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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 894
RAGUSA - 05/06/2011
Cronache - La decisione del collegio del tribunale di Ragusa

Fecero esplodere palazzina, assolti Di Stefano e Orlandi

Con la formula per non aver commesso il fatto
Foto CorrierediRagusa.it

Dopo poco più di un’ora di camera di consiglio il Tribunale collegiale di Ragusa ha assolto per non aver commesso il fatto Sebastiano Di Stefano, 52 anni, imprenditore, difeso dal Prof. Enzo Musco e dall’avv. Gianluca Gulino, e Sergio Orlandi, 49 anni, fabbro, difeso dall’avv. Alessandro Agnello, dalla gravissima accusa di aver collocato all’interno dell’appartamento di Giovanni Spatuzza, sito a Marina di Ragusa, un ordigno esplosivo cagionando il crollo dello stesso ed altresì il danneggiamento dei tre appartamenti siti al piano superiore del medesimo stabile.

I fatti risalgono al 28 ottobre 2008, allorquando intorno alle 18.00, a causa dell’esplosione e dell’incendio che ne derivava, venivano allertati i Vigili del Fuoco di Ragusa. Giungevano altresì i Carabinieri di Ragusa, che immediatamente iniziavano le indagini. I sospetti degli inquirenti si dirigevano immediatamente nell’ambiente lavorativo dello Spatuzza, imprenditore del settore funebre, addensandosi massimamente sul Di Stefano, imprenditore nel medesimo settore, a causa dei noti dissapori tra i due. Nel corso delle indagini emergeva anche la figura dell’Orlandi, legato da rapporti assai stretti con il Di Stefano. I due tra l’altro gestivano in quel periodo a Ragusa una pista per il pattinaggio sul ghiaccio.

Sulla scorta di alcune telefonate intercorse tra i due, il 26 gennaio del 2009 l’Orlandi veniva fermato dai Carabinieri di ritorno da Catania ed a bordo dell’auto veniva rinvenuto un ordigno artigianale contenente 630 grammi di polvere pirica. Tratto in arresto in flagranza per violazione della legge sugli esplosivi, l’Orlandi si difendeva dicendo che era sua intenzione far rinvenire l’ordigno dal servizio di vigilanza della pista di ghiaccio, che era in fortissime perdite economiche, al fine di ottenere un risarcimento assicurativo.

Per gli inquirenti, invece, l’ordigno sarebbe dovuto servire per qualche attentato dinamitardo e tale circostanza veniva dagli stessi posta in relazione all’esplosione avvenuta qualche mese prima a Marina di Ragusa, anche in forza di alcuni dialoghi poco chiari intercorsi tra lo stesso Orlandi e sua moglie all’interno della sala colloqui del carcere nel corso dei quali veniva fatto anche il nome di Distefano. Così, nel luglio del 2009, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ragusa emetteva ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Distefano e di Orlandi ritenendoli gravemente indiziati anche per l’attentato a Marina di Ragusa. Nel corso del dibattimento, durato circa un anno, entrambi gli imputati hanno sempre professato la loro innocenza rispetto a quest’ultimo fatto.

Il Di Stefano si è anche detto estraneo rispetto alla detenzione dell’ordigno da parte di Orlandi. All’udienza del 17 maggio il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati per tutti i fatti loro ascritti chiedendone la condanna ad otto anni di reclusione. I proprietari degli appartamenti andati distrutti, costituitisi parti civili, avevano insistito per la condanna e per il risarcimento degli ingentissimi danni. All’udienza del 31 maggio le difese hanno invece chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione. Il Tribunale, accogliendo le richieste principali dei difensori, ha assolto gli imputati con la massima formula liberatoria per l’attentato allo stabile di Marina di Ragusa del 28 ottobre, condannandoli invece, a due anni e sei mesi il Distefano ed a due anni e sette mesi l’Orlandi, per l’episodio del gennaio 2009 relativo all’illecita detenzione di materiale esplodente.

Nella foto da sx Di Stefano e Orlandi