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RAGUSA - 11/02/2014
Cronache - Remissione in libertà per Giovanni La Terra e per il figlio Giuseppe

Scarcerati 2 dei 6 arrestati per i permessi di soggiorno

L’indagato si è detto estraneo ai fatti Foto Corrierediragusa.it

E’ stato scarcerato Giovanni La Terra, uno dei sei insospettabili incensurati finito in manette nell’ambito dell’operazione «Jia», «Falso» in cinese, che ha smantellato un’organizzazione che consentiva da almeno un anno e mezzo a centinaia di cinesi clandestini di raggiungere la provincia di Ragusa per ottenere in maniera illecita permessi di soggiorno validi per il ricongiungimento familiare. Giovanni La Terra si è detto estraneo ai fatti, disconoscendo l’esistenza della presunta organizzazione in seno alla quale, stando alle indagini della Squadra mobile, avrebbe avuto il compito di preparare falsi contratti di locazione per i cinesi assieme al figlio Giuseppe, pure lui arrestato e rimesso in libertà. Ieri è stato interrogato pure l’ex presidente e attuale vice presidente del Comiso calcio Salvatore Di Stefano, che ha chiarito la propria posizione in merito alla vicenda, rispondendo a tutte le domande del magistrato e ammettendo parzialmente i fatti, disconoscendo comunque l’esistenza dell’organizzazione e senza aver mai percepito denaro, ma solo promesse di compensi.

L’uomo, che nel sodalizio fungeva da finto datore di lavoro, resta per il momento ai domiciliari assieme al dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale 7 Giorgio Cappello, che effettuava tra l’altro false attestazioni d’idoneità igienico sanitaria di alloggi inesistenti utili alla regolarizzazione dei clandestini, e al faccendiere Antonino Di Marco, factotum dell’organizzazione. Anche questi ultimi due hanno chiarito la loro posizione nell’ambito degli interrogatori. Cappello ha riferito al gip di aver fatto alcune cortesie a Di Marco, suo amico, che, nella qualità di titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche, avrebbe chiesto a Cappello di produrre certificati per immobili, compito che il funzionario avrebbe svolto più volte senza i necessari sopralluoghi ma fidandosi sulla parola e comunque disconoscendo l’esistenza dell’organizzazione. Si era invece dichiarato estraneo ai fatti il cinese Qiyin Zhu, che, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stato la mente pensante del gruppo.

Il cinese, l’unico dei sei arrestati ad essere stato rinchiuso in cella, aveva rigettato tutte le accuse nel corso dell’interrogatorio in carcere, dove il magistrato ha deciso di lasciarlo. L’avvocato Maria Platania ha avanzato richiesta di revoca della custodia cautelare al tribunale del riesame di Catania, che si pronuncerà tra circa una settimana. Anche gli altri difensori, tra cui gli avvocati Carmelo Di Paola e Maurizio Catalano, hanno presentato richiesta di revoca delle ordinanze di custodia cautelare per i rispettivi assistiti.