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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 344
RAGUSA - 18/03/2011
Cronache - Ragusa: escussione di testi e pazienti spostata al 20 maggio

Rinviato a maggio processo per peculato a carico oncologo

Le indagini svolte dai Nas risalgono al periodo 97/99. Secondo l’accusa il primario avrebbe indotto le pazienti a farsi operare in casa di cura a Catania dopo avere effettuto le analisi preparatorie a carico della struttura ospedaliera pubblica
Foto CorrierediRagusa.it

Rinviato al 20 maggio, per lo sciopero degli avvocati, il processo a carico del dott. Carmelo Iacono, primario di Oncologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, imputato di peculato e concussione, reati che sarebbero stati commessi dal maggio 1997 al settembre del 1999. Le indagini sono stare svolte dai Nas di Ragusa, coordinate in quest´ultima fase dal colonnello Ernesto Di Gregorio (foto). Il dott. Iacono è difeso dall’avvocato Carmelo Di Paola. Nell’aula del Tribunale saranno escussi parecchi testimoni e pazienti che risultato citati nella richiesta di rinvio a giudizio effettuata dal pubblico ministero Marco Rota al gip Claudio Maggioni il 27 luglio del 2010.

Secondo l’accusa, il primario di Oncologia, abusando della sua qualità, avrebbe programmato e attuato all’interno della Divizione di Oncologia (specialità di branca medica), oltre a quelli dovuti, anche accertamenti ed esami di competenza della Divisione chirurgica, in maniera difforme, ricoverando 34 pazienti nei confronti dei quali prescriveva o faceva prescrivere dai suoi aiuti e assistenti indagini specialistiche finalizzate alla preparazione dei pazienti all’intervento chirurgico e, più precisamente, alla specifica valutazione del rischio anestesiologico legato all’intervento stesso, senza fare rischieta di consulenza chirurgica presso la competente divisine di chirurgia del «Paternò Arezzo».

Capi d’imputazione che per qualcuno assomigliano a un caso «Civello 2». Iacono viene accusato di avere spinto i pazienti a rivolgersi ad altri centri diagnostici. L’invito era motivato dal fatto che la sala operatoria del «Civile» di Ragusa era chiusa; che c’era da attendere molto per la lunga lista d’attesa; che nessuno meglio di Iaocono conosceva il problema oncologico; che vi era il serio «rischio» che non sarebbe stato lui a eseguire l’intervento a Ragusa; che non l’avrebbe potuto seguire né assistere il paziente se l’intervento fosse stato fatto dal primario di Chirurgia dott. Viola. Le alternative prospettate alle 34 pazienti affette da tumore erano quelle dei viaggi della speranza a Milano, in America, a Parigi.

Come terza prospettiva, sempre secondo l’accusa, il dott. Iacono diceva ai pazienti che egli operava solo a Catania, dove c’era un’équipe operatoria migliore e dove sarebbe stato possibile chiedere il rimborso alla Usl; in ogni caso andando sotto i ferri presso una casa di cura a Catania dove egli operava non ci sarebbe stato turno d’attesa. In poche parole, i pazienti venivano preparati a Ragusa a carico della struttura ospedaliera pubblica, ma andavano a farsi fare l’intervento chirurgico in clinica privata, senza aspettare turni e con possibilità di rimborsi.

Per la pubblica accusa il dott. Iacono, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, avrebbe indotto le 34 pazienti (tutte donne ammalate di cancro), a promettergli indebitamente denaro quale corrispettivo per le prestazioni chirurgiche al seno da effettuare presso una casa di cura di Catania.