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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 717
POZZALLO - 17/04/2015
Cronache - L’ultimo sbarco ha fatto precipitare la situazione

Centro accoglienza Pozzallo al collasso: troppi migranti

Dei 301 sbarcati dalla nave Fiorillo quattro donne in gravidanza sono state trasferite in ospedale per accertamenti Foto Corrierediragusa.it

Il centro di prima accoglienza di Pozzallo è strapieno, a fronte di una capienza di 250 posti, ieri pomeriggio gli ospiti erano 470. Così il prefetto di Ragusa, prima di autorizzare lo sbarco da nave Fiorillo dei 301 migranti, ha chiesto al ministero dell´Interno il trasferimento in altre strutture dei profughi. In nottata ne sono stati trasferiti 100 a Messina e 75 in una sede del nord Italia e i trasferimenti proseguiranno anche nelle prossime ore per trovare posto agli altri migranti sbarcati. Nonostante il via vai dei trasferimenti operati sino alle prime luci dell´alba al centro sono rimasti 160 migranti cui vanno aggiunti i 300 di oggi che rendono sempre caotica la gestione del centro di prima accoglienza di Pozzallo. Dei 301 sbarcati dalla nave Fiorillo quattro donne in gravidanza sono state trasferite in ospedale per accertamenti.

TROPPI MIGRANTI SUL TERRITORIO IBLEO
La presenza di cittadini stranieri in provincia di Ragusa è ormai un fatto strutturale. Sarà bene è prenderne atto visto che il dato della presenza di cittadini non italiani cresce di anno in anno e nel 2014 ha toccato un + 19,7 per cento rispetto all´anno precedente. Il quadro completo emerge dal "Dossier Statistico Immigrazione 2014. Rapporto Unar, dalle discriminazioni ai diritti", organizzato dall´Ufficio nazionale antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento Pari Opportunità, in collaborazione con le redazioni di Idos e di "Confronti", con la Caritas Diocesana di Ragusa e con la Struttura didattica speciale di Lingue e Letterature straniere di Ragusa si è svolto ieri presso l´Auditorium di Santa Teresa di Ibla. La popolazione straniera residente distribuita nei dodici comuni iblei è di 22.660, con un incremento del 19,7%. I non italiani rappresentano dunque il 7,1% sul totale della popolazione. Il tasso di natalità negli iblei è tenuto alto proprio dagli stranieri perchè sono 380 i nuovi nati, pari al 13,2% della popolazione. Che siano gli stranieri ad aiutare il tasso di natalità del territorio lo dice il fatto che il numero medio di figli sia di 2,54 contro il nostro 1,28 a famiglia. Anche l´età media del parto vede più precoci le mamme che vengono dall´estero con una età media al parto di 27,4 anni. Le mamme iblee, invece, giungono al primo parto poco oltre i 31 anni.

Il maggior numero di stranieri è presente a Vittoria, con 5598 persone, il 40,7% delle quali sono donne. Segue il capoluogo con 3892 con quasi la metà di presenze femminili. Il numero più alto di immigrati stabili si registra ad Acate che fa registrare la più alta incidenza di stranieri sulla popolazione superando con il 25,4% il dato di Santa Croce Camerina. Comune che viene spesso identificato con la massiccia presenza di non italiani. le nazionalità più presenti permangono quella tunisina (31,3%) e rumena (28,7%). A seguire l´Albania (14,2%) e il Marocco (6,5%). Numeri che sottolineano l´avanzare dei paesi dell´Est nel fenomeno migratorio.

I numeri, tuttavia ci dicono che la più ampia presenza di immigrati si può riscontrare nelle zone in cui è possibile lavorare nelle serre e, più in generale, in campo agricolo. Ed è proprio sul settore che ha reso ricca la fascia trasformata che la Caritas sta puntando la propria attenzione con il progetto "Presidio". Un progetto che monitora la situazione sociale e lavorativa degli immigrati che vivono nelle campagne, spesso sperdute e poco accessibili, del territorio ibleo.

L´osservazione e le azioni di aiuto, tuttora in corso, dicono che nel lavoro in serra si contano tra le 15.000 e le 20.000 presenze. Prevalentemente si tratta di persone provenienti da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria. il 40% di loro è impiegato in nero, ovvero senza il minimo rispetto delle tutele contrattuali. La restante parte viene definita dall´analisi Caritas, come "lavoro grigio"ma non mancano le zone di povertà e a serio rischio di degrado.