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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 1223
POZZALLO - 18/01/2015
Cronache - Il primo sbarco del 2015, ma la struttura è chiusa per manutenzione

Migranti abbandonati e Cpa sotto inchiesta

Una commissione d’inchiesta parlamentare sui Cie e sui Cara vedrà la luce fra qualche giorno grazie al lavoro della parlamentare ragusana Marialucia Lorefice
Foto CorrierediRagusa.it

Ore 16, cancelli del centro di prima accoglienza del porto di Pozzallo: 33 persone, di sedicente nazionalità marocchina, vengono espulsi dal centro e dovranno entro 7 giorni raggiungere l´aeroporto di Fiumicino dove dovranno salire a bordo di un aereo che li riporterà in patria. Ogni migrante ha in mano un documento di espulsione firmato dal Questore di Ragusa, Giuseppe Gammino. Ogni migrante dovrà raggiungere la Capitale entro 7 giorni, non si sa bene come. "Non abbiamo un dollaro in tasca – dice un migrante – Non sappiamo dove dormiremo stanotte. Abbiamo chiesto di dormire al centro, ma ci hanno detto di no. Siamo soli e abbandonati". Sono stati gli agenti dell´ufficio immigrazione della Questura a consegnare i documenti ai marocchini. Le 33 persone sono state rifocillate a mezzogiorno ma, causa chiusura del centro di prima accoglienza, hanno dovuto lasciare la struttura a piedi. Molti di loro non conoscono né la lingua italiana né quella inglese.

Intanto, a mezzanotte fra venerdì e sabato, si è concluso il primo sbarco del 2015 con ben 242 persone (230 uomini, 6 donne e 6 minori) giunte sulla banchina commerciale del porto. Di queste, 209 sono partiti verso centri di accoglienza fuori dal territorio della Sicilia. I migranti sono originari del Marocco, Gambia, Siria, Senegal e del Mali. I migranti sono scesi dalla nave «Peluso» della Guardia Costiera. I nuovi arrivati sono stati prelevati a largo delle coste libiche (ma «Mare Nostrum» non era finito? Ndr) e portati in salvo in Sicilia. Cinque i pullman utilizzati al porto, cinque le destinazioni dove sono stati trasferiti i migranti: Ancona, Bari, Perugia, L´Aquila e Firenze.

I 33 migranti ospiti nella mattinata dentro il Cpa hanno trovato la struttura senza acqua calda, visto che il boiler che è stato ordinato dalla Prefettura di Ragusa nei primi giorni di gennaio deve ancora arrivare. Martedì prossimo, invece, è previsto un incontro in Prefettura fra l´amministrazione comunale e lo stesso prefetto, Annunziato Vardè, per trovare una soluzione rapida che porti al bando triennale e una nuova rinnovata gestione del centro, dopo gli «scandali» dell´inchiesta che sta portando ancora avanti la Guardia di Finanza di Ragusa su disposizione della Procura di Ragusa. Nessun avviso è stato spiccato, ci tiene a precisare la Procura di Ragusa, perché pare che il filone investigativo non sia concluso. Chi, invece, tiene a precisare di non aver nulla a che fare con l´inchiesta è la ditta che, fino al 31 gennaio (salvo future proroghe), gestirà il Cpa, la «Luoghi Comuni» di Acireale. "Il consorzio Gruppo Luoghi Comuni a scanso di equivoci futuri e per maggiore chiarezza, ribadisce la propria totale estraneità ai fatti in questione", sottolinea in una nota l´ente che ha preso in gestione il centro da inizio dicembre, periodo successivo a quello sotto indagine.

Infine, una commissione d´inchiesta parlamentare sui Cie e sui Cara vedrà la luce fra qualche giorno grazie al lavoro della parlamentare ragusana Marialucia Lorefice (Movimento 5 Stelle) assieme ad altri due portavoce, Vega Colonnese e Giuseppe Brescia. Grazie all’attività di tale commissione, potranno essere approfonditi con ulteriore incisività tutti quei profili di criticità certi o presunti del sistema dell´accoglienza nel nostro Paese. "Il Movimento 5 Stelle – dice la deputata ragusana - continuerà a fare segnalazioni alla prefettura di Ragusa ed a tutte le altre prefetture del territorio siciliano, così come facciamo da ormai due anni a questa parte, continueremo a chiedere interventi concreti ed useremo tutti gli strumenti legislativi a disposizione per contenere il più possibile probabili infiltrazioni nel sistema assai remunerativo dei centri di accoglienza. Per scardinare questo sistema affaristico – conclude la Lorefice – è necessaria però la collaborazione di tutti i livelli istituzionali, con particolare riferimento a quelli territoriali".

Nella foto alcuni marocchini chiedono soldi e un passaggio in auto all´uscita del Cpa, sulla strada per il porto