nomi — di cui Repubblica è a conoscenza — che non possono essere diffusi: nemmeno parzialmente. Giampietro, dunque. Forse è riuscito a uscire dai radar.

Forse da un certo momento in poi non è stato più possibile separare il suo mondo di sopra dal mondo sommerso. Da una copertura. Funziona così. Per dire: Delnevo — prima di raggiungere la Siria dopo il percorso di fede ad Ancona, la città in cui vive l’ex presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane Mohamed Nour Dachan, oggi membro del Syrian National Council — , si era fabbricato il paravento di una missione umanitaria in Turchia. Ma in moschea sapevano tutti che era a combattere sul fronte siriano. «Il giorno prima che lo uccidessero mi aveva chiamato — ricorda il padre, Carlo Delnevo — . Mi disse: «Papà io mi sento realizzato qui, ma ti devo lasciare perché i nemici sono a pochi metri»». Giampietro ha imbracciato le armi, si è unito ai ribelli siriani. Con lui ci sono altri due connazionali: Sergio G., classe ‘87, napoletano. E Donoue E.M., 22 enne, naturalizzato, di Biella. Si ritiene facciano ormai parte di gruppi armati formati anche da ribelli iracheni, libici, tunisini, libici, egiziani.

GLI ALTRI "ARRUOLATI" ITALIANI
Spiegano gli analisti che la «cifra» di queste cellule jihadiste è la composizione. Estremamente «liquida». I capi della rivolta anti-Assad reclutano soldati, tutti addestrati e arabofoni, che attendono la «dawa», la chiamata della Jihad, anche mesi. Molti arrivano da fuori. Dai Paesi dove vivono. O da dove transitano. Muovono anche da Venezia, Milano, Cantù. Come Ben A.M., che ha solo 19 anni ed è canturino naturalizzato. L’intelligence, che lo ha intercettato e seguito, lo descrive così: «Ha solidi rapporti con soggetti appartenenti all’organizzazione Isis, alcuni dei quali operanti sul web. Ha più volte manifestato l’intenzione di recarsi in Siria e di frequentare corsi di addestramento militare in Afghanistan».

Avanti e indietro. Mitragliate permettendo. Ammar Bacha, jihadista di ritorno, è partito da Cologno Monzese. Il 10 settembre ha raccontato a questo giornale che faceva parte di un «piccolo gruppo: 200 persone, tutti civili». Lascia l’Italia nell’aprile 2012, segue le orme di un amico, Haisam Sakhanh (l’elettricista 4lenne che nel 2012 guidò l’assalto all’ambasciata siriana a Roma prima di unirsi ai ribelli ad Aleppo, ndr). La «sponda» turca, poi il fronte siriano. Nel rapporto riservato degli investigatori ci sono anche loro. I foreign fighters non italiani partiti dall’Italia: dodici in tutto quelli «registrati». Giovani, tra i 22 e i 41 anni. Le nazionalità: Tunisia, Marocco, Bosnia. Quattro gli jihadisti combattenti — tre iracheni e un pachistano — che hanno soggiornato a lungo in Italia: dove si ritiene abbiano fatto «opera di proselitismo e reclutamento ».

Il suo errore è stato l’eccesso di protagonismo. L’esatto contrario del principio della «taqiya» che prevede la dissimulazione, il silenzio. Così dovrebbe operare il perfetto jihadista in guerra per l’affermazione del Califfato Globale. Ma Roberto Cerantonio, cittadino australiano di origine italiana, commette un passo falso. Sul web — lo stesso mezzo sul quale aveva iniziato il suo percorso — pubblica un’immagine manipolata del Milite Ignoto.

Accanto, la bandiera dell’Isis e la scritta minacciosa: «Attaccheremo Roma, Allah ci permetterà di conquistarla». A luglio Cerantonio viene arrestato nelle Filippine grazie anche al lavoro dei nostri 007: terrorismo internazionale di origine islamica. Scavando nel suo passato si scopre che inizia la «carriera» avvicinandosi a circoli ultrafondamentalisti frequentati anche da italiani convertiti. Come i circoli Deobandi, formati per lo più da pachistani. Sono gli ambienti nei quali, nel 2012, aveva indagato l’antiterrorismo in due operazioni tra Brescia e Cagliari.

Filippo R. è una new entry per gli esperti dell’antiterrorismo. Trentasette anni, di Chivasso. Di lui si è già occupato il Ros dei carabinieri. «Oggetto di attività preventiva» è la formula che ne accompagna il nome. Uno dei primi finiti nell’elenco dell’intelligence. Tutto inizia tre anni fa. Filippo, ex studente vicino alla galassia antagonista, si converte all’Islam. Da subito viene rilevata la sua «forte attrazione per il mondo qaedista».

Un mondo al quale l’Isis continua a sfilare adepti e forze fresche. Molti gruppi scavallano, si uniscono allo Stato proclamato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il percorso di radicalizzazione di Filippo inizia sul web. In principio i «suoi» Fratelli Musulmani rimandano alle milizie di Aqim (AlQaeda nel Maghreb), in particolare la branca denominata «Coloro che firmano col sangue». Sono gruppi legati ai terroristi guidati dall’egiziano Ayrnan al-Zawahiri.

Poi Filippo, come fece il genovese Delnevo, parte. Ufficialmente vola in Turchia, ad Ankara, per seguire un corso di lingua araba. Va e torna più volte dall’Italia. Gli investigatori ritengono fondato il sospetto che abbia superato i confini turchi per stringere contatti con gruppi di ribelli siriani. E che, in Turchia, abbia gettato «basi solide». Sono circa mille i militanti di nazionalità turca che combattono tra le fila dello Stato Islamico. Le province di Ankara — ne ha dato conto un’inchiesta del New York Times — sono una delle principali centrali di reclutamento di miliziani dell’Isis.

GLI ALTRI GRUPPI
Si chiama Ansar al Sharia. Θ un gruppo jihadista libico. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’ha aggiunto alla sua lista delle organizzazioni terroristiche. Tra i seguaci di Ansar al Sharia c’è anche un aspirante califfo di Modena. Si chiama Fabio E., ha 39 anni. I nostri servizi di sicurezza lo considerano «vicino a più gruppi terroristici». Il ragionamento che fa una fonte dell’intelligence, per lui come per altri jihadisti italiani, è questo: «Una volta convertiti all’Islam, vanno alla ricerca di un modello di Rivoluzione contro l’Occidente e si identificano, anche per una forma di realizzazione personale, con una causa che non esclude il sacrificio della propria vita».

L´INCHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO
La procura di Palermo ha aperto un´indagine su possibili infiltrazioni di terroristi dell´Isis tra i migranti sbarcati negli ultimi mesi in Sicilia, compreso il porto di Pozzallo, come avevamo riferito su queste colonne qualche settimana fa. A segnalare il rischio sarebbero stati ambienti dei Servizi Segreti. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra i 5 extracomunitari giunti in Sicilia sui barconi carichi di migranti, sospettati ora di essere terroristi dell´Isis infiltrati. Le immagini, archiviate sui cellulari che gli sono stati sequestrati al momento dello sbarco, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo sul rischio infiltrazioni terroristiche in Italia.

L´inchiesta, coordinata dal pm Gery Ferrara, sta puntando sostanzialmente su 5 persone delle tante segnalate come pericolose dai Servizi Segreti: si tratta di libici, siriani e un egiziano. Alcuni di loro avrebbero lasciato la Sicilia, altri sarebbero ancora sull´Isola. Gli inquirenti hanno individuato i luoghi che frequentano e sospettano che siano in possesso di armi. Dall´inchiesta, inoltre, è emerso che si tratta di estremisti islamici con un passato nella Jihad. L´indagine viene condotta dalla Digos. Nei mesi scorsi il ministro dell´Interno Angelino Alfano aveva parlato di rischio infiltrazioni terroristiche. E aveva indicato proprio nella Sicilia la "porta" d´ingresso di possibili membri dell´Isis, alcuni dei quali sarebbero sbarcati pure a Pozzallo.

Solo nel 2014 sull´Isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme di persone - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Le informazioni riservate raccolte dalla Procura di Palermo, che ha affidato l´inchiesta al pool antiterrorismo, vanno oltre l´allarme generico. Alcuni dei sospetti avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. La Procura di Palermo da mesi ha costituito anche un gruppo di lavoro contro la tratta dei migranti che ha messo a punto metodologie investigative - si tratta di un vero e proprio protocollo d´indagine - per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi.


Ma chiudere le frontiere no vero?
25/12/2014 | 0.06.35
oriana

Deve forse scapparci qualche attentato per poi dire : ma guarda e´ successo
Perche´ hanno invece spalancato le frontiere??
Assurdo assurdo... dovremmo un domani pagarne noi le conseguenze per queste scelte suicide e scriteriate che ci hanno imposto... mare nostrum... triton lo capiamo da noi che significa importare attentatori e quindi perche´ lo si permette??
Dopo aver ridotto l´italia in ginocchio ora ci tocca vivere pure con lo spauracchio di attentati. Complimenti
Politici fate un regalo a l´italia e italiani (se un briciolo di dignita´ lo tenete ancora) dimettevi tutti.


la società di oggi
20/12/2014 | 13.46.55
franco

il problema è la mancanza di valori e principi che stanno distruggendo le fondamenta della società occidentale....è un disagio che si vive quotidianamente e il risultato è la ricerca di valori e principi in cui credere che la politica di oggi sta cercando di ditruggere a tutti i costi.....è in atto uno scempio sociale in virtù di non si sa quale progresso!


L´Islam non c´entra
19/12/2014 | 18.31.32
pietro ancona


L´Islam non c´entra (c´entrano i soldi e la disoccupazione)

Questa è la prova che l´Isis è la legione straniera degli USA e che gli arruolamenti sono mercenari ed avvengono soltanto per soldi. Chiedete al ragusano quanto ha avuto come premio di ingaggio e quanto guadagnerà ogni mese.
Questo traffico di arruolamenti tra i disperati siciliani disoccupati di lungo corso credo che potrebbe essere protetto dal nostro Governo