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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 565
RAGUSA - 19/11/2013
Cronache - Revocato in autotutela il provvedimento di assegnazione all’asta della casa di Guarascio

Case all´asta: turbativa e usura?

Dopo le perquisizioni negli studi di avvocati e commercialisti, emergono nuovi particolari Foto Corrierediragusa.it

Il mondo delle esecuzioni immobiliari ha subito un terremoto senza precedenti in quest’ultimo mese. Prima per il caso Guarascio e adesso per l’imprenditore Angelo Giacchi. Soggetti che svolgono attività forense e di consulenza tremano man mano che l’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, e adesso anche dalla Questura di Ragusa, si allarga a macchia d’olio. Al punto da aprire canali che attraversano il Mediterraneo per approdare a Malta, l’isola dei Cavalieri. Venerdì scorso ufficiali della Guardia di finanza di Ragusa hanno depositato in Procura l’informativa di reato sul caso Guarascio. La Procura ha proposto al giudice dell’esecuzione l’emissione di un provvedimento di revoca in autotutela riguardo all’assegnazione della casa di Giovanni Guarascio, il muratore che ha dato la stura al fenomeno suicidandosi con il fuoco in via Brescia, davanti all’abitazione dalla quale doveva essere sfrattato dopo averla persa all’asta. A seguito delle indagini svolte dalle «fiamme gialle», infatti, sulle modalità di vendita all’incanto sarebbero emersi dei vizi di procedura. Un termine giuridichese ma elegante per non dire di altro più grave.

Difatti, è della settimana scorsa la notizia trapelata dalla Procura circa le perquisizioni effettuate negli studi e nelle abitazioni private di alcuni professionisti (avvocati e commercialisti di Ragusa e Vittoria) che frequentano assiduamente il Tribunale e che avrebbero avuto un ruolo primario nel giro delle vendite all’asta. S’ipotizzano i reati di turbativa d’asta e di usura, nel momento in cui entrano in azione terzi soggetti nella qualità di prestanome e «prestasoldi» a tassi che si possono definire usurai.

Il caso Giacchi è diventato caso nazionale. Oggetto di attenzione mediatica ad alto livello che porterà alla ribalta nuovi particolari. Dopo la prima asta andata deserta il 4 novembre scorso, che doveva aggiudicare beni pari a 500 milioni, il giudice per le esecuzioni immobiliari ha fissato per l’11 dicembre una nuova esecuzione, già andata deserta l’11 settembre scorso. L’11 dicembre dovranno andare in vendita all’asta altri beni dell’azienda Giacchi consistenti in 2 appartamenti, due centri di confezionamento per prodotti ortofrutticoli, 1 terreno edificabile di circa 3 mila metri quadri. Come finirà a dicembre dentro lo studio di un commercialista di Modica, incarico di mettere all’asta i beni citati? A fronte di un patrimonio di circa 6 milioni di euro, Giacchi ha un debito di circa un milione di euro. Ieri l’imprenditore ha protestato davanti alla sede della Banca d’Italia a Ragusa ed è stato ricevuto dal direttore Mario Coco. Giacchi fa emergere il rapporto bancario intercorrente fra la sua azienda e gli istituti Monte Paschi di Siena e Carige, le due banche che avrebbero chiuso i rubinetti del credito. «Ho ricevuto la solidarietà del direttore della Banca d’Italia- dice Giacchi- ma vorrei che qualcuno mi spiegasse perché le aste di vendita le fissano puntualmente ogni 3 mesi mentre l’azione giudiziaria per anatocismo nei confronti delle banche viene puntualmente rinviata di 6 mesi in 6 mesi».

La notizia continua a fare il giro della provincia, addirittura è stato avviato una sorta di totonomi, ma altri particolari non vengono rivelati né dalla Guardia di finanza né dal sostituto procuratore Marco Rota che detiene la titolarità dell’inchiesta. Probabilmente il quadro non è ancora chiaro del tutto e nemmeno chiuso.

Nella foto in alto Angelo Giacchi e alcuni sostenitori