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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1405
POZZALLO - 03/02/2015
Cronache - La conferma giunge dal comandante della Capitaneria di Gela Pietro Carosia

Rischio terrorismo contro le piattaforme petrolifere?

A vigilare sulle piattaforme ci sono le motovedette delle capitanerie di Pozzallo, Gela e Licata Foto Corrierediragusa.it

Una nuova minaccia terroristica impaurisce la Sicilia. Obiettivo dell´organizzazione criminale dell´Isis sarebbero le piattaforme petrolifere che distano a poche miglia dalle coste siciliane. La conferma giunge dal comandante della Capitaneria di Gela Pietro Carosia (foto). "Abbiamo ricevuto un´ordinanza antiterrorismo - conferma il comandante – ed antintrusione. In ogni caso, esiste già l´ordinanza che obbliga alla distanza di mezzo miglio dalle piattaforme. Per cui noi interveniamo a seconda del rischio. Oggi si chiama Isis, ieri si chiamava Al Qaeda". A vigilare sulle piattaforme, da alcune settimane, ci sono le motovedette delle capitanerie di Pozzallo, Gela e Licata. Quattro le piattaforme controllate, fra cui la «Vega A», a dodici miglia dalla città di Pozzallo. Piattaforme che restano un bersaglio statico e, quindi, facilmente raggiungibile. Il pericolo resta, comunque, l’incapacità di prevenire e l’impossibilità di individuare i possibili obiettivi. Perché è vero che l’attentato di Parigi è stato pianificato da tempo e organizzato con tecnica militare, ma l’appello dei terroristi che si trovano in Iraq e in Siria (trasmesso attraverso video e messaggi su televisioni e internet) ai combattenti in Occidente è quello di «uccidere gli infedeli, entrare in azione dove e come si può» e quindi «investire, sparare, decapitare» perché la jihad è una guerra da affrontare quotidianamente. L´allerta resta alta e l´ordine di intervenire a difesa delle piattaforme arriverebbe nel momento in cui la vicenda dovesse prendere una brutta piega.

Altro tema delicato, l´arrivo di migliaia di profughi in Sicilia. Quasi 26 mila migranti hanno toccato terra a Pozzallo, la maggior parte dei quali hanno riferito alle forze dell´ordine di voler lasciare la Sicilia per raggiungere il nord Europa. Molti, però, sono stati espulsi e messi alla porta, davanti il cancello del Cpa, sito al porto. Di questi, molti non hanno lasciato traccia nel territorio e non hanno lasciato l´Italia così com´è scritto nel decreto di espulsione firmato dal questore di Ragusa. Che fine hanno fatto tutte queste persone che sono state letteralmente abbandonate?

Anche se si tratta di profughi, con molte donne e bambini, il nostro governo sta comunque cercando di capire se vi siano degli infiltrati. Lo scorso metà dicembre, la Procura della Repubblica di Palermo ha avviato un´inchiesta su possibili infiltrati del «nuovo» Califfato. L´inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Gery Ferrara, si concentra sull´ingresso a Pozzallo ed Augusta di siriani, libici ed egiziani già addestrati e pronti a colpire. Sarebbero stati tre i responsabili, possibili jihadisti, con nome e cognome già individuati, ma chissà quanti hanno messo piede in Italia e portato con sé odio e terrore.


aLLERTA
04/02/2015 | 18.11.58
pozzallese

Ora si aspetta che le navi della Marina Militare smettessero di fare i traghetti e cominciassero a prendere seriamente la minaccia sorvegliando le coste siciliane pronti a intervenire...