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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 625
RAGUSA - 29/01/2014
Cronache - Dopo l’ispezione di qualche settimana fa all’agenzia 1 di via Archimede

Ispezione Banca d´Italia nella sede centrale della "Bapr"

In queste ore è stata passata al setaccio tutta la documentazione e non solo Foto Corrierediragusa.it

Ancora controlli degli ispettori della Banca d’Italia provenienti da Catania per la «Banca Agricola Popolare di Ragusa». Stavolta gli ispettori si sono concentrati sulla sede centrale di viale Europa dell’istituto di credito più importante e prestigioso della provincia iblea. Qualche giorno fa oggetto dei controlli degli ispettori catanesi della Banca d’Italia era invece stata l’agenzia 1 della «Bapr» di via Archimede, dove avrebbe prestato servizio il direttore di filiale sospeso in via cautelativa con provvedimento interno dei vertici dello stesso istituto di credito proprio a seguito dei controlli, nell’ambito di una presunta violazione della normativa antiriciclaggio. In queste ore gli ispettori della Banca d’Italia hanno invece passato al setaccio tutta la documentazione, e non solo, della sede centrale della «Bapr» di viale Europa, nell’ambito della raccolta di altra corposa documentazione da accludere al fascicolo dell’inchiesta coordinata dalla procura e condotta da mesi, sottotraccia, dalla Guardia di finanza del comando provinciale. Nulla trapela però dal riserbo che caratterizza i controlli degli ispettori della Banca d’Italia giunti per la seconda volta da Catania nel breve volgere di poche settimane, stavolta, come accennato, per controllare la sede centrale della «Bapr», dopo la precedente ispezione all’agenzia 1 di via Archimede.

Il funzionario di fiducia sospeso per due mesi si sarebbe occupato di alcune movimentazioni sospette dalle quali sarebbe scaturito il «congelamento» di capitali liquidi e titoli di credito per oltre un milione di euro, di cui ben 800mila contenuti in un’unica cassetta di sicurezza che sarebbe risultata intestata ad uno dei due imprenditori ragusani coinvolti nella vicenda e le cui posizioni giudiziarie sono al vaglio degli inquirenti della Gdf. Gli unici dati certi sono dati al momento dai controlli degli ispettori della Banca d’Italia e dal provvedimento interno di sospensione per un paio di mesi del direttore di filiale della «Bapr», a quanto pare scaturito da accessi a cassette di sicurezza non rendicontati e attivazioni di fidi e di linee di credito con cifre considerevoli. Un altro filone dell’inchiesta verterebbe sul presunto riciclaggio di denaro sporco di un clan malavitoso del Catanese. Il denaro, si parla di milioni di euro, sarebbe stato «ripulito» periodicamente grazie all’ausilio dei due imprenditori ragusani piuttosto noti. La posizione di uno di loro, che appariva abbastanza marginale, assume quindi un peso ben diverso.

Non è escluso a priori che la «Bapr» potrebbe essere stata utilizzata come un mezzo insospettabile e sicuro per la circolazione di ingenti capitali liquidi. Si vocifera di almeno un fido di oltre 2milioni e mezzo di euro che sarebbe stato accordato ad uno dei due imprenditori coinvolti, al quale si aggiungerebbero altre scoperture di centinaia di migliaia di euro, nell’ambito di operazioni bancarie di un certo rilievo che non sarebbero state annotate nell’apposito registro antiriciclaggio da chi avrebbe avuto il dovere di farlo per legge.

Di recente, tramite una nota fattaci pervenire in redazione dagli avvocati di uno studio legale associato di Catania, la «Bapr» si era chiamata fuori da un collegamento con l’indagine sul riciclaggio di denaro di provenienza illecita, precisando che «Non esiste al momento agli atti nessun coinvolgimento diretto nell’inchiesta della procura su un presunto riciclaggio di denaro di dubbia provenienza». Lo studio legale associato «Mirone & Salanitro» aveva dunque precisato nella nota che «La «Bapr» non c’entra con il presunto e diretto coinvolgimento in procedimenti penali in corso, non trovando alcun riscontro negli atti delle procedure che la banca sia coinvolta in riciclaggio di denaro sporco di provenienza malavitosa».