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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 484
POZZALLO - 01/12/2007
Cronache - Pozzallo - Inflitti tre anni e otto mesi di carcere

Estorsione in danno dei suoi
dipendenti: condannato titolare
di istituto di vigilanza privata

Avrebbe fatto firmare fogli in bianco alle guardie giurate in modo da poter far passare il licenziamento per dimissioni volontarie Foto Corrierediragusa.it

Tre anni e otto mesi di carcere per il pozzallese Giovanni Pediliggieri, 63 anni. Si tratta del titolare dell’istituto di vigilanza privata «La Torre» arrestato dai Carabinieri nel 2002 per estorsione continuata in danno dei vigilantes alle sue dipendenze.

In pratica Pediliggieri avrebbe fatto firmare fogli in bianco alle guardie giurate in modo da poter far passare il loro licenziamento per dimissioni volontarie, con tutti i benefici del caso per il datore di lavoro. In riferimento alle azioni di Pediliggieri verso alcuni dipendenti, il reato originario è stato derubricato in violenza privata, mentre per altri ancora è stato assolto, attenuando la pena finale.

Coimputata nel procedimento era la moglie Maria Agnello, 57 anni, che aiutava occasionalmente il marito nella gestione amministrativa. Per lei si è registrata l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Entrambi gli imputati erano difesi dall’avvocato Carmelo Scarso. Discordanti le testimonianze succedutesi nel corso delle udienze.

Un vigilantes aveva ritrattato quanto dichiarato in precedenza ai Carabinieri, alla stregua dei testimoni precedenti, uno dei quali non aveva riconosciuto come propria la firma apposta in calce al foglio mostratogli in aula e che sarebbe poi servito agli imputati come documento autocertificato per il trattamento di fine rapporto.

Un testimone aveva invece addirittura riferito d’aver volontariamente firmato il foglio in bianco, consapevole del fatto che Pediliggieri lo avrebbe potuto usare come autocertificazione attestante le dimissioni volontarie. Lo stesso imputato aveva dichiarato ai militari che i fogli in bianco firmati non vennero mai utilizzati per licenziare nessun dipendente.

L’imputato, che aveva già scontato alcune settimane ai domiciliari, era tornato anzitempo in libertà, su decisione dei i giudici del tribunale del riesame di Catania, in accoglimento della richiesta di sospensione del provvedimento restrittivo.