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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 485
RAGUSA - 24/09/2010
Cronache - Ragusa: il grave episodio d’intolleranza ai danni di un gay in una zona periferica

Denunciati per violenza privata gli autori del gesto omofobo

Sono stati gli agenti a risalire ai 5 giovinastri

Sono stati identificati e denunciati i cinque balordi che martedì sera hanno lanciato ad un omosessuale di 25 anni di Ragusa un secchio colmo d’urina. Si tratta di un quintetto di 20enni sul quale pende l’accusa di violenza privata e potrebbe altresì profilarsi il reato di discriminazione sessuale. Sono stati gli agenti della sezione volanti a risalire all’identità dei cinque giovani, grazie al numero di targa dell’auto sulla quale erano fuggiti consegnato dal gay, che se l’era annotato dopo l’aggressione subita.

I cinque giovani, sentiti dagli agenti, si sarebbero detti dispiaciuti dell’accaduto, giustificandosi con la frase: «E’ stata solo una bravata, non volevamo offendere nessuno». Un’ipotesi poco plausibile, alla luce degli insulti e delle risate di scherno, che, stando alla denuncia sporta dall’omosessuale in questura, i giovinastri avrebbero rivolto alla vittima mentre gli rovesciavano il secchio di liquido organico. Il gay era stato colpito solo in parte nell’abitacolo della vettura in sosta nella zona industriale di Ragusa. Le denunce a carico dei cinque giovani per violenza privata sono scattate a meno di 72 ore dal gesto omofono, duramente condannato dall’Arcigay Sicilia e dal sindaco di Ragusa Nello Dipasquale.

LA CRONACA DEL BIASIMEVOLE EPISODIO
Rovesciano un secchio colmo d’urina contro un omosessuale. E’ accaduto l’altra sera nella zona industriale di Ragusa. Un gruppo di bulli in auto avrebbe avvistato il gay e, una volta accostati, gli avrebbero buttato addosso il secchio colmo liquido organico.

Nonostante la disavventura, l’omosessuale ha avuto la prontezza di spirito di annotare il numero di targa dell’auto a bordo della quale i giovinastri sono fuggiti dopo la bravata. La vittima del grave atto d’intolleranza ha sporto denuncia in questura. Sulla vicenda è intervenuta l’Arcigay che ha ovviamente condannato il fatto. La polizia sta conducendo le indagini per risalire agli autori del gesto.

LE DICHIARAZIONI DEL GIOVANE OMOSESSUALE ALL´ANSA
All´agenzia Ansa, il ragazzo, che si chiama Vincenzo ha raccontato l´aggressione: «Martedì scorso mi trovavo in una zona in cui noi gay ci incontriamo. Degli idioti, tre o quattro, in auto sono passati accanto alla mia vettura, io stavo ascoltando la radio, si sono accostati e mi hanno lanciato contro un secchio di urina che ha colpito la mia macchina. Li ho inseguiti e ho preso la targa. Poi sono andato in questura a fare la denuncia».

Vincenzo frequenta l´università, ha due sorelle e i genitori fanno gli imprenditori. Ricorda che sei anni fa mentre era in motorino con un amico, quattro ragazzi lo affiancarono in auto ingiuriandolo. «Noi rispondemmo alla provocazione - racconta- loro scesero dalla macchina e ci pestarono. Io fui ricoverato in ospedale con le costole rotte ed ebbi un mese di prognosi. Feci denuncia ma non si riuscì a scoprire chi fossero». Aggiunge: «A Ragusa sto bene. Non sono discriminato, ho tantissimi amici, persone che mi vogliono bene, però, come in tutti i posti, ci sono gli imbecilli che non ci rispettano. Qui c´è un clima tranquillo anche se il mio sogno è andarmene perché questo è sempre un piccolo centro e per noi ragazzi non ci sono vere chance».

LA CONDANNA DEL SINDACO DIPASQUALE: "VERGOGNATEVI"
Il sindaco di Ragusa Nello Dipasquale, dopo aver appreso del grave gesto omofono, lo condanna duramente. «Si tratta di un atto deprecabile ai danni di un nostro concittadino, da biasimare con fermezza e determinazione, qualunque sia la matrice che lo abbia fatto scaturire. Nulla può giustificare un comportamento di questo genere. Ragusa non merita questo. La tolleranza - prosegue Dipasquale – è alla base della convivenza civile e questo vile gesto non può identificarsi con Ragusa, in quanto si tratta di un episodio isolato ad opera di pochi balordi – conclude il sindaco – forse neanche residenti nella nostra città».