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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:39 - Lettori online 706
RAGUSA - 24/12/2013
Cronache - Al termine dell’interrogatorio svolto dal giudice Giovanni Giampiccolo

Ricatto sessuale a politico: Marin in cella

Alla presenza dell’avvocato Santino Garufi, George Marin si accolla la responsabilità della vicenda e scagiona la connazionale, subito in libertà con obbligo di dimora. Le indagini potrebbero estendersi
Foto CorrierediRagusa.it

Assistiti dall’avvocato Santino Garufi e alla presenza del giudice Giovanni Giampiccolo, si è svolto l’interrogatorio dei due romeni arrestati con l’accusa di ricatto sessuale ed estorsione nei confronti di un esponente politico nato a Vittoria, che opera in tutto il territorio ibleo e che risiede a Ragusa. Emergono nuovi particolari piuttosto piccanti che potrebbero allargare a macchia d’olio le indagini sul caso che vede coinvolti 3 soggetti: la vittima e i due indagati.

La prima novità riguarda la scarcerazione della donna Veronica Hodorog, 43 anni, solo da 4 giorni in Italia, tanto che per rispondere al giudice è stato necessario ricorrere all’interprete. La romena già ieri stesso è stata rimessa in liberta su richiesta dell’avvocato Santino Garufi, ma ha l’obbligo di dimora, probabilmente presso un’amica residente a Comiso.

La donna avrebbe avuto un ruolo marginale, rispetto al connazionale George Marin, 30 anni (che rimane in carcere), il quale si è accollato tutta la responsabilità del reato, scagionando, di fatto, la sua complice, che avrebbe avuto il compito di scendere dalla macchina per prelevare i soldi dal posto concordato, nei pressi della rotatoria d’ingresso a Comiso, prima che scattasse il blitz dei Carabinieri del Comando provinciale di Ragusa coordinato dal capitano Carmine Gesualdo.

Secondo quanto emerso dal primo interrogatorio, l’idea del ricatto sarebbe scattata in seguito all’acquisto di un telefonino che conteneva foto molto esplicite in cui si vede il politico-imprenditore comisano sdraiato senza indumenti su un divano in compagnia di due donne. Foto inequivocabili, un’arma micidiale per convincere la vittima a sborsare la cifra richiesta pattuita (la prima era di 100 mila euro), magari in diverse rate di piccola quantità, per riacquistare la serenità perduta da quegli scatti compromettenti pronti a finire sul web a disposizione dei navigatori di internet.

L’altro elemento di forte rilievo investigativo, è il grande lavoro di intelligence compiuto dai carabinieri coordinati dal capitano Gesualdo, che indagando verso altri filoni si sono ritrovati sulla pista del ricatto a sfondo sessuale che teneva sotto scacco la vittima comisana. Da qui la presunzione di leggere oltre le righe delle dichiarazioni rese dagli inquirenti, quando affermano che le indagini non sono ancora concluse e che presto altri particolari più piccanti potrebbero emergere.
Nella foto sopra, i due arrestati

"CACCIA" AL POLITICO COMISANO A "LUCI ROSSE"
Lo scandalo a sfondo sessuale in cui è rimasto coinvolto il politico-imprenditore comisano, che dicono non superi ancora i 60 anni, assomiglia nel suo piccolo al caso Marrazzo. L’unica differenza è che il Marrazzo beccato e ricattato nel 2009 durante l’esercizio dei trasgressivi piaceri sessuali era il governatore della Regione Lazio, mentre il protagonista casmeneo dell’operazione «Red Hot» ha fatto politica esclusivamente nell’ambito provinciale, per avere avuto ruoli politici e amministrativi solo nel capoluogo ibleo. In ogni caso, sempre di personaggi pubblici si tratta.

Ed è proprio questo che scatena la prurigine collettiva. E’ voglia spasmodica di conoscere le generalità del politico che in fondo nutre le stesse voglie trasgressive di soggetti pubblici e privati, cioè di un qualsiasi comune mortale. A Comiso, da quando i Carabinieri di Ragusa hanno dato la notizia dell’arresto della coppia romena che utilizzava l’arma del ricatto per estorcere soldi contro l’uomo pubblico, è caccia al politico col vizietto di andare a prostitute per il tramite di internet. Chi è? Di piccolo o grande cabotaggio?

La «destra» ha guardato a «sinistra». La «sinistra» ha indagato a «destra» bypassando il «centro». Sospetti a destra e manca, magari entrambe pronte a utilizzare l’arma dello scandalo contro l’avversario. E se il «bunga bunga» a pagamento comisano, la cui tariffa del ricatto era stata fissata in 100 mila euro per non mettere in video le immagini compromettenti, non fosse né di destra, né di centro e né di sinistra? Nessuno sa chi è, nessuno lo dirà mai, perché l’onore e la dignità della famiglia primeggiano su tutto, anche se l’apertura del processo a carico degli indagati, quand´anche fosse svolto a porte chiuse, porterà inevitabilmente alla ribalta particolari e protagonisti. Per ora è gran parlare e ansia di sapere: un po’ come dar la caccia al vincitore del superenalotto milionario. Fra qualche giorno il caso scemerà, fino a diventare solo oggetto di «dibattito» familiare.