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Sabato 18 Agosto 2018 - Aggiornato alle 15:35
POZZALLO - 10/02/2018
Cronache - L’uomo non si era rassegnato alla fine del matrimonio

Uno stalker tenta di bruciare la casa del rivale in amore. In manette

Grosso rischio per le 10 persone che stavano cenando nel momento dell’atto intimidatorio Foto Corrierediragusa.it

Avrebbe tentato di dare fuoco al rivale in amore, incurante del fatto che anche altre persone ignare di tutto potessero loro malgrado andarci di mezzo, rischiando grosso: per questo motivo è finito in manette un pozzallese 60enne, Pietro Marino, professione pescatore, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare per atti persecutori. L’attività di indagine dei carabinieri era partita nel maggio dello scorso anno, quando l’attuale convivente della ex coniuge del 60enne arrestato, e da quest´ultimo ritenuto essere un rivale in amore, aveva sporto le prime denunce per gravi minacce, anche di morte, che il 60enne pescatore gli avrebbe rivolto sia verbalmente che tramite Facebook. Peraltro la vicenda, già nel 2013, aveva avuto un epilogo con la condanna dell´uomo per il medesimo reato.

Infatti, sin dal divorzio, il pescatore finito in manette non aveva accettato che la donna non volesse più avere a che fare con lui. Ma, a differenza della maggior parte dei casi di stalking in cui la vittima è la donna, oggetto dell’ossessione in questo caso è stato l’attuale convivente della moglie dello stalker. Gli episodi, oltre alle minacce all’uomo, si sono susseguiti anche con diversi appostamenti sotto casa, e vere e proprie aggressioni verbali rivolte al rivale in amore. Gli epiteti erano dei più svariati, dal «parassita» all’ «infame», e così via. Addirittura lo stalker era arrivato a dormire nella propria auto, sotto la casa della vittima e dei suoi figli, e spesso non esitava a pedinare l’auto dell’uomo e dei suoi figli.

Tutte queste condotte avevano ormai ingenerato un grave e perdurante stato d’ansia nella vittima e nei suoi familiari, fino alla denuncia ai militari dell´Arma. Lo scorso 3 gennaio lo stalker aveva atteso il rientro della vittima dall’estero fino a quando una sera, durante la quale tutta la famiglia era nell’abitazione a cenare, ha tentato di appiccare il fuoco, cospargendo l’ingresso della casa di benzina. Solo le urla terrorizzate della famiglia ed il vento contrario rispetto alla fiammella dell’accendino hanno salvato circa 10 persone da una possibile tragedia. Lo stalker, peraltro, mentre continuava a gettare benzina, secondo quanto appurato dai militari avrebbe gridato la frase «ti ammazzo» all’indirizzo della vittima, prima di darsi alla fuga.

I carabinieri rintracciarono poco dopo il 60enne nella sua abitazione, con una tanica di benzina vuota, e lo segnalarono all’autorità giudiziaria. Ora il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa ha emesso la custodia cautelare eseguita nella notte dai carabinieri. La denuncia delle vittime e le indagini dei carabinieri hanno dunque posto fine a 9 mesi da incubo per le vittime.