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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 919
RAGUSA - 02/04/2014
Cronache - I componenti della banda si fingevano pastori, ma gli "agnelli" erano chili di droga

VIDEO - Le donne pusher di "Agnellino"

Nel gruppo anche due donne che avevano il compito di consegnare lo stupefacente in casa degli acquirenti nascosto nelle buste della spesa. Sotto sequestro 13 chili di droga, 2 pistole, un fucile e munizioni Foto Corrierediragusa.it

Dall´Albania a Ragusa. Migliaia di chili di cocaina e marijuana hanno attraversato le sponde del Mediterraneo ben nascoste in autoveicoli rottamati dove la sostanza stupefacente veniva sistemata prima che venisse prelevata dai referenti locali.

 

 
I criminali erano all´apparenza dei tranquilli pastori che allevavano pecore ed agnelli. In realtà facevano parte di una grossa organizzazione criminale che si riforniva di migliaia di chili di cocaina e marijuana dall’Albania per spacciarla nelle piazze di Vittoria, Comiso, Scicli, Santa Croce e Gela. Un giro d’affari di 20 milioni di euro con 3 milioni e mezzo di dosi smerciate ogni mese. La maggior parte degli introiti finiva nelle casse della Stidda dei Dominante – Carbonaro. Avevano le spalle larghe le 21 persone, quasi tutte di Comiso, arrestate all’alba nel Ragusano, ma anche a Roma e Taranto, dove si trovavano due componenti della banda, dalla Squadra mobile di Ragusa, con il coordinamento della Dda etnea nell’operazione “Agnellino”, termine usato dagli arrestati per indicare un chilo di droga. Tutti devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Tra le persone ammanettate anche due donne di Scicli, insospettabili madri e mogli che facevano da corrieri delle informazioni tra il carcere, dove erano rinchiusi i parenti che tiravano le fila, e gli altri componenti della banda, che ricevevano le direttive. In manette pure alcuni albanesi, due dei quali dirigevano l’organizzazione assieme a Emanuele Firrisi e Antonino Ferrante, e che reperivano la droga nella terra natia. L’ultimo carico, trasportato con un carro attrezzi per eludere i controlli e nascosto in uno dei vivai in uso alla banda a Comiso, comprendeva oltre mille 200 chili di stupefacente. Oltre alla droga sono stati sequestrati due pistole, un fucile e centinaia di munizioni.

Una delle due donne, durante la perquisizione domiciliare, aveva gettato la droga nel water. Erano loro che consegnavano lo stupefacente anche a domicilio, nascosto nelle borse della spesa. Sono state indagini lunghe, quelle cominciate nel 2011 e condotte dalla Squadra mobile di Ragusa, in collaborazione con il commissariato di Comiso e con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Catania. L´organizzazione aveva la base logistica a Comiso ed operava nello Sciclitano e nella fascia costiera del Ragusano, ma anche in provincia di Caltanissetta, a Gela in particolare. Le indagini hanno consentito di accertare che tra i componenti l´organizzazione ci sono diversi agricoltori e pastori che parlando del traffico della droga si riferivano a termini tipici della loro attività, come per esempio "agnellino", che, nel loro linguaggio criptato, corrispondeva ad un chilo di droga. Grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali sono stati ricostruiti i vari passaggi. Le partite di droga, provenienti dall’Albania, sono state nascoste all´interno di veicoli, che erano stati appositamente danneggiati dai componenti del gruppo e trasportati , tramite carro attrezzi, dove era possibile custodire la marijuana. In particolare in un terreno dell´azienda vivaistica di uno degli arrestati dove i quantitativi, sempre in confezioni da un chilo, venivano sotterrati. Poi cominciava lo smercio al dettaglio grazie anche a due donne mogli di due degli indagati, che prevedeva la consegna, in piccole dosi, ai «clienti» direttamente presso le loro abitazioni o il ritiro della sostanza presso le abitazioni di alcuni degli indagati. 

Capo dell’organizzazione era Emanuele Firrisi, comisano di 67 anni: dai suoi movimenti le indagini hanno preso il via. L’uomo, scarcerato nel 2009 dopo aver scontato una condanna a 17 anni di reclusione per associazione a delinquere armata finalizzata al traffico di stupefacenti, è ritenuto un esponente di spicco della mafia comisana, collegato al clan Dominante-Carbonaro. Con lui sono finiti in manette Antonino Ferrante, sciclitano nato a Palermo di 44 anni; Pieruccio Boschi, sciclitano di 59 anni; Michele Firrisi, comisano di 28 anni; Corrado Bellassai, 44enne nato a Ragusa ma residente a Comiso; Giovanni Errigo, comisano di 54 anni; Francesco Giudice, vittoriese di 35 anni; Salvatore Incremona, comisano di 60 anni; Giuseppe Lauretta, comisano di 31 anni; Antonio Maugeri, 64enne nato ad Aci S.Antonio e residente a Comiso; Sebastiano Occhipinti, 64enne di Santa Croce Camerina; Giuseppe Saccone, 42enne originario di Torre del Greco e residente a Vittoria e Biagio Pace, 32enne di Comiso. Quest’ultimo è stato sottoposto a fermo e non è destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Limitatamente al traffico di marijuana sono stati catturati Domenico Moretto, 35enne di Roma, e Emanuele Di Caro, gelese residente a Comiso di 43 anni. Gli albanesi finiti in manette e che si occupavano di far arrivare lo stupefacente dalla loro nazione di origine nei modi più disparati e fantasiosi sono Armand Hasalla, 41 anni, Roland Kalemaj, 38 anni, ritenuto il capo albanese dell´organizzazione, e Sheptim Xeka, 35 anni. Un ruolo di tutto rispetto nelle operazioni di spaccio era quello riservato alle due donne arrestate:  Bartolomea Arrabito, 41enne originaria di Cosenza e moglie di Kalemaj, e Rita Cangialosi, palermitana di 67 anni e moglie di Boschi, che, come accennato, fornivano le direttive alla banda dopo averle apprese in carcere dai reggenti e portavano la droga nelle buste della spesa.

I dettagli dell´operazione "Agnellino" sono stati resi noti in Questura dal procuratore aggiunto della Dda etnea Amedeo Bertone, dal questore Giuseppe Gammino, dal dirigente della Squadra mobile Antonino Ciavola, che ha seguito le indagini in prima persona, e dal dirigente del commissariato di Comiso Emanuele Giunta.