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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 907
RAGUSA - 08/07/2014
Cronache - Operazione della polizia provinciale in collaborazione con l’Arpa

Pesci morti per depuratore guasto

Da tempo monitorato il fiume Irminio, dove si è registrata la moria di pesci Foto Corrierediragusa.it

La Polizia Provinciale di Ragusa dopo aver effettuato una serie di analisi ed appurato motivi di inquinamento del fiume Irminio che ha provocato una copiosa moria di anguille e trote ha denunciato all’autorità giudiziaria il responsabile del depuratore di Ragusa di contrada Lusia (foto) e il responsabile del processo di depurazione, entrambi dipendenti dell’impresa che ha in appalto il servizio di gestione del depuratore delle acque reflue a servizio dell´Area di Sviluppo Industriale di Ragusa e agglomerato di Ragusa, ai quali sono state contestate le ipotesi di reato di danneggiamento aggravato di acque pubbliche. Il malfunzionamento del depuratore ha determinato un deterioramento delle acque destinate a pubblica utilità e causato la moria di fauna ittica (carpe e anguille), nonché la violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio in quanto lo sversamento dei reflui nel corpo ricettore ha causato un’alterazione e un danneggiamento del fiume Irminio su un bene paesaggistico tutelato per legge.

La Polizia Provinciale, su precise direttive del comandante Raffaele Falconieri, da tempo aveva monitorato il fiume Irminio nel tratto a valle dello scarico del depuratore di acque reflue di contrada Lusia, procedendo ad una denuncia, nello scorso mese di novembre, per l’ipotesi d danneggiamento aggravato di acque pubbliche. Successivamente nel mese di maggio 2014, durante uno dei servizi appositamente predisposti, si è accertato una moria di pesci nel fiume Irminio depositati sia nell’alveo che sulle sponde, nel punto in cui vi confluisce il torrente Mongillè, causata da un probabile inquinamento delle acque che erano di colore marrone scuro.

Si è effettuato, quindi, un primo sopralluogo nel punto di scarico delle acque provenienti dal depuratore e si è verificato che le acque rilasciate dal tubo di immissione del depuratore si presentavano di colore marrone scuro, tendente al nero, emananti un odore nauseabondo percepito in tutta l’area circostante il punto di scarico. Gli agenti successivamente hanno percorso a piedi un tratto di circa 300 metri del fiume Irminio, a valle dello scarico del depuratore, accertando che le acque erano di colorazione identica a quelle immesse dallo scarico dell’impianto di depurazione e che sia le sponde del fiume, ma anche le acque defluenti in alveo, erano state interessate dall’evento e che, inoltre, vi era la presenza di materiale fangoso, mentre, le acque a monte del depuratore erano limpide e non vi era presenza di pesci morti.

Con l’ausilio dell’Arpa di Ragusa sono stati effettuati immediati prelievi di campioni d’acqua e dalla risultanze analitiche si è accertato il superamento dei limiti da parte dell’impianto di depurazione di azoto ammoniacale ed alluminio, ben superiori ai limiti di legge ed anche con tenori di ossigeno disciolto particolarmente bassi nonché la presenza di residui di fitofarmaci. «La palese inefficienza dell’impianto di depurazione a trattare efficacemente le acque reflue ai sensi di legge, ha determinato un copioso sversamento di fanghi nel corpo ricettore che ha prodotto un grave stato di inquinamento diffuso nel corso d’acqua del Fiume Irmino. A conferma dell’inquinamento del fiume anche il fatto che in contrada Cafeo (a circa 5 km a valle del tubo di scarico del depuratore), le acque si presentavano schiumose e di colore scuro ed erano presenti notevoli quantità di fanghi di colore scuro depositati lungo gli argini del fiume.

Tutto ciò ha determinato condizioni di anossia e di torbidità che, con molta probabilità, sono stati la causa della copiosa moria della fauna ittica presente nel corso d’acqua. Si è accertato, infatti, che le acque del fiume Irminio, a monte del punto di scarico del depuratore ragusano, presentavano concentrazioni di ossigeno disciolto di circa 8 volte maggiori rispetto a quelli riscontrate nello scarico in uscita dall’impianto e nel tratto a valle dello stesso dove, per tale motivo, le concentrazioni di sostanze oltre i limiti di legge non garantiscono la sopravvivenza della fauna ittica».