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RAGUSA - 24/06/2014
Cronache - Nessun ferito perchè la struttura era chiusa in quanto sotto sequestro

"Titanic" distrutto da incendio doloso

Indagano i carabinieri per fare luce sull’ennesimo atto intimidatorio
Foto CorrierediRagusa.it

Anche lo storico stabilimento balneare «Titanic» di Playa grande è stato distrutto dalla mano ignota dei piromani (foto). Sul dolo di questo ennesimo incendio notturno che segue di neanche un paio di settimane quello ai danni dell’omologa struttura «Terzo tempo» di Pozzallo non ci sono dubbi. La pensa così l’imprenditore Antonello Firullo, che, dal suo profilo Facebook scrive: «Sono stato svegliato nel cuore della notte dai carabinieri che mi avvisavano che il «Titanic» stava bruciando. Se, dopo aver distrutto il mio locale a Pozzallo e la mia "Saab", qualcuno ha deciso di fare la stessa cosa con il «Titanic» pensando che fosse ancora mio al solo scopo di intimidirmi, ha sbagliato persona. Io – conclude Firullo – non mi piegherò mai». L’imprenditore possedeva fino a qualche tempo fa delle quote nella società che gestiva il «Titanic», ma se ne era uscito. Firullo sta quindi lavorando sodo per ricostruire a tempo di record il «Terzo tempo», mentre un altro stabilimento balneare simbolo della movida estiva ragusana e non solo è andato in fumo. Pare che le fiamme siano state appiccate in almeno un paio di punti, distruggendo del tutto la struttura di legno per un danno che si aggira almeno sui 150mila euro. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per spegnere il rogo che ha tuttavia divorato la struttura. Non si è registrato nessun ferito perchè la struttura era chiusa in quanto sotto sequestro. Le indagini sono condotte dai carabinieri, così come accaduto per gli altri due incendi dolosi verificatisi ai danni del già citato «Terzo tempo» di Pozzallo e, circa due mesi prima, del «Pata Pata» di Sampieri.

E’ evidente la lunga ombra del racket delle estorsioni che torna puntuale ad estendersi sui locali del litorale ibleo all’avvio di ogni stagione estiva da qualche anno a questa parte. E chi non si piega alle richieste estorsive per vedersi garantita «protezione» non richiesta si ritrova con un cumulo di macerie fumanti e annerite dagli incendi dolosi. Un altro duro colpo per l’economia iblea e un segnale da non sottovalutare per quanto riguarda la criminalità organizzata.