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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 891
POZZALLO - 10/08/2009
Cronache - Pozzallo: rischia di degenerare la situazione dell’equipaggio

Un armatore vuol comprare la "Fortuna II", e se i marinai le danno fuoco?

"Non vorremmo – dicono i quattro siriani a bordo della nave – che sia solo una voce per calmare la nostra rabbia"

Una mail da parte della «Acquarius Ship Managent», con sede nella capitale della Lettonia, Riga, è arrivata, ieri, nella casella di posta elettronica della «Boccadifuoco Shipping», un’agenzia marittima pozzallese, chiedendo di poter conoscere tutte le caratteristiche del natante al fine di poterlo acquistare. Potrebbe conoscere l’ultimo atto l’intricata vicenda che ha tenuto «reclusi» otto marittimi (quattro siriani e quattro rumeni) al porto di Pozzallo a causa del sequestro ingiuntivo che pende attualmente sulla barca.

Il condizionale, però, in questi casi, è d’obbligo. Una mail inviata, sebbene da un’importante compagnia quale quella lettone, fanno sapere dalla Boccadifuoco Shipping, non può fare testo. Ecco che bisognerà aspettare l’arrivo del nuovo possibile acquirente della nave per prendere contezza della validità dell’offerta. Un nuovo armatore che si faccia carico delle responsabilità economiche pendenti (gli stipendi non solo degli otto attuali membri dell’equipaggio, ma anche dei nove marittimi che, dall’estate scorsa, hanno prestato servizio fino alla scorsa primavera) e della manutenzione della barca, la quale versa in condizioni più che pietose.

La notizia del nuovo probabile armatore è stata presa dagli otto uomini della «Fortuna II» con relativa soddisfazione. Già in passato, nuove «voci» su possibili vendite si erano palesate con un successivo nulla di fatto.

"Non vorremmo – dicono i quattro siriani a bordo della nave – che sia solo una voce per calmare la nostra rabbia. Andremo in Capitaneria, nelle prossime ore, per capire cosa sia successo realmente. Un’ennesima «presa in giro» graverà ulteriormente sulle minacce che abbiamo formulato".

LE MINACCE DEI MARINAI
Monta la disperazione per gli otto marinai della «Fortuna II», la barca ferma, oramai, da dieci mesi, presso il molo commerciale del porto di Pozzallo. Le promesse di stipendi pagati, di un nuovo presunto armatore che, nelle parole del legale della «Dopmar» avrebbe acquistato il natante, del dissequestro legato alla barca, sono state disattese, lasciando nello sconforto i marittimi della barca battente bandiera moldava.

Allo sconforto, però, adesso, subentra la rabbia. La rabbia che è sfociata nella parziale distruzione della barca. Con alcune mazze da golf, i tre siriani hanno fatto saltare alcune luci di bordo, segno che l’esasperazione sta prendendo piede all’interno dell’equipaggio. "E non avete visto ancora nulla – hanno detto i tre siriani, che, la scorsa settimana, avevano altresì cominciato lo sciopero della fame - visto che se entro le 48 ore non avremo risposte, anche dalla «Dopmar», daremo fuoco alla nave. Di notte, di giorno, imprevedibilmente quando meno se l’aspettano tutti, faremo saltare la nave in aria. Abbiamo i mezzi per farlo. Lo potete scrivere. A costo anche di finire in galera, nessuno ci fermerà più. Il nuovo armatore? Sono solo bugie. Un modo per rimandare i nostri pagamenti alla prossima settimana, forse ad inizio settembre".

La trattativa per la risoluzione del problema appare, ad oggi, assai difficile. Gli stessi marittimi (quattro siriani e quattro rumeni, a bordo da circa tre mesi) hanno rifiutato l’apporto degli avvocati della Federazione nazionale dei marittimi, gli stessi che si stanno occupando di sbloccare gli emolumenti pregressi per i marittimi che, fino a tre mesi fa, stavano sulla «Fortuna II».

"No, grazie, facciamo da soli", avevano detto qualche giorno fa ai due avvocati Davide Raffa del foro di Nicosia e Francesco Giardina del foro di Modica. Scelta che è stata condivisa da tutti i marittimi a bordo della «Fortuna II», convinti dalle parole e dalle promesse di pagamenti repentini da parte della compagnia marittima partenopea della «Dopmar».

I viveri, intanto, stanno di nuovo scarseggiando. "Si sono finite – dichiarano i siriani - le provviste che la Caritas e l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Pozzallo avevano a noi fornito. Abbiamo finito la pasta, l’acqua, la frutta, la verdura. Non abbiamo provviste, non vogliamo altre provviste. È una situazione che non possiamo far continuare in questo modo. Non possiamo chiedere cinque o dieci mesi di elemosina. Vogliamo i soldi. E subito".

La Capitaneria di porto di Pozzallo, intanto, segue la situazione a bordo. "Se si verificheranno situazioni d’emergenza – ha detto Michele Maltese, comandante in seconda della Capitaneria di porto di Pozzallo – i responsabili di tali atti verranno perseguiti a norma di legge. Noi non possiamo fare i processi alle loro dichiarazioni. Quando si renderanno protagonisti di misfatti come incendiare la barca o altro, interverremo per riportare il tutto alla calma e consegnare, ove si rende possibile, coloro che si macchiano di tali crimini alle forze dell’ordine. Se possiamo fare dei controlli a bordo? La barca non è battente bandiera italiana e, pertanto, noi, inteso come Capitaneria di porto italiana, non possiamo effettuare alcuna perquisizione".

Intanto, la stessa Capitaneria pozzallese ha fatto pervenire alle ambasciate rumene e siriane in Italia, via fax, una richiesta d’intervento al fine di sbrogliare la delicata questione degli otto marittimi. In pratica, alle rispettive ambasciate, si chiede di fornire assistenza logistica e materiale agli otto concittadini bloccati sulla nave, in attesa che la compagnia della «Dopmar» provveda a risolvere la questione dei salari. Oggi, al massimo, domani, è prevista una risposta da parte delle rispettive ambasciate.