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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1391
RAGUSA - 09/07/2013
Cronache - I militari hanno perquisito case ed uffici degli indagati

Sono 5 gli indagati nella maxi truffa a Ue

Mettevano a disposizione appezzamenti di terreno per il pascolo e nel contempo accedevano ai fondi erogati grazie ad autocertificazione fasulle Foto Corrierediragusa.it

In esito alle perquisizioni condotte dai Carabinieri di Ragusa nell’ambito delle indagini che i militari di Monterosso Almo stanno conducendo sul pascolo fittizio finalizzato ad intascare i soldi dei fondi comunitari per l’agricoltura, è stato identificato ed indagato un quinto soggetto, S.L., 63enne agronomo di Militello in val di Catania, ex dipendente di un centro di assistenza agricola etneo, che si aggiumnge agli altri quattro indagati.

Presso la sua abitazione a Militello i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato parecchi documenti che, aggiunti a quelli sequestrati presso gli altri domicili/uffici, parrebbero delineare un interessante quadro d’insieme che meglio potrà far luce sul ruolo rivestito da ciascuno degli indagati nella vicenda.

Non è al momento ben chiaro come il 63enne agronomo militellese possa aver avuto completo accesso alla banca dati dell’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) della quale era privo di credenziali d’accesso. Ravvisandosi un illecita gestione di quest’ultime, egli è stato – oltre che per gli altri reati in concorso con i primi quattro indagati – anche indagato per accesso abusivo a un sistema telematico (art. 615-ter del codice penale), in concorso con l’altro consulente indagato, il catanese G.A.

Le ipotesi di reato per cui si procede invece per tutti sono la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, continuati e in concorso

IL MECCANISMO DELLA TRUFFA
Mettevano a disposizione appezzamenti di terreno per il pascolo e nel contempo accedevano ai fondi erogati dall´Unione Europea grazie ad autocertificazione fasulle che hanno messo a disposizione di due allevatori monterossani. Era tuttavia una truffa perchè le 170 particelle catastali di cui un 31enne allevatore vizzinese, una 70enne allevatrice di Militello e due consulenti agricoli di Lentini e Catania hanno "offerto" sul mercato erano fittizie perchè non di loro proprietà. I terreni in questione si trovano lungo un vasto raggio che parte da Militello ed attraverso Mineo, Bronte, Caltagirone, Vizzini e Niscemi arriva ad Aidone. I Carabinieri del Comando provinciale di Ragusa hanno eseguito perquisizioni domiciliari per venire a capo del raggiro dopo l´emissione del decreto di perquisizione nei confronti dei quattro indagati, tra cui figura la madre di un messinese considerato un esponente di spicco del clan di Capizzi e collegato a Cosa nostra catanese. L´ipotesi di reato è di truffa aggravata. L´indagine è partita già lo scorso anno a seguito di alcune segnalazioni di qualche agricoltore di Monterosso ed avevano già denunciato i quattro

I militari hanno perquisito dunque case ed uffici degli indagati a Catania, Militello, Lentini e Vizzini alla ricerca dei documenti mendaci presentati all’Agea al fine di percepire indebitamente i sussidi per il pascolo dei bovini. Il settore delle erogazioni pubbliche in agricoltura è molto delicato e la provincia iblea, insieme ai territori limitrofi, è a rischio per la vocazione fortemente agricola del territorio, caratterizzato dalla presenza di enormi terreni di pascolo, più di mille aziende agricole e parecchie decine di migliaia di bovini.