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RAGUSA - 05/02/2014
Cronache - Operazione all’alba contro un’associazione finalizzata a regolarizzare immigrati

VIDEO - Cinese permessi di soggiorno si dice innocente

Capo del gruppo, un cinese, il dipendente Asp Giorgio Cappello, il vice presidente del Comiso calcio Salvatore Di Stefano e i congiunti Giovanni e Giuseppe La Terra, padre e figlio
Foto CorrierediRagusa.it

Si è dichiarato estraneo ai fatti il cinese Qiyin Zhu, arrestato dalla Squadra mobile assieme ad altri cinque insospettabili incensurati nell’ambito dell’operazione «Jia», «Falso» in cinese, che ha smantellato un’organizzazione che consentiva da almeno un anno e mezzo a centinaia di cinesi clandestini di raggiungere la provincia di Ragusa per ottenere in maniera illecita permessi di soggiorno validi per il ricongiungimento familiare.



Un sodalizio, che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto in Zhu la mente pensante. Il cinese, però, come accennato, ha rigettato tutte le accuse nel corso dell’interrogatorio in carcere, dove il magistrato ha deciso di lasciarlo. L’avvocato Maria Platania ha a questo punto avanzato richiesta di revoca della custodia cautelare al tribunale del riesame di Catania, che si pronuncerà tra circa una settimana. Zhu è stato finora l’unico ad essere stato sentito dal giudice, perché è il solo in cella. Agli altri cinque arrestati, che saranno sentiti oggi, sono difatti stati concessi i domiciliari. Si tratta di un dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale 7, Giorgio Cappello, dell’ex presidente del Comiso calcio Salvatore Di Stefano, del faccendiere Antonino Di Marco, factotum dell’organizzazione, e di Giovanni e Giuseppe La Terra, padre e figlio. Questi ultimi due preparavano falsi contratti di locazione per i cinesi, mentre Cappello, in qualità di tecnico della prevenzione dell’Asp, effettuava tra l’altro false attestazioni d’idoneità igienico sanitaria di alloggi inesistenti utili alla regolarizzazione dei clandestini. Di Stefano era invece un finto datore di lavoro connivente.

LA CRONACA DELL´OPERAZIONE
Dalla Cina a centinaia, grazie a un giro fittizio di permessi di soggiorno. Due anni di indagini condotte dall’Ufficio immigrazione coordinato dal vice questore Alfonso Capraro, in sinergia con la Squadra mobile di Ragusa sono state concluse da un blitz dai poliziotti della Mobile coordinati dal vice questore Antonino Ciavola a compimento dell’operazione denominata «Jia», «Falso» in cinese. Gli arresti sono sei, ma le porte del carcere le ha varcate solo un indagato, il cinese Qiyin Zhu, noto come «Stefano», privo di cellulare per non essere intercettato, ritenuto il capo e la mente dell’organizzazione. Gli altri componenti del clan finiti agli arresti domiciliari sono l’ex presidente del Comiso calcio Salvatore Di Stefano, finto datore di lavoro connivente, il faccendiere Antonino Di Marco, factotum dell’organizzazione. Infine Giovanni e Giuseppe La Terra, padre e figlio, preparavano falsi contratti di locazione. I cinesi negli ultimi due anni sono arrivati dalla Cina a centinaia, grazie alla facilità con cui il sestetto riusciva a fare ottenere permessi facili. Tre le componenti per acquisire il diritto a entrare in Italia: possedere un reddito adeguato; avere un alloggio idoneo; avere un lavoro certo. Con questi 3 requisiti venire dal Paese asiatico era facilissimo. Entravano a Ragusa e poi si spostavano al Nord. Tant’è che una donna del Friuli era andata alla Questura di Ragusa per ottenere la validazione del suo permesso! Da questa anomalia gli inquirenti dell’Ufficio immigrazione hanno scoperchiato la pentola del malaffare immigrazione. Secondo quanto riferito dal sostituto procuratore della Dda Vincenzo Serpotta, dal questore Giuseppe Gammino e dal dirigente la Squadra Mobile Antonino Ciavola, occorreva sborsare fino a 9mila euro a testa dai cinesi giunti a Ragusa da tutta Italia per ottenere permessi di soggiorno assolutamente validi, ma tramite documentazione fasulla che veniva preparata anche da un dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale 7. Il professionista, Giorgio Cappello, in qualità di tecnico della prevenzione effettuava tra l’altro false attestazioni d’idoneità igienico sanitaria di alloggi inesistenti utili alla regolarizzazione dei clandestini, assunti in maniera fittizia come badanti con l’utilizzo dei nomi di ignari datori di lavoro che cadevano dalle nuvole quando venivano convocati dall’Inps per il versamento dei contributi previdenziali.

Altri cinque incensurati facevano parte dell’organizzazione specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di orientali e smantellata dalla polizia con l’operazione «Jia», «Falso» in cinese, coordinata dalla Dda di Catania. Un sodalizio capeggiato dal cinese Qiyin Zhu, noto come «Stefano», privo di cellulare per non essere intercettato. I domiciliari sono stati concessi all’ex presidente del Comiso calcio Salvatore Di Stefano, finto datore di lavoro connivente, e al faccendiere Antonino Di Marco, factotum dell’organizzazione. Infine Giovanni e Giuseppe La Terra, padre e figlio, preparavano falsi contratti di locazione.

Nella foto in alto da sx Zhu, Cappello, Di Stefano, Di Marco, Giovanni e Giuseppe La Terra