Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1020
POZZALLO - 24/02/2015
Cronache - La procura di Palermo che sta indagando non esclude nessuna ipotesi

Gasdotto Gela obiettivo terroristi Isis?

Pietro Carosia, comandante della capitaneria di porto di Gela, aveva dichiarato che, da due mesi circa, tre motovedette della Guardia costiera pattugliano, per 8 ore al giorno, le piattaforme petrolifere Foto Corrierediragusa.it

Mentre la procura di Palermo indaga per accertare se qualche terrorista dell´Isis sia già transitato da Pozzallo, e, più in generale, dalla Sicilia, giungono dalla Libia notizie sempre più destabilizzanti su possibili attacchi. Nei giorni scorsi si è ampiamente discusso sull´indiscrezione che le piattaforme petrolifere al largo delle coste iblee siano divenute oggetto degli "appetiti" dei fondamentalisti della Jihad. In queste ore, invece, l´obiettivo «numero uno» prefissato dai fedeli del nuovo Califfato pare sia il gasdotto che dalla Libia arriva fino a Gela. Su un account Twitter legato a Jihadisti libici, difatti, sono ben visibili due foto inquietanti: la prima con un esponente dell´Isis armato che guarda il Colosseo in macerie e colonne in fumo, nell´altra una mappa in cui viene tracciato un gasdotto Greenstream, sito a poche miglia, in mare, nei pressi della città di Gela.

Quello di Gela è uno dei più importanti punti di riferimento energetico dell´Italia, il «terminale di ricevimento» da dove transitano «10 miliardi di metri cubi di gas ogni anno» (fonte: sito ufficiale dell´Eni Italia). "Le onde ancora ci separano - si legge nel testo scritto in arabo - ma il Mediterraneo è un mare piccolo e ogni vostro stupido passo incendierà tutto. Italiani, Attenti". Non solo: "La vostra gente si scalda con gas libico – è scritto sull´account Twitter - le vostre fabbriche e le vostro auto vanno con il nostro petrolio".

Qualche settimana addietro, Pietro Carosia, comandante della capitaneria di porto di Gela, aveva dichiarato che, da due mesi circa, tre motovedette della Guardia costiera pattugliano, per 8 ore al giorno, le piattaforme petrolifere al largo del canale di Sicilia. Gli uomini al servizio del comandante Carosia vigilano armati le piattaforme «Gela» e «Perla», mentre per la «Prezioso» contano sulla collaborazione della Guardia costiera di Licata e della «Vega» si occupa la Capitaneria di porto di Pozzallo. E anche il comandante del commissariato di Gela, Francesco Marino, ha asserito di aver ricevuto direttive sia dal questore che dal prefetto di Caltanissetta al fine di rafforzare i servizi di controllo soprattutto in mare. Prevenire, verrebbe da dire in questi casi, è sempre meglio che farsi trovare impreparati.

In questo quadro poco roseo che raffigura la situazione del Paese post Gheddafi, i siti di produzione del gas Eni sono sempre più a rischio e, di conseguenza, i rifornimenti verso il nostro Paese. Colpire i nostri interessi economici e mettere l´Italia ancora di più in difficoltà sembra essere l´obiettivo dei vertici del Califfato. L’Isis sta avanzando nel territorio dove si trova l’80 per cento delle riserve da sfruttare, ovvero nel golfo di Sirte. Non dovrebbe essere difficile per le truppe fondamentaliste impadronirsi di un vero e proprio tesoro che metterebbe in difficoltà l’Italia e finanzierebbe la loro guerra per creare uno Stato Islamico.

Anche il turismo da crociera ne risentirebbe. La maggior parte delle compagnie navali deciderà di cambiare le rotte dei viaggi. Transitare da quelle zone, infatti, sarebbe un rischio senza senso.