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Martedì 20 Novembre 2018 - Aggiornato alle 14:58
POZZALLO - 20/06/2018
Cronache - E’ sbarcato pure un bambino di 8 anni che ha sempre viaggiato da solo

Donna incinta e neonata tra le 70 vittime del naufragio di migranti

È quanto hanno ricostruito i superstiti arrivati a Pozzallo Foto Corrierediragusa.it

Ci sono anche una donna incinta e una giovane mamma con la sua neonata tra le oltre 70 vittime del naufragio del gommone avvenuto la settimana scorsa al largo della Libia i cui superstiti sono stati recuperati da Nave Trenton della Marina Militare Usa. Lo rivela Lucilla Garufi di InterSos, che viaggia a bordo di Nave Diciotti della Guardia costiera italiana, sbarcata nella notte a Pozzallo con 509 migranti, nell’ambito del progetto Unicef della ong italiana. Sarebbero oltre 70 i dispersi del naufragio del gommone che si è spaccato in due in mare, al lago della Libia, avvenuto la settima scorsa al largo della Libia. A bordo c´erano oltre 110 persone. Tra le vittime anche lo scafista che è finito in mare. È quanto hanno ricostruito i superstiti arrivati a Pozzallo.

Alcuni di loro hanno perso dei familiari con i quali viaggiavano. «Il gommone all’improvviso si è bucato nel mezzo e si è spezzato in due... è stata la fine..», raccontano i sopravvissuti. «Non abbiamo potuto fare alcunché per poterle salvare...» Tra gli oltre 500 migranti sbarcati a Pozzallo dalla nave Diciotti della Guardia costiera ci sono anche molti bambini. Fra loro anche un piccolo di 8 anni, partito dall´Eritrea, che ha viaggiato da solo perché i suoi genitori non avevano i soldi per tutti e tre. Lui ha lavorato nei Paesi che ha attraversato fino ad arrivare in Libia, dove è stato sei mesi prima di essere messo su un gommone e poi recuperato da una motonave e trasbordato sulla Diciotti.

Ha raccontato la sua storia senza paura e senza tremore nella voce ai volontari di InterSos che fanno parte del personale non governativo a bordo della nave della guardia costiera. Nel suo peregrinare, ha ricostruito, è stato "sempre solo", senza amici o qualcuno con cui confidarsi, anche per paura. Non si fidava e aveva paura. Per questo ha sempre parlato poco e lavorato per avere presto i soldi per lasciare la Libia, un Paese che ha lasciato in lui un ricordo comunque traumatico. Il suo sogno, adesso, è lavorare e avere i soldi per fare arrivare in Italia i suoi genitori che pur di dargli un futuro hanno deciso di rischiare e di farlo partire da solo.

Gds.it