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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 1026
RAGUSA - 29/10/2011
Cronache - I fatti si riferiscono al 2007 quando il parlamentare Pdl era alla guida del Consorzio autostradale Siciliano

Presidenza Cas: rinvio a giudizio per Nino Minardo

L’imputazione di omicidio colposo anche per altri quattro funzionari del Consorzio per "aver cagionato la morte" di una giovane di Naso

Quattro funzionari del Cas ed il presidente Nino Minardo, in carica nel 2007, sono stati rinviati a giudizio dal Gup presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. I cinque, in concorso tra di loro, devono rispondere di omicidio colposo per la morte di una studentessa di Naso, Emanuela Pruiti Cairello di 18 anni.

La giovane infatti perse la vita in prossimità dello svincolo di Milazzo nel pomeriggio del 4 settembre del 2007 per quello che la perizia ordinata dalla Procura ritiene l’inadeguatezza delle barriere di protezione laterale della A 20 che hanno reso insicura la percorribilità del tratto autostradale dove avvenne l’incidente mortale.

A giudizio sono stati rinviati l´ex presidente del Cas,Nino Minardo 37 anni, (poi dimessosi perché eletto deputato nazionale); il direttore tecnico e di esercizio del Cas Felice Siracusa 63 anni, originario di Merì; il responsabile tecnico dell´A20 Gaspare Sceusa 55 anni di Barcellona; il responsabile dell´assistenza e della sicurezza delle autostrade Nunzio Cocivera 69 anni di Messina; il responsabile del tratto autostradale Messina - Milazzo, Giovanni Seminara, 67 anni di Milazzo. Tutti sono imputati, in concorso tra loro, per omicidio colposo.

Dalle risultanze emerse dalla perizia è stato stabilito che l´auto non aveva alcun difetto tecnico e nemmeno di frenata. In ultimo un secondo Gip, il dottor Antonino Zappalà, aveva ordinato un supplemento d´inchiesta. I nuovi accertamenti peritali sono consistiti in una prova tecnico virtuale sulla tenuta delle barriere laterali nel caso le stesse fossero state adeguate per tempo alla normativa vigente. Il risultato del supplemento di perizia non avrebbe sortito esiti favorevoli agli imputati, tanto che è stato disposto il rinvio a giudizio. Agli indagati si contesta "di aver cagionato la morte della ragazza» che «a causa del cedimento della barriera di protezione laterale finiva nella sottostante scarpata».