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RAGUSA - 30/06/2012
Cronache - Dopo 16 anni concluso il processo a carico del presidente dell’Associazione oncologica iblea

«Il fatto non sussiste», assolto primario Carmelo Iacono

Il primario: «Chi mi ripaga del fango che mi è stato buttato addosso per 16 anni? Questo processo è già una pena scontata senza motivo»
Foto CorrierediRagusa.it

Il dottor Carmelo Iacono (nella foto), primario di Oncologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, nonché presidente nazionale dell’Associazione nazionale oncologia medica, è stato assolto con formula piena dall’accusa di peculato e concussione dal Tribunale di Ragusa, presidente Andrea Reale (a latere Rosanna Scollo e Ivano Infarinato).

Per il primario è la fine di un’odissea durata 16 anni. Lo stesso pubblico ministero Claudia Maone, al termine dell’istruttoria dibattimentale, ha concluso la sua requisitoria con la richiesta di assoluzione perché «il fatto non sussiste», proprio come chiedeva l’avvocato del dottore Iacono, Carmelo di Paola. Una pronunciamento in totale contrasto con la richiesta di condanna fatta dall’avvocato dell’Asp 7 (che si era costituita parte civile) Angelo Pennisi di Catania.

Al termine del dibattimento processuale è emerso che a carico del medico non c’è stata una denuncia esterna, nessuna paziente ipotetica parte lesa si è costituita parte civile e che nessun testimone del pubblico ministero ha portato accuse contro il dottore Iacono. "Il mio avvocato- dice il medico- ha rinunciato persino a far sentire i testimoni a favore. E adesso chi mi ripaga del fango che mi è stato buttato addosso per 16 anni? Questo processo è già una pena scontata senza motivo. Chi ripaga lo Stato per l´impegno e le risorse profuse inutilmente a dimostrare la colpevolezza di un innocente? Forse qualcuno di quelli in divisa che si pavoneggiano ed esprimono potere a destra e manca pagherà qualcosa? Non ci credo».

L’odissea del dottor Iacono cominciò nel 1997, quando il medico esercitava la sua professione presso l’Unità operativa oncologica del «Civile» di Ragusa. Secondo l’accusa sostenuta dai Nas, avrebbe programmato esami nei confronti di 37 pazienti presso la struttura sanitaria di Ragusa per poi effettuare l’intervento chirurgico in cliniche private di Catania. Ci sono voluti 16 anni per affermare il contrario. I tempi della giustizia. Un motivo di riflessione per affermare che prima della conclusione di un processo bisogna essere cauti nell’emettere sentenze assolutorie o di colpevolezza.