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POZZALLO - 05/03/2015
Cronache - Intanto è stato arrestato lo scafista dell’ultimo sbarco

Troppa violenza sui migranti disperati: morta una bimba

Le vittime annegate sarebbero una cinquantina
Foto CorrierediRagusa.it

Animi scossi dopo lo sbarco di di 183 migranti sulla banchina di riva del porto. Sono quelli dei volontari di «Medici Senza Frontiere», l´onlus che, dall´inizio dell´anno, ha piazzato le proprie tende a ridosso del centro di prima accoglienza, nel difficile compito di dare assistenza a quanti stanno male fisicamente e non solo. L´altro giorno, la coordinatrice di Msf in Sicilia, Chiara Montaldo, ha messo online sul proprio profilo Twitter la foto dell´intervento che ha subito il giovane Abubakar (foto), salvatosi dai colpi di fucile che un trafficante di vite libico gli aveva riservato e poi giunto a Pozzallo lo scorso metà febbraio con una gamba crivellata dai proiettili. Ha detto Abubakar: "A Tripoli mi hanno sparato per derubarmi. Poi sono salito sulla barca". Alle poche parole del migrante postate sul social network, anche la foto con diversi punti di sutura, segno indubitabile della ferocia diegli aguzzini libici.

La Montaldo, poi, ha voluto rimarcare quante difficoltà emergono nella gestione dei migranti salvati in acque internazionali. "Non è possibile che la vita di centinaia di persone dipenda da mercantili, imbarcazioni private, petroliere che passano di lì quasi per caso - ha riferito la Montaldo - La violenza ormai cronica nei paesi d’origine non diminuirà e migliaia di persone continueranno a fuggire in cerca di protezione. Servono serie misure a lungo termine per garantire vie legali e sicure verso l’Europa. Fino ad allora, le operazioni di ricerca e soccorso in mare devono riprendere. A causa delle politiche restrittive sul controllo delle frontiere da parte degli stati membri dell’UE, la via del mare è l’unica alternativa possibile per migliaia di persone in fuga per sopravvivere. Msf chiede all’Unione Europea di rivedere le proprie politiche sulla migrazione e il controllo delle frontiere e chiede all’Italia, come agli altri stati membri, di assumersi le proprie responsabilità per affrontare la situazione – ha concluso la Montaldo - ed evitare morti inutili".

Intanto, l´attività investigativa degli inquirenti dopo lo sbarco di mercoledì non conosce sosta. Un uomo è finito in manette grazie alle testimonianze degli immigrati. Si tratta di Calo Boye, 21 anni, indicato come il timoniere di uno dei due gommoni partiti fianco a fianco dalla Libia con a bordo rispettivamente 94 e 89 persone, poi separatisi e infine soccorsi entrambi dalla petroliera «Conti Agulhas». Gli organizzatori della traversata hanno incassato circa 50 mila dollari a gommone. Boye deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata all´immigrazione clandestina e aggravata dall´elevato numero dei profughi trasportati, dall´averli esposti a pericolo per la loro vita e incolumità, e dall´averle sottoposte a un trattamento inumano e degradante.

Tra i migranti giunti cadaveri sulle coste siciliane c´era pure una bambina.
E le vittime non sarebbero 10, come ipotizzato in un primo momento, ma addirittura circa 50. Lo afferma Flavio Di Giacomo, portavoce dell´Organizzazione internazionale delle migrazioni in Italia. Il dato emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti. I 150 migranti coinvolti nell´incidente erano a bordo di un´imbarcazione che si è ribaltata poco prima dell´arrivo dei soccorritori. I migranti sarebbero tutti caduti in acqua: la maggior parte è stata tratta in salvo e 10 cadaveri sono stati recuperati, ma circa 40 persone mancherebbero all´appello.

Molti dei migranti coinvolti nell´ incidente sono eritrei e sudanesi. L´imbarcazione sulla quale si trovavano era di legno. "Le persone morte o disperse nel Canale di Sicilia dall´ inizio dell´anno sono già più di 400, un´enormità in solo due mesi. Quest´anno le traversate sono ancora più tragiche, sia a causa del maltempo sia delle imbarcazioni sempre più fatiscenti che i trafficanti fanno utilizzare ai migranti" conclude Di Giacomo.