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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1063
POZZALLO - 11/07/2008
Cronache - Pozzallo - Operazioni lunghe e complesse a 11 miglia al largo

Sganciata la piattaforma galleggiante "Vega Oil"

Scongiurati lo scempio ambientale e il danno economico.
A margine la cronaca semiseria di un’avventura lunga sette ore!
Foto Corrierediragusa.it

Sono state ultimate con successo, a undici miglia dalla costa di Pozzallo, le operazioni di disconnessione dell’unità navale «Vega Oil» dalla piattaforma «Vega Alfa». La «Vega Oil», difatti, da 21 anni, veniva adoperata per lo stoccaggio temporaneo del greggio estratto dalla piattaforma. Il colosso francese «Sbm offshore», per compiere la delicata operazione, ha dato incarico alla ditta messinese «Naval Team Service» di interrompere l’attività lavorativa della «Vega Oil».

La superpetroliera ha una capacità di 250mila tonnellate, è lunga 350 metri e larga 52 metri. Dal 1987 (l’unità navale «Vega Oil» è stata costruita nel 1972), veniva utilizzata quale «serbatoio» galleggiante. La nave era ancorata ad una speciale boa, collegata, a sua volta, ad un canale subacqueo, lungo due chilometri, che permetteva la trasmissione del greggio fra i due avamposti. Da ieri, la «Vega Oil» non coadiuverà i lavori di estrazione della «Vega Alfa».

Dopo l’intervento della Procura della Repubblica (su segnalazione della Capitaneria di porto di Pozzallo) la quale denunciava lo stato di abbandono dell’unità navale, è stata la stessa Edison S.p.A. a dare incarico alla ditta messinese «Naval Team Service» di disconnettere la «Vega Oil» dalla piattaforma. Operazione (costata alla stessa Edison S.p.A. 55 milioni di euro circa) resasi necessaria per non arrecare un danno eco-marino dalle conseguenze inimmaginabili.

Le operazioni di disconnessione sono durate cinque ore. Nell’area, ieri mattina, sono arrivati, per primi, i rimorchiatori della società Augustea, partiti da Augusta, i quali hanno coadiuvato i lavori dell’intera operazione. Nei giorni scorsi, la società armatrice aveva già messo in sicurezza la nave a seguito della diffida della Capitaneria di Pozzallo.

Alle 12.54, il distacco era realtà, fra gli applausi dei militari della Capitaneria di porto di Pozzallo (guidati dal comandante della capitaneria del porto di Pozzallo, Antonio Donato e dal comandante in seconda, Michele Maltese), i giornalisti presenti e i dipendenti della «Augustea». Per la cronaca, sono state impiegate quattro ore di lavoro, oltre a dieci scariche a pressione idraulica di 700 chili forza, le quali sono servite per far saltare i perni che collegavano la «Vega Oil» alla boa.

Successivamente, la nave cisterna è stata trainata da due rimorchiatori della «Augustea», non essendo dotata di autonomo apparato di propulsione. La «Vega Oil», da momento del distacco, starà ferma 72 ore in mare aperto, prima di prendere il largo per la Turchia, destinazione cantiere navale «Cesnam» presso al città di Allaga, dove, verosimilmente, sarà smantellata a fine luglio.

? stato lo stesso Donato a parlare della bontà dell’operazione in funzione del sistema eco-marino "il quale ? ha detto Donato ? rischiava seriamente di essere compromesso se la nave cisterna avesse continuato a lavorare per il trasporto del greggio". Attualmente, l’estrazione di greggio è sospesa in attesa di una nuova nave che possa sostituire la «Vega Oil»; la società petrolifera ha assicurato comunque la continuazione dell’attività estrattiva.

L’amministratore delegato della ditta messinese «Naval Team Service», Pompeo Sabbatini, ha dichiarato che sarà a Pozzallo per incontrare i militari della Capitaneria di porto di Pozzallo.

Intanto prosegue in tribunale il procedimento scaturito dall´inchiesta che vede tre iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di disastro colposo. Si tratta dell’armatore della piattaforma, del rappresentate legale della compagnia petrolifera e del responsabile dell’attività di estrazione.


GIORNALE DI BORDO SEMISERIO DI UN´AVVENTURA DURATA SETTE ORE!

Cronaca di sette ore aspettando il distacco della Vega Oil. Ovvero, quella che doveva essere una giornata tranquilla, si trasforma in una giornata ai limiti della sopravvivenza. Nulla di grave, sia chiaro, siamo tutti vivi e vegeti ma se avete letto del distacco del braccio della Vega Oil, adesso vi racconteremo della giornata che un gruppo nutrito di giornalisti e cameramen hanno vissuto per sette lunghissime ore.

La mattina inizia con la radunata di un manipolo di manigoldi intrepidi, alle 7, di fronte alla capitaneria di Pozzallo, obiettivo raccontare e filmare il distacco del braccio della nave cisterna «Vega Oil» dalla piattaforma della «Vega Alfa».

Arrivo al porto (per ultimo ma non in ritardo sull’orario concordato) e mi dà il suo personale benvenuto il comandante in seconda, Michele Maltese, dicendo che potevo sbrigarmi a fare colazione, perché, a momenti, si partiva per la «Vega». Ingurgitato il terzo caffè dal risveglio, ci danno l’ok per l’imbarco sulla nave rimorchiatore, assicurando che << massimo massimo per le undici ? assicura un uomo in divisa ? saremo tutti di ritorno sulla terra ferma >>.

Saliti sulla barca, sembriamo tanti piccoli giapponesi, alla ricerca dello scoop dell’anno: chi aveva la macchina fotografica digitale, chi la macchina fotografica digitale e la telecamerina, chi la macchina fotografica, la telecamerina e il cameraman dietro, militari della capitaneria con l’ultimo ritrovato della scienza tecnica in fatto di telecamere.

Più che una barca, sembrava un punto vendita satellite dell’Euronics. Si parte. Sono le 7,30. Qualcuno ci avvisa che la barca viaggia a rilento, per cui raggiungeremo la meta prefissata solo dopo un’ora e qualche minuto di viaggio. Qualcuno scuote la testa, fra i colleghi, sul fatto che alle 11 si potrà ritornare a destinazione (sani e salvi). Per ingannare l’attesa, il comandante della nave ordina di servire ai giornalisti presenti brioche e granita. Solo così si leviga l’afa che, «lievemente», si inizia a sentire sulla pelle. Per il resto, il fascino della costa iblea e il mare alle proprie spalle ti fanno ringraziare Dio di essere nato in provincia di Ragusa.

Arrivati sul posto (le 8.20), il comandante della Capitaneria, Antonio Donato, ci illustra dettagliatamente quali sono le operazioni che saranno eseguite per il distacco dalla nave: dovranno «saltare» alcuni perni che legavano la boa al braccio della «Vega Oil».

<< Si sentiranno come degli spari ? dichiara Donato ? che ci faranno capire che il distacco diventa, piano piano, realtà >>. Il primo «sparo» arriva intorno alle 10, dopo che alcuni tecnici avevano lavorato sapientemente sul braccio, a strapiombo sul mare. Sei gli «spari» concordati, alla fine conteremo dieci spari. Il bello, anzi il brutto, è che, fra uno sparo e l’altro, passa un’eternità.

A qualcuno viene l’idea, «per ingannare il tempo», di visitare la piattaforma, tanto i tecnici stanno lavorando per conto proprio e i giornalisti avevano già esaurito i primi cento scatti a testa. Per alzata di mano, si vota positivamente per il viaggio intorno alla piattaforma. Nel frattempo, alcuni di noi cominciavano ad avere le prime insolazioni, dopo tre ore e mezza di sole. Si cercava riparo, vento zero, mare in ottime condizioni. Si arrivava alla piattaforma. Da lontano, ci saluta un dipendente della piattaforma, vagamente somigliante a George Micheal. Dubitiamo fortemente che il cantante inglese, nei ritagli liberi di tempo, venga a lavorare per la Edison. Salutiamo, fotografiamo la piattaforma (maestosa da vicino!) e ritorniamo alla «Vega Oil». A quanti spari siamo?

Chi dice quattro, chi sei, chi cinque, fatto sta che si è ancora a metà lavoro. Sono le 11 passate. C’è chi suda freddo, chi parla in inglese, chi scrive per i telegiornali. Ore 11.45, un intoppo. Una «passerella» blocca i lavori. Da lontano, si sente qualche collega inveire in una lingua a me sconosciuta. La parola d’ordine è aspettare. Avessi saputo, avrei portato il costume. Mi faccio forza. Ore 12. Si pensa di usare due rimorchiatori per «spingere» la «Vega Oil» da un solo lato, in modo da rimuovere la passerella (<< ma che caz?. è sta passerella?!? >> domanda un cameraman).

Qualcuno è contrario. Nelle radioline, in bassa frequenza, gli epiteti (crediamo, affettuosi) fra gli uomini della Capitaneria e i dipendenti della ditta messinese, incaricata dei lavori di distacco, si sprecano. Nel frattempo, sulla nave viene offerto ai giornalisti Coca Cola e riso freddo. ? mezzogiorno, bisogna pure mettere qualcosa nello stomaco. Al primo boccone (per tutti quanti), si sente: << E’ l’ultimo sparo! >>. Un collega sbigottito: << Ma proprio adesso dovevano concludere i lavori? >>.

Tutti lasciano la pietanza (tanto era freddo, il riso) per fotografare e riprendere il distacco. Applausi, non si sa se per il distacco del braccio o perché si intuiva che, da lì a poco, saremmo ritornati tutti sulla terra ferma. Alcuni, dopo sei ore e mezza, sembravano «usciti» dal deserto del Sahara: abbronzati come i calamari. Un cameraman riprendeva le interviste di rito a petto nudo. All’ombra, ci stavano quasi 40 gradi. Qualcuno suggerisce di trasbordare i giornalisti coi cameraman su una più veloce motovedetta. Tutti annuiscono. Anche i giornalisti. Saliamo sulla motovedetta. Erano le 13,30. Si ritorna a casa, finalmente. La parodia di un leone finto fa ridere i giornalisti, fra una battuta e un avviso ai naviganti.

Ore 14. E’ tutto finito. Il prossimo distacco, alla prossima nave «arrugginita». Molto probabilmente fra 21 anni, giorno più giorno meno. Ritorniamo a casa. Verrebbe voglia di baciare a terra, come il Papa. Bellissima esperienza, non c’è che dire. La prossima volta, però, mi porto la crema da sole.