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RAGUSA - 06/11/2012
Cronache - Ad agire i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale

"Chimera 2": ordinanze in carcere per 4

Il gip del Tribunale di Catania, concordando con quanto richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha ritenuto necessaria l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei quattro già detenuti per aver commesso altri reati
Foto CorrierediRagusa.it

Operazione "Chimera 2" in provincia di Ragusa: i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale hanno notificato, nelle case circondariali di Catania-Bicocca e Ragusa, ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Guastella, 50enne comisano, pregiudicato; Lorenzo Licausi, 62enne comisano; Nunzio Di Bennardo, 37enne comisano, pregiudicato e Salvatore Servo, 38enne nato a Palagonia, nel Catanese, ma residente a Comiso, pregiudicato.

Il gip del Tribunale di Catania, concordando con quanto richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha ritenuto necessaria l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei quattro già detenuti per aver commesso altri reati. Guastella era recluso a Ragusa dal 16 luglio scorso poiché trovato in possesso di un kalashnikov ed un fucile semiautomatico Jager cal.7,65, arrestato in flagranza di reato assieme a Servo e altre 7 persone del medesimo contesto familiare, rimasto in carcere per essersi assunto la responsabilità del reato.

Licausi veniva arrestato il 17 settembre 2011 e successivamente condannato, poiché ritenuto il reale possessore-proprietario-detentore della «santabarbara» rinvenuta in data 8 gennaio 2011 nella disponibilità di Giuseppe Vona, che veniva tratto in arresto per detenzione di 4 pistole, una carabina e diverse munizioni.

Di Bennardo era stato arrestato in flagranza di reato di spaccio di cocaina dai Carabinieri della Stazione di Comiso in data 17 settembre scorso. Servo, già arrestato in data 16 luglio scorso per la detenzione ed il porto del kalashnikov e del fucile Jager e scarcerato in data 3 agosto poiché Guastella si era accollato la responsabilità, è detenuto in forza del fermo di indiziato di delitto di associazione mafiosa e tentate estorsioni, provvedimenti eseguiti il 1° ed il 25 di ottobre scorsi.

Questa operazione segue quella portata a compimento il 1° ottobre scorso allorquando altri 5 complici della stessa organizzazione furono sottoposti a fermo di indiziato di delitto (successivamente tramutato in ordine di custodia cautelare in carcere il 25 ottobre scorso) a ragione dell’accertata escalation della commissione di alcuni gravi reati di natura estorsiva mediante incendi e con l’intento di far uso eclatante di armi, oltre al pericolo di fuga giustificato da alcune conversazioni intercettate dalle quali si capiva che alcuni sodali erano pronti alla latitanza.

In particolare, ai primi due viene contestato l’art. 416 bis, per aver fatto parte, in concorso con Mario Campailla, Francesco Razza, Salvatore Servo e Daniele Silvio Izzia ed altre persone allo stato non ancora identificate, dell’associazione di stampo mafioso riconducibile, in forza della pregressa appartenenza di parte dei consociati, a quella denominata clan «Dominante» rappresentante la cosiddetta «Stidda», avente l’epicentro operativo a Comiso, organizzata da Mario Campailla, dalla data della sua scarcerazione, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti, in specie estorsioni, contro il patrimonio e la persona ed altresì alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti.

A Guastella viene contestato, inoltre, in concorso con Campailla e Servo la detenzione ed il porto di un’arma da guerra (kalashnikov) e di un’arma comune da sparo clandestina in quanto priva di contrassegni, sigle o numeri di matricola (fucile Jager 7,65), con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa di appartenenza nella gestione relativa ai traffici illeciti sul territorio di Comiso.

A Di Bennardo viene contestata una tentata estorsione in concorso con Campailla, Servo e Massimo Scalambrieri, poiché in data 14 settembre Di Bennardo, assieme a Servo, si recava in uno studio professionale di Comiso e chiedeva a titolo estorsivo la consegna di una somma di denaro di 10mila euro. Al rifiuto della vittima, la notte tra il 17 ed il 18 settembre successivi, Campailla, Servo e Scalabrieri si recavano nello studio professionale e collocavano innanzi al portone un bidone di benzina con un accendino legato sul manico, a scopo intimidatorio. A Servo, inoltre, viene contestata una ulteriore tentata estorsione di 2mila euro ai danni di un imprenditore di Comiso, commessa lo scorso 20 settembre.

Nella foto in alto da sx Di Bennardo, Guastella, Licausi e Servo