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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 861
RAGUSA - 20/10/2012
Cronache - Pubblicata la sentenza di assoluzione che mette la parola fine alla vicenda giudiziaria

Tribunale assolve con formula piena oncologo Iacono

Nessun peculato né abuso di potere, il primario di Oncologia è stato vittima di dissapori e contrasti interni. Il pubblico ministero Claudia Maone dà ragione alla difesa. L’avvocato di parte civile dell’Asp 7, Angelo Pennisi, aveva chiesto la condanna e il risarcimento dei danni
Foto CorrierediRagusa.it

Con la pubblicazione della sentenza di «assoluzione con formula ampiamente liberatoria» del dott. Carmelo Iacono (foto), primario di Oncologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, in ordine a tutti i reati contestati allo stesso, si chiude definitivamente una brutta pagina della sanità ragusana. Il «caso» sanitario arriva all’epilogo dopo 13 anni di dibattimento. E viene fuori che il primario, in tutta la vicenda giudiziaria, è stato vittima di dissapori e di contrasti interni nel settore sanitario.

«Tredici anni di umiliazioni- si sfoga il primario di Oncologia- per vedersi riabilitato e riconosciuto professionista onesto nel proprio lavoro, impegnato a far crescere una struttura che è oggi un fiore all’occhiello della nostra sanità al servizio di malati che hanno bisogno di amore, attenzione e cure particolari».

A rendere nota la sentenza di assoluzione appena pubblicata, è lo stesso dott. Iacono. Dall’estratto della sentenza si evince come il Tribunale, presidente Andrea Reale, a latere Rosanna Scollo e Ivano Infarinato, motiva il verdetto assolutorio nei confronti del dott. Iacono, accusato di peculato nella veste di primario della Divisione di Oncologia del «Civile» di Ragusa.

Secondo l’accusa, Carmelo Iacono, abusando della sua qualità, programmava e attuava all’interno dell’Oncologia esami di competenza della Chirurgia; «induceva le pazienti a promettergli indebitamente denaro quale corrispettivo per le prestazioni chirurgiche al seno da effettuare presso la Casa di Cura Valsalva e Gretter di Catania, ove accettavano di farsi operare in dipendenza del comportamento inducente sopra descritto».

La sentenza assolutoria ribalta tutte le accuse, al punto che il pubblico ministero Claudia Maone chiede l’assoluzione per i capi d’imputazione perché il fatto non sussiste. Il difensore di parte civile dell’Asp 7, rappresentato dal avvocato Angelo Pennisi aveva chiesto la condanna alla pena di legge ed al risarcimento dei danni come da comparsa conclusionale e nota spese in atti. La sentenza, invece, dà ragione alla richiesta della difesa, e cioè assoluzione con formula piena perché i fatti non sussistono.

Nella sentenza appena pubblicata, si legge invece che «dall´istruttoria dibattimentale è emerso con chiarezza che la decisione della direzione sanitaria e generale dell´ospedale civile di Ragusa di limitare l´attività chirurgica del primario del reparto di oncologia rispondeva più a logiche di contrasto e di dissapori interni, piuttosto che ad una concreta esigenza di efficienza e di professionalità».