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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 919
POZZALLO - 16/12/2015
Cronache - Il 20enne, di cui non sono state rese note le generalità, è in carcere

FOTO del presunto terrorista jihadista

Parecchi pure i messaggi inneggianti al terrore
Foto CorrierediRagusa.it

Accovacciato in posa con aria di sfida mentre imbraccia un mitra. E’ una delle foto diramate dalla questura di Ragusa e che ritraggono il presunto terrorista jihadista 20enne siriano arrestato a Pozzallo dalla digos ma di cui non sono state rese note le generalità (foto). La foto fa parte della «collezione» trovata negli smartphone di ultima generazione in possesso del presunto affiliato all’Isis e che testimonia la sua devozione al califfato nero, come comprovato pure dal messaggio «Allah è grande, ma l’Isis lo è di più», trovato assieme ad altro materiale al vaglio degli inquirenti sempre nei cellulari posti sotto sequestro. Il siriano si trova invece in carcere, come deciso dal gip di Catania Daniela Monaco Crea al termine delle quasi tre ore di interrogatorio in cui il presunto terrorista pare non abbia fornito elementi determinanti per le indagini in corso. Il siriano avrebbe anzi rigettato tutte le accuse ma resta indagato per partecipazione e associazione per delinquere con finalità di terrorismo anche internazionale. Secondo la procura di Catania il siriano farebbe parte di un gruppo armato di matrice integralista islamica. Il gip ha emesso nei suoi confronti un ordine di custodia cautelare in carcere. Al presunto terrorista sono stati sequestrati una mezza dozzina di smartphone, alcuni di ultima generazione. Dai primi controlli è emersa la presenza di immagini che, secondo la procura distrettuale di Catania, «Facevano ritenere possibile la vicinanza dell´indagato a gruppi armati affiliati all´Isis e combattenti in Siria». In molte foto l´uomo compare in posa con in mano alcune armi, tra cui un mitra.

LA CONVALIDA DELL´ARRESTO
E’ stato convalidato dal gip di Catania Daniela Monaco Crea il fermo del siriano 20enne sbarcato il 4 dicembre scorso a Pozzallo e accusato di appartenere a cellule terroristiche della jihad. Il giovane è indagato per partecipazione e associazione per delinquere con finalità di terrorismo anche internazionale. Pare che nell’ambito dell’interrogatorio dinanzi al magistrato durato quasi tre ore il giovane non abbia fornito elementi determinanti per le indagini, nel tentativo vano di giustificare la presenza del contenuto scottante negli smartphone in suo possesso. Secondo la procura di Catania il siriano farebbe parte a un gruppo armato affiliato all’Isis di matrice integralista islamica. Il gip ha emesso nei suoi confronti un ordine di custodia cautelare in carcere. Al presunto terrorista sono stati sequestrati una mezza dozzina di smartphone, alcuni di ultima generazione. Dai primi controlli è emersa la presenza di immagini che, secpndo la Procura distrettuale di Catania, «Facevano ritenere possibile la vicinanza dell´indagato a gruppi armati affiliati all´Isis e combattenti in Siria».

Dai successivi accertamenti eseguiti dalla digos di Ragusa e dalla polizia postale di Catania «Emergevano ulteriori files video e audio che corroboravano il quadro indiziario nel senso dell´appartenenza dell´indagato a un gruppo armato affiliato all´Isis di matrice integralista islamica». Si tratta di file audio e video, messaggi inviati utilizzando social network, ma principalmente su WhatsApp, che inchioderebbero il siriano, di cui non è ancora emerso qual è il suo ruolo, e quale sarebbe stata la sua destinazione una volta giunto in Italia, né quale fosse il piano da attuare. Ma legami di appartenenza a una delle cellule terroristiche di matrice integralista islamica sarebbero evidenti, come si evince pure dai contatti che il giovane aveva all’estero, soprattutto in Siria, con collegamenti con esponenti di gruppi terroristici.

Per esaminare i contenuti completi dei cellulari sequestrati ci vorrà almeno un altro mese, per la quantità di materiale e per la necessità di dovere visionare parecchio materiale video e audio, nonché identificare contatti e tradurre messaggi del tenore «Allah è grande, ma l’Isis lo è di più» e altro ancora. Ci sarebbero pure messaggi criptati il cui codice non sarebbe semplice da capire. Il 20enne era arrivato sulle coste iblee lo scorso 4 dicembre insieme ad altri 523 clandestini su un fatiscente barcone di legno condotto in salvo dalla nave Bourbon Argos nel Canale di Sicilia.

Il siriano faceva parte del carico umano e non dell´equipaggio composto da tre scafisti poi arrestati al porto di Pozzallo. Proprio nel centro di prima accoglienza della struttura portuale era stato ospitato fino all’arresto l’uomo, che non si era preoccupato di sbarazzarsi del contenuto scottante del suo smartphone e alla luce di cui la Digos presume possa trattarsi di un terrorista dell’Isis, magari solo di passaggio sul nostro territorio in attesa di raggiungere altre mete in Europa. Quello arrestato non sarebbe stato il primo, presunto terrorista sbarcato a Pozzallo, come mesi fa si era desunto dalle indagini allora condotte dalla procura di Palermo e che sarebbero ancora in corso.

LE TESTIMONIANZE DEGLI ALTRI CLANDESTINI UTILI ALLE INDAGINI
Pare che anche alcuni dei clandestini ospiti del Cpa abbiano in queste ore fornito agli inquirenti elementi utili alle indagini e al profilo del siriano, che non era solito dare confidenza, preferendo spesso stare in disparte. Proprio questo atteggiamento di isolamento ha finito con l’attirare l’attenzione. Ma cosa sarebbe successo se il siriano fosse riuscito a passare inosservato? E quanti come lui lo hanno già fatto e lo faranno? In teoria si tratterebbe di ipotesi remote, specie dopo l’incremento dei controlli a seguito dei sanguinosi e mortali attentati terroristici di Parigi, ma niente si può al momento escludere a priori. Proprio per fare il punto della situazione ed analizzare tutto il contesto gli inquirenti preferiscono trincerarsi nel riserbo, in attesa di trovare i tasselli mancanti di un puzzle piuttosto complesso.

IL CELLULARE DEL SIRIANO AI RAGGI X
Tornando al siriano arrestato, il suo cellulare è stato analizzato dalla polizia postale di Catania su delega della direzione distrettuale antimafia, titolare dell´inchiesta con il procuratore Michelangelo Patanè e l´aggiunto Carmelo Zuccaro. Proprio in questa inchiesta sono ovviamente confluite le immagini ed i video estrapolati dal cellulare del giovane indagato, che, nell’ambito del lungo interrogatorio, avrebbe fornito dichiarazioni che potrebbero rivelarsi utili per capire perchè custodisse quel materiale nel cellulare e cosa avesse intenzione di fare una volta in Italia. Al vaglio degli investigatori ci sono anche i numeri di telefono presenti nella rubrica ed altri dati che potrebbero rivelarsi determinanti per capire se il siriano facesse parte di una cellula terroristica, e se sì con quali obiettivi. Come accennato, il porto di Pozzallo sarebbe da tempo uno dei punti di snodo per l’arrivo di presunti componenti di cellule isalmiche nel nostro Paese, come comprovato da questo arresto.

LE REAZIONI ALLA INQUIETANTE VICENDA
Numerose le reazioni politiche che hanno fatto seguito al fermo del presunto terrorista, con particolare riferimento ad una presunta «leggerezza» del governo nel trattare una tematica così delicata che crea apprensione nella popolazione. Fino a poche settimane fa il premier Renzi e il ministro dell’interno Alfano avevano escluso che i terroristi, veri o presunti, potessero viaggiare sui barconi dei disperati fino in Sicilia. Questo arresto li ha in qualche modo smentiti e proprio Alfano da Roma ha dichiarato in merito che «Si tratta di una vicenda che risale a dieci giorni fa, frutto di un’operazione di controllo del territorio che ha funzionato nel contesto di un lavoro di intelligence che per noi non ammette sosta».

QUALCUNO DOVREBBE CHIEDERE SCUSA
Tutto questo succede alla faccia di chi qualche mese fa aveva preso noi per «terroristi», accusandoci di scrivere notizie esagerate, se non addirittura false, che affossavano il turismo e creavano apprensione. I fatti odierni dimostrano che purtroppo avevamo ragione, come già sapevamo dal momento che controlliamo sempre le fonti e l’attendibilità delle notizie. E chi ci ha inveito contro dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza, per quel che vale. Al buon intenditore poche parole.


Porto
15/12/2015 | 12.34.39
Franco

Io pensavo che il porto di Pozzallo fosse per i turisti e non per i terroristi .
Ma ormai mi sto abituando a vedere le cose al contrario in questo paese . Grazie a chi lo governa che non ne azzeccano una .