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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1260
RAGUSA - 26/01/2011
Cronache - Ragusa: la raccapricciante storia di abusi sessuali nei confronti della ragazzina ragusana

L´anziano che "amava" la minore: "Facciamo un figlio"

Il presunto "orco" era un vicino di casa. Dopo 7 anni di abusi, la quattordicenne confida alla professoressa del cuore il suo disamore per la vita, di pensare al suicidio e di temere la stessa fine si Sarah Scazzi Foto Corrierediragusa.it

Il maniaco della porta accanto aveva cominciato i palpeggiamenti quando la bambina aveva 5-6 anni. Appena i genitori di lei andavano a lavorare, il padre in campagna, la madre a risolvere altre faccende, il turpe soggetto, oggi 64 anni, pensionato, sposato e padre di figli, si recava nella vicina abitazione dove aveva libero accesso a qualsiasi ora, data la grande amicizia che legava le due famiglie, e sfogava i suoi istinti bestiali. La ragazza era sempre sola, perché il fratello maggiore frequenta l’università fuori sede.

All’inizio la bimba non capiva e subiva passivamente, accumulando un piccolo trauma alla volta per quel «gioco» perverso, fino all’età di 14 anni, quando ha deciso di liberarsi dal suo tormento davanti alla professoressa del cuore della scuola media che frequenta. I sintomi del malessere psicologico? Tristezza, malinconia, solitudine: tutti atteggiamenti non consoni a una ragazza della sua età. Sette anni d’inferno, costretta a subire fino a sentirsi dire dall’uomo che la opprimeva «ti amo, vorrei fare un figlio con te».

Conversazioni raccapriccianti che la ragazza ha raccontato prima all’insegnante, poi al preside e all’équipe scolastica, infine agli inquirenti della Divisione anticrimine e minori diretta dal vice questore Marcello Guglielmino. L’ultima relazione è stata inviata al questore Filippo Barboso che ha messo in movimento il capo della Squadra mobile Francesco Marino (nella foto) e i suoi uomini.

Ricevuto l’ordine di custodia cautelare richiesta dal pm Monica Monego e firmata dal gip Giovanni Giampiccolo, i poliziotti sono andati presso l’abitazione del pensionato per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. «Mandarlo in carcere- ammette Francesco Marino- sarebbe stato come spedirlo al macello». Perché per questi reati compiuti su minori il «tribunale» di qualsiasi carcere emette sentenze senza processi e senza appelli, che si scontano nel chiuso di una cella dove nessuno vuol vedere né sentire ciò che accade. Quando ha visto i poliziotti, l’uomo ha capito, s’è mostrato appena appena contrariato, ma nulla di più. Non può più andare fuori di casa, né recarsi presso la ragazza che «amava». Deve affrontare un processo per abusi sessuali nei confronti di minorenne. Secondo gli inquirenti, non ci sarebbe stata congiunzione carnale.

Il racconto del dirigente della Mobile è straziante. Come il contenuto della lettera che la ragazza ha spedito all’insegnante, in quelle righe dove confessava il suo totale disamore per la vita, di essere attratta dalla bottiglia di acido muriatico che teneva in casa e di avere paura di fare la stessa fine di Sarah Scazzi. Per fortuna non c’è stato il tempo. E’ arrivata per prima la professoressa della ragazza, poi la Polizia, psicologhe e assistenti sociali che hanno messo la parola fine a questa squallida storia di degrado morale, che purtroppo non risparmia né i ceti altolocati ad altissimi livelli, né una modesta e onesta famiglia di agricoltori come quelle della vittima e dell’imputato.