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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 847
RAGUSA - 14/02/2014
Cronache - Giro di vite in molti locali della città capoluogo da parte di Polizia e Inail. E non è finita!

Controlli nei locali: 40mila euro di sanzioni

Due locali in regola, ma negli altri due c’era di tutto. Dalle mancate autorizzazioni alle assunzioni di camierieri in nero. Elevate sanzioni per 40mila euro
Foto CorrierediRagusa.it

Al «Giro di vite», in corso Vittorio Veneto, niente irregolarità e tutti i dipendenti assunti secondo la legge. Idem al «Lanificio», discoteca sita in via F. Rossitto, dove nessuna anomalia è stata riscontrata; ma al «Bon» e al «Justin», terza fase Zona industriale e via Risorgimento, ispettori dell’ufficio di Previdenza infortuni e agenti della Squadra mobile coordinati dal capo Antonino Ciavola (foto), hanno provocato un terremoto.

Funzionari dell’Inail e della Polizia si sono mimetizzati nei locali come degli avventori qualsiasi. Mentre mangiavano, bevevano e ballavano, annotavano. Annotavano che al «Bon», ad esempio, non c’era la segnaletica «vietato fumare» e che i clienti fumavano ovunque, anche in zona di necessario passaggio di tutti gli avventori (compresi i bambini) senza alcuna areazione ed autorizzazione; mancata esposizione del cartello con l’orario di lavoro del personale dipendente; che mancava il piano Haccp; non c’erano i libretti attestanti la formazione sanitaria di ciascun addetto alla manipolazione delle sostanze alimentari assenti; niente copia del decalogo delle norme di comportamento per la manipolazione/preparazione sicura degli alimenti; e neanche la tabella del divieto vendita/somministrazione alcolici ai minori di anni 16. Chicca finale, dei 12 dipendenti al lavoro, 7 erano stati assunti completamente in «nero». Per il gestore del locale sarà comminata una sanzione di 28 mila euro.

Prima anomalia riscontrata alla discoteca «Justin», il superamento della capienza massima consentita; mancanza del cartello «vietato fumare»; per cui all’interno del locale numerosi giovani tiravano nicotina a volontà; niente tabelle alcolemiche all’ingresso ed all’uscita del locale; niente etilometri monouso; niente licenza che rilascia il questore per la discoteca e neanche autorizzazione comunale di esercizio pubblico. Non parliamo di autorizzazione sanitaria e neanche di licenza per la vendita di alcolici e superalcolici. L’autorizzazione Siae per trattenimenti danzanti? Assente. Così come i cartelli che indicano apertura e chiusura del locale. Nessuna traccia del piano HACCP e dei libretti attestanti la formazione sanitaria di ciascun addetto alla manipolazione delle sostanze alimentari. Dalle verifiche effettuate dagli ispettori Inail, infine, è stato riscontrato che nessuno dei dipendenti era regolarmente assunto, ma le posizioni sono in corso di accertamento da parte del personale specializzato per le infrazioni da contestare.

Non è finita, comunica il capo della Mobile Ciavola, perché il questore Giuseppe Gammino ha pronta un’altra lista di locali da setacciare al fine di verificare i requisiti dei titolari ed il rispetto delle norme vigenti da parte degli stessi. Una lancia a favore di chi assume, però è lecita spezzarla: Se lo Stato abbassasse la pressione fiscale relativa al costo del lavoro, forse i datori di lavoro sarebbero più invogliati a regolarizzare i dipendenti e anche la disoccupazione si abbasserebbe di molto.