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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 954
POZZALLO - 22/09/2015
Cronache - Avviata un’inchiesta della procura per far luce sulla vicenda

Per la morte sul lavoro di Antonio Gangi 5 indagati

Intanto sindacati sul piede di guerra per ora solo con i comunicati di rito Foto Corrierediragusa.it

E’ Antonio Gangi lo sfortunato operaio 52enne di Taormina morto lunedì sera in un incidente sul lavoro verificatosi sulla piattaforma galleggiante «Vega». La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Ragusa dove è stata effettuata l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Alessia La Placa per far luce sulle cause del decesso. La procura ha aperto una inchiesta in cui risultano cinque nomi nel registro degli indagati per l´ipotesi di reato di omicidio colposo. La nave di stoccaggio «Fso Leonis» (foto), dove si è verificato l’incidente mortale sul lavoro, è stata posta sotto sequestro nell’ambito delle indagini in corso condotte da capitaneria di porto e carabinieri con la collaborazione dei funzionari dello Spresal, che dovranno accertare, tra le altre cose, l’esistenza o meno dei requisiti minimi di sicurezza sul lavoro. Stando alla dinamica approssimativa ancora tutta da accertare, l’operaio sarebbe precipitato in una cisterna della stiva, morendo annegato. La società Edison, in una nota, ha confermato l’infortunio letale a bordo della nave di stoccaggio in gestione all´armatore «Tea Shipping». Antonio Gangi era un operaio dipendente della ditta «Somak». Il corpo senza vita dell’uomo è stato ritrovato nel gavone di prua della nave, che normalmente nella «Fso Leonis» è vuoto, e nel quale erano state programmate regolari attività di manutenzione. «Sono in corso le verifiche atte a ricostruire le dinamiche dell´accaduto», specifica la nota della società che esprime la sua vicinanza ai familiari della vittima. In 29 anni di attività della «Vega» è la prima volta che si registra un incidente sul lavoro mortale.

«Vega» è la più grande piattaforma petrolifera fissa mai realizzata nell’off-shore italiano. Il campo «Vega», 60% di Edison in qualità di operatore e il restante 40% di Eni, è collocato a circa 12 miglia a sud della costa meridionale della Sicilia, al largo di Pozzallo. Comprende una piattaforma denominata «Vega A «per lo sfruttamento del giacimento petrolifero, e un deposito galleggiante, ovvero la nave di stoccaggio di 110 mila tonnellate ricavato dalla trasformazione della ex-petroliera «Leonis» in «Fso» (Floating – Storage – Offloading). Il galleggiante è ormeggiato a una mono boa situata a circa 1,5 miglia dalla piattaforma e ad essa collegata tramite condotte sottomarine. I sindacati sono sul piede di geurra, al momento solo a suon di comunicati.

«Quattro morti sul lavoro in pochi giorni in Sicilia nel settore petrolchimico dimostrano l´esistenza di un problema strutturale non più sostenibile. E´ evidente un deficit preoccupante sull´applicazione delle norme di prevenzione e sicurezza e si conferma un arretramento culturale che bisogna colmare subito". Lo sostengono i segretari generali della Filctem Cgil Sicilia e di Siracusa, Giuseppe D´Aquila e Mario Rizzuti. I controlli, sottolineano i due sindacalisti, "devono essere prassi quotidiana e non avvenire solo dopo gli incidenti". "Non c´è più tempo da perdere. Non si può morire sul posto di lavoro. Chiediamo subito controlli sulla sicurezza nei cantieri". Lo dicono Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia e Stefanò Munafò, segretario della Uil Siracusa. "Quattro vittime in pochi giorni - aggiungono – è inaccettabile. Adesso è una vera e propria emergenza. La sicurezza, come chiede da tempo questo sindacato, deve essere al centro di tutte le attività soprattutto in questo territorio. Serve verificare le carenze organizzative e strutturali e avviare subito – conclude la nota – una formazione continua degli operai".