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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 738
RAGUSA - 18/06/2014
Cronache - Blitz degli inquirenti della Procura nei confronti del sito online e del direttore responsabile

Finanziere indagato, perquisizioni al Corriere di Ragusa

Antonio Di Raimondo aveva dato la notizia e il nome del finanziere indagato. Dura nota dell’Ordine dei giornalisti e dell’Assostampa: «Inammissibile. Sfugge la «ratio» del provvedimento punitivo nei confronti del giornalista che ha dato notizie non più coperte da segreto, dato che a tutti gli indagati era stato notificato il provvedimento di chiusura delle indagini»
Foto CorrierediRagusa.it

La sede del Corriere di Ragusa.it e l’abitazione del direttore responsabile della testata online, Antonio Di Raimondo, sono state perquisite dagli inquirenti della Procura a seguito della pubblicazione della notizia relativa all’operazione «Guido Tersilli, che vede fra i tanti indagati anche un finanziere in servizio presso il Comando provinciale. Al giornalista è stato sequestrato anche il computer personale di lavoro.

Una notizia come tante altre, pubblicata, fra l’altro a conclusione delle indagini sulla vicenda dei falsi invalidi, i cui verbali contenenti capi d’accusa e nomi di medici, politici e funzionari amministrativi coinvolti sono nella disponibilità degli stessi indagati e dei tanti avvocati difensori. Gli investigatori vogliono individuare la «talpa» che ha fornito al giornalista Antonio Di Raimondo il nome del finanziere coinvolto nell’inchiesta e smascherato dagli altri colleghi militari delle «Fiamme gialle».

In tante altre indagini condotte da Procura e forze dell’ordine abbiamo dato nomi di politici, personaggi pubblici e di medici dopo la conclusione delle indagini, ma non è successo nulla. Stavolta, invece, è scattata la perquisizione nella sede del Corriere, nell’abitazione del giornalista e il sequestro del computer di lavoro.

L’episodio inquieta chi fa il mestiere del cronista, chi sta dietro alla cronaca carpendo notizie che ormai di segreto non hanno nulla nel momento in cui i fascicoli sono a disposizione di tanti soggetti che a vario titolo si occupano delle inchieste giudiziarie stando a stretto contatto con forze dell’ordine e con la stessa Procura della Repubblica.

Il caso Di Raimondo assomiglia in qualche modo a quello del giornalista palermitano Riccardo Lo Verso che subì perquisizioni domiciliari e sequestro del computer, provvedimenti poi annullati dal Tribunale del riesame in quanto ritenuti illegittimi. L’Ordine dei giornalisti di Sicilia e l’Associazione siciliana della Stampa sono scesi in campo a sostegno del giornalista Di Raimondo, per esprimergli «incondizionata solidarietà» e per manifestare la preoccupazione del caso che viene ritenuto «un attacco alla libertà di stampa e al diritto-dovere del giornalista di informare la collettività».

Questa la nota emessa dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, firmata dal presidente Riccardo Arena, e dal segretario provinciale dell’Assostampa Gianni Molè (nella foto da sinistra): «L´Ordine dei Giornalisti di Sicilia e l’Associazione Siciliana della Stampa esprimono piena e incondizionata solidarietà al collega Antonio Di Raimondo, che ha subito una perquisizione domiciliare e il sequestro del computer portatile su ordine della Procura di Ragusa. Di Raimondo, direttore della testata online Corrierediragusa.it, ha pubblicato una notizia da cui emerge che tra gli indagati nell’operazione ‘Guido Tersilli’, condotta dalla Guardia di Finanza e riguardante i falsi invalidi, vi è pure un finanziere.

«Sfugge la ‘ratio’ del provvedimento punitivo nei confronti del giornalista- continua la nota- che ha dato notizie non più coperte da segreto, dato che a tutti gli indagati era stato notificato il provvedimento di chiusura delle indagini. Al di là del sistema e del metodo seguiti, che in provincia di Ragusa inaugurano una stagione preoccupante e conflittuale tra magistratura e stampa, mai vissuta precedentemente, e al di là dell’evidente contrasto con le normative europee e con le pronunce della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sfugge infatti quale possa essere il senso del sequestro del computer, della perquisizione della redazione e dell’abitazione di un cronista che si è limitato a dare la notizia che purtroppo coinvolge un rappresentante delle Fiamme Gialle. Il provvedimento è inammissibile e risulta un attacco alla libertà di stampa e al diritto-dovere del giornalista di informare la collettività. La vicenda fa il paio con le perquisizioni subite dai colleghi palermitani, per uno dei quali, Riccardo Lo Verso, il tribunale del riesame annullò la perquisizione, dichiarandola illegittima. L´augurio di Ordine e Assostampa è che l’episodio, sgradevole e imbarazzante per la categoria dei giornalisti, possa essere superato e che non vengano pregiudicati i buoni rapporti finora intercorsi in provincia di Ragusa tra Magistratura e giornalisti.