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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 692
RAGUSA - 16/11/2013
Cronache - Si prevedono sviluppi clamorosi nell’indagine relativa alle esecuzioni immobiliari

Case all’asta: perquisizioni a tappeto

Sequestrati documenti e numeri di conti correnti attraverso i quali transitava denaro verso Malta. Per mezza dozzina di professionisti (avvocati e commercialisti di Ragusa e Vittoria) si ipotizza il reato di turbativa d’asta
Foto CorrierediRagusa.it

Vendite di case all’asta, la bomba è pronta per esplodere. Studi professionali e abitazioni di avvocati e commercialisti di Vittoria e Ragusa sono stati perquisiti dalla Guardia di finanza e dalla Polizia. E’ successo la settimana scorsa, ma la notizia è filtrata ieri dagli uffici della Procura che coordina le indagini, titolare il sostituto procuratore Marco Rota.

Gli inquirenti hanno acquisito documenti importanti e numeri di conti correnti dove sarebbero transitati soldi attraverso un canale estero, forse Malta. Sui nomi top secret, ovviamente, ma secondo indiscrezioni si tratterebbe di una mezza dozzina di professionisti fra avvocati e commercialisti. Un grosso studio associato di Ragusa e diversi legali specializzati esclusivamente nelle vendite di beni immobili all’asta. In ogni caso, legali che frequentano assiduamente il Tribunale di Ragusa per curare l’asta di immobili che vengono sottratti a imprenditori in difficoltà economiche che non hanno potuto onorare gli impegni con banche e creditori.

Il reato che viene contestato a questi soggetti adesso sotto indagine è turbativa d’asta. Un meccanismo odioso attraverso il quale le case messe all’asta non trovano acquirenti fino a quando il valore reale del bene non viene abbattuto del 70 per cento. A quel punto spuntano soggetti che si aggiudicano l’asta comprarndo a buon prezzo magari a favore di un terzo acquirente prima rimasto nell’ombra.

Un fenomeno che è esploso prima dell’estate con il caso Guarascio, il muratore che si è ucciso dandosi fuoco davanti all’ufficiale giudiziario che gli stava notificando il provvedimento di sfratto per lasciare la casa che si era costruito con enormi sacrifici (nella foto il giorno della tragedia). Le figlie di Guarascio fecero denunce forti tirando il ballo alcuni uffici legali pronti a speculare senza scrupoli sulle sventure altrui. Il procuratore Carmelo Petralia aprì un’inchiesta che affidò alla Guardia di finanza, continuata sotto il comando del colonnello Alessandro Cavalli.

Se per un po’ di tempo l’inchiesta era rimasta a giacere sui tavoli della Procura, il nuovo caso Giacchi, che ha fatto lo sciopero della fame in Prefettura per difendere 4 case, un garage e 150 mila metri quadri di serre ha dato una nuova spinta all’indagine che in questi giorni ha prodotto clamorosi sviluppi con la perquisizione negli studi e nelle case di abitazioni di circa 6 professionisti. L’indagine è in dirittura d’arrivo e non è escluso che Guardia di finanza e Polizia rivelino altri particolari nel corso di una conferenza stampa che si dovrebbe tenere la prossima settimana.


20/11/2013 | 18.56.29
marcello bellaera

A quel che scrive il signor Piccione le soluzioni al problema esistono ma non vengono applicate?


16/11/2013 | 9.45.56
luigi piccione

"A seguito di svolgimento di cinque aste senza aggiudicazione, va giudicato assolutamente ingiusto e inaccettabile un ulteriore abbattimento del prezzo di vendita che finirebbe con il consentire una svendita a prezzo vile della proprietà della parte debitrice, con il rischio di danneggiare il ceto creditorio; ciò, in conformità all´art. 586 c.p.c., a mente del quale "avvenuto il versamento del prezzo il giudice dell´esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto". A determinare una tale (non infrequente) situazione è la particolarissima situazione economica in cui è venuta a trovarsi l´Italia e la crisi profonda in cui versa il mercato immobiliare, che ha ad oggetto un bene notoriamente preso di mira da sempre più pesanti imposte ed oneri, diretti ed indiretti. In considerazione degli anni trascorsi dall´inizio della gravissima crisi economica che affligge il Paese può reputarsi ottimisticamente congruo un differimento di dodici mesi per tentare una nuova asta a un prezzo diverso e migliore."
Così è massimata la recente sentenza del 9.5.2013 del Tribunale di Roma, Sez. di Ostia.
Mi pare, dunque, che il tristissimo fenomeno potrebbe essere, ancora più proficuamente, combattuto a monte.