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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:03 - Lettori online 1281
RAGUSA - 15/11/2013
Cronache - Indagano Guardia di finanza e Polizia

Inchiesta aste giudiziarie in provincia: sequestro documenti

Tra i vari punti sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori la prassi seguita per mettere all’asta i beni pignorati ai debitori

Sequestro di materiale cartaceo ed altra documentazione negli uffici di professionisti della provincia di Ragusa che hanno a che fare con il settore delle aste giudiziarie, di recente tornato alla ribalta con lo sciopero della fame e della sete di Giacchi e Cirnigliaro (il primo imprenditore agricolo e il secondo esponente politico) attuato a poi sospeso in prefettura. Il sequestro del materiale si inquadra nell’indagine in corso da parte di Guardia di finanza e Polizia su presunte metodologie poco chiare utilizzate nella provincia iblea per le aste giudiziarie. Tra i vari punti sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori la prassi seguita per mettere all’asta i beni pignorati ai debitori, che poi sarebbero messi in contatto con i papabili acquirenti per concordare una transazione per la rinuncia all’acquisto. Per raggiungere l´obiettivo pare che la prassi consista nel disertate le prime convocazioni delle aste giudiziarie, per poi acquistare i beni con una svalutazione considerevole di quasi il 60/70% del reale valore del bene messo all’asta.

Non si escluderebbero presunti collegamenti con fenomeni di usura. Basterebbe, come accennato, che colui che intende riacquistare il proprio bene si rivolga al nuovo acquirente, disponibile alla cessione-vendita, anche con il prestito di somme di denaro a strozzo. Pare infine che per sviare i sospetti siano stati attivati conti correnti di appoggio all’estero.