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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1044
POZZALLO - 26/10/2009
Cronache - Pozzallo: la procura di Modica ha aperto un’inchiesta

Aveva 25 anni il somalo morto sul barcone per la febbre alta

A bordo del barcone 223 uomini, 46 donne, di cui 4 in stato di gravidanza, e 29 bambini. In Libia arrestati i due presunti organizzatori del viaggio della speranza finito in tragedia
Foto CorrierediRagusa.it

E’ un somalo di 25 anni l’immigrato deceduto stamattina al termine della lunga traversata del carico umano di 304 persone. Ancora da accertare le cause della morte, forse causata da una forte febbre contratta sul barcone di legno partito dalla Libia. Non è escluso che anche altri immigrati, una trentina dei quali ricoverati negli ospedali di Ragusa, Modica e Scicli, possano aver contratto un virus.

Il prefetto di Ragusa Francesco Cannizzo non ha confermato, ma neppure smentito, la circostanza nell’ambito dell’incontro in prefettura per fare il punto della situazione. Il prefetto di Roma Nadia Minati, responsabile del ministero dell’interno del dipartimento di libertà civile e immigrazione, ha specificato che la macchina dei soccorsi ha funzionato alla perfezione, e che la provincia iblea si è mostrata ancora una volta in prima linea dal punto di vista umanitario.

Un centinaio di immigrati sono già stati smistati nei centri di accoglienza temporanea delle province limitrofe. Gli altri 150, esclusi quelli ricoverati in ospedale, tra cui 4 donne in stato di gravidanza, trascorreranno la notte nei locali del centro di prima accoglienza del porto di Pozzallo. Nel dettaglio sono sbarcati nel tardo pomeriggio nella cittadina marinara 223 uomini, uno dei quali deceduto, 46 donne, 4 delle quali in stato di gravidanza, e 29 bambini.

LA PROCURA DI MODICA APRE UN´INCHIESTA. IN LIBIA ARRESTATI I 2 PRESUNTI ORGANIZZATORI DEL VIAGGIO DELLA SPERANZA FINITO IN TRAGEDIA
La procura di Modica ha aperto un´inchiesta per far luce sulle responsabilità di questo ennesimo viaggio della speranza finito in tragedia. Intanto in queste ultime ore la polizia libica ha arrestato due dei presunti organizzatori del viaggio, un eritreo di 26 anni, trovato peraltro in possesso di un passaporto sudanese falso, ed un cittadino libico proprietario dell´imbarcazione.

All´eritreo si e´ risaliti grazie ad indagini avviate già da qualche giorno e confortate da quanto emerso in questi ultimi tre giorni. Il proprietario dell´imbarcazione, di cui aveva falsamente denunciato il furto dieci giorni fa, è stato identificato grazie alle foto del barcone raccolto dall´elicottero inviato per i soccorsi.

L´ODISSEA DEL BARCONE, DAL CANALE DI SICILIA A POZZALLO
E’ finita l’odissea del barcone che ha vagato per alcuni giorni nel Mediterraneo. Nel tardo pomeriggio il barcone è stato soccorso dai mezzi della Marina Militare ed è stato trainato nel porto di Pozzallo con notevoli difficoltà a causa delle avverse condizioni del mare.

Un rimorchiatore d’altura, due motovedette ed un pattugliatore della Guardia costiera, il «Corsi», hanno soccorso i 298 immigrati; tra di loro a bordo un morto apparentemente di giovane età, che è stato trasbordato da uno dei pattugliatori; a bordo del barcone 223 uomini, 46 donne, di cui 4 in stato di gravidanza e 29 bambini; tutti stremati gli immigrati per la forte disidratazione dovuta alla traversata dalla Libia.

Otto ambulanze hanno fatto la spola tra il porto di Pozzallo e gli ospedali di Modica, Scicli e Ragusa per ricoverare tredici degli immigrati in precarie condizioni di salute tra cui le quattro donne incinte che da venerdì sono in balia del mare. Intanto due degli scafisti che hanno organizzato il viaggio sono stati arrestati in Libia da uomini della polizia italiana che ha collaborato con i colleghi libici.

LA CRONACA DI UNA GIORNATA CONVULSA
di Calogero Castaldo

Sono arrivati stremati, assetati, affamati, arrabbiati. La lunga permanenza nelle acque del Mediterraneo, gli immigrati arrivati ieri sera a Pozzallo, se la ricorderanno per molto tempo. Visi scarniti, acqua che veniva richiesta per dare da bere a chi ha sofferto la sete per cinque lunghi giorni, condizioni precarie per molti africani, una persona deceduta, il dramma di chi lascia l’Africa per non morire di fame e trova la morte ad un passo dall’Europa.

Tutto era cominciato con l’arrivo della motovedetta Cp316, portandosi il primo carico di disperati. Polizia, Carabinieri, Fiamme Gialle, Protezione Civile, personale medico del 118, tutti pronti per dare una mano l’un l’altro per trasbordare a terra gli africani. Qualcuno piange, la maggior parte sta male, si trascina a stento sulle braccia dei militari fino alla camionetta o sul pullman. C’è un morto, la mobilitazione è generale. È ricoperto da un lenzuolo ed è il primo ad arrivare a terra.

Si sentono lamenti di ogni genere, di dolore e di disperazione. Partono le prime autoambulanze, le donne incinte vengono sistemate negli ospedali di Modica, Scicli e Ragusa. Poi, un dramma nel dramma: le quattro autoambulanze, arrivate al porto della città rivierasca, non bastano. In attesa del loro ritorno, alcuni immigrati vengono messi a terra, al freddo. Una coperta copre la sofferenza di un immigrato che continua a piangere. Altri immigrati continuano a guardare in alto, straniti. Per loro, la sofferenza non è finita con l’arrivo in Italia.

Il centro di prima accoglienza, nel frattempo, si popola con il primo gruppo, quando il rimorchiatore «Kerob Express», utilizzato per la piattaforma della «Vega Alfa», si avvicina al molo commerciale del porto di Pozzallo. Altri immigrati, altri bambini sanno di aver messo fine alla loro sofferenza. Due immigrati scendono con gli arti fratturati. Secondo viaggio verso i nosocomi delle autoambulanze. Il tutto finisce intorno alle 21, dopo due ore e 30 minuti di aiuti.

"Scrivetelo sui giornali che il Governo maltese e quello libico abbandonano questi poveri uomini in balia del loro destino – grida un medico che ha trascorso la giornata nel soccorso dei duecento e più africani – Scrivetelo sui giornali che non si abbandonano, umanamente parlando, centinaia di persone che rischiano di morire solo perché non vogliono rimanere in Africa".

Ore 21.30, il molo commerciale del porto di Pozzallo si svuota. Oggi, giornata di interrogatori e di schedature. Un altro dramma va in archivio. O forse nel dimenticatoio.